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“Ti prego Dio, liberami da quest’inferno di fatica” secondo la leggenda sono le parole  pronunciate da Maurice Garin il 18 aprile del 1897. Stava correndo la seconda edizione della Parigi-Roubaix e mancavano pochi chilometri al traguardo: il valdostano era ormai esausto dopo la lunghissima fuga e da quel giorno la corsa del pavè prese il nome “L’Inferno del nord”.

roub1La prima edizione si corse l’anno precedente  e vide vincitore un signore tedesco, un certo Josef Fisher che poi finì quasi nel dimenticatoio del ciclismo e non si sa perché, forse perché tedesco (e ai francesi non andava molto a genio). I fondatori della corsa, Theodore Vienne e Maurie Perez, ebbero non pochi problemi con i rappresentanti della chiesa locale, perché il parroco non era d’accordo sul fatto che la corsa si svolgesse il giorno di Pasqua: per questo motivo, la Roubaix venne rinviata due domeniche più tardi. Quella fu l’edizione più lunga della storia, poiché Fisher percorse i 280 chilometri in 9 ore e 17 minuti a 30,162 di media.
L’edizione più veloce invece fu quella del 2012: Tom Boonen vinse registrando una media di 43,476 chilometri orari. Lo stesso Boonen con quattro vittorie detiene assieme De Vlaeminck il record di successi.
Albert Champion fu il più giovane vincitore, e si aggiudicò la quarta edizione a soli vent’anni. Gilbert Duclos Lassalle nel 1993, invece, fu il più corridore più maturo di quelli che conquistarono il velodromo: con i suoi 38 anni 7 mesi e 22 giorni, quel giorno fu protagonista di una volata mozzafiato e per soli 8 centimetri battè Franco Ballerini.
La Parigi Roubaix in 110 edizioni ha regalato agli appassionati forti emozioni, pietre, fango, polvere, cadute, miti che crollarono, altri che si esaltano, ma l’edizione del 1950 forse fu quella che consacrò una figura che a tratti sembrava addirittura disumana, se confrontata con gli altri poveri terrestri.  Era il 9 aprile  1950, si partiva da Saint Denis, un paesino del dipartimento della Senna, regione caratterizzata dalle frequenti piogge. Anche quel giorno, come prevedibile, l’acqua veniva giù a  dirotto. Tutto regolare fino a Doullens, quando lo spagnolo Moujica scattò con Coppi alla ruota. I due furono poi raggiunti da Mahé, Magni, Sciardis e Diot. Mahé e Mujica l’anno precedente furono protagonisti di pasticcio all’arrivo, nel quale era coinvolto l’altro Coppi, il fratello Serse, ma questa è un’altra storia.
coppi2Tornando all’edizione del 1950, Fausto Coppi il giorno prima aveva confidato telefonicamente a Gianni Brera che l’unica cosa da evitare, sarebbe stata quella di portare i belgi in carrozza all’arrivo, in quanto  troppo veloci in caso di volata.
Nel frattempo erano in fuga un drappello di 28 corridori. Gino Sciardis e Maurice Diot andarono in avanscoperta, e qui si concretizzò il piano di battaglia di Coppi. Il fido Oreste Conte svuotò le sue tasche in quelle del capitano: tartine di riso e panini col miele. Arrivati al rifornimento di Arras tutti si fermarono a rifocillarsi. Tranne Coppi: quando gli altri accostarono, lui accelerò. Con un 52×15 andò riprendere Sciardis e Diot.
Una volta raggiunti, narra la leggenda, Coppi si mise  davanti ai due, pedalando e cominciando a magiare le tartine che aveva in tasca: poi una banana, mentre i compagni di fuga cominciavano a dare i primi segni di stanchezza. Una volta rifocillato, Fausto avrebbe estratto dalla tasca un pettinino d’osso e, sistemandosi i capelli, si girò verso gli altri dicendo: «E adesso andiamo».
All’udire ciò, Sciardis disperato e spaventato, si sfilò dai due avversari facendosi riprendere dal gruppo. L’altro superstite, Diot, rimase con Coppi, ma senza collaborare, perché avrebbe voluto favorire il rientro del suo capitano, Van Steenbergen. Diot, come confermò agli stesso, non aveva nemmeno la forza di dare cambi. A 45 km dall’arrivo, Fausto si voltò verso l’avversario, lo guardò e ripartì con una progressione mostruosa, lasciandolo sul posto: alla Cancellara, pensando ai nostri tempi…  Coppi entrò solitario nel velodromo di Roubaix e Maurice Diot arrivò dopo due minuti abbondanti, seguito da Magni e Coste. Il secondo classificato disse alla stampa: «Je suis bien content d’avoir gagnè Paris-Roubaix», ovvero sono ben contento di averla vinta.
paris roubaix 333099«Ma come, vinta?» Gli chiedono i giornalisti, pensando “questo è ancora sotto choc per la cotta”. Macché, spiegò Diot: «Coppi est hors concours». Coppi era fuori concorso.

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