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Luca Guercilena festeggia sul bus della squadra, con Fabian Cancellara. Le foto sono gentilmente concesse dalla grande fotografa americana Emily Maye

di Luca Guercilena*

Non l’ho vissuta in ammiraglia, la Pasqua nelle Fiandre: dopo la riunione del sabato con la squadra, dopo la partenza da Bruges, me ne sono andato a Oudenaarde con il bus della squadra. Ad aspettare Fabian. Con la tensione che saliva ogni minuto di più: nell’ultimo quarto d’ora, con Cancellara all’attacco, credo di aver fatto almeno dieci chilometri a piedi, attorno al pullman della RadioShack, in piena tensione.

02042013-cancellara3Poi tutto si è sciolto, dopo il traguardo, un abbraccio e un grazie. Non servivano molte parole in più. L’abbiamo aspettato sull’autobus, tutta la squadra, e domenica sera abbiamo festeggiato. Con semplicità e allegria.

Fabian ha vinto il Fiandre costruendolo giorno per giorno, da gennaio. Con me e gli altri tecnici, con i compagni di squadra. La prima volta che incontrai Fabian, nella mia vita, era a un pranzo di una quindicina d’anni fa. Cancellara era un ragazzino svizzero che sarebbe dovuto entrare a far parte di un progetto, quello della Mapei giovani: ero con Aldo Sassi, a quell’incontro. E mi ricorderò sempre la serenità di Fabian, la sua quasi spensieratezza nel costruire gli obiettivi. Già allora parlava di classiche di cronometro: determinato e sereno.

Oggi è un padre di famiglia, è un uomo maturo, ma non ha mai perso quella serenità. E quando tutta la squadra, dai gregari ai massaggiatori vedono uno così, che arriva al Fiandre in totale sicurezza e consapevolezza di poter vincere, ognuno è più motivato. Ma, come detto, il suo progetto comincia molti mesi prima: a gennaio ha cominciato, con noi della squadra, a parlare con i compagni, a confrontarsi con loro per poter scegliere i ragazzi più adatti per scortarlo sul pavé. La nostra è una squadra già rodata, esperta: quest’anno abbiamo inserito due altri uomini di spessore come Hondo e Devolder. E sono stati loro le rivelazioni. Fabian si è confrontato molto con loro, sempre a gennaio. Poi, quando il progetto è partito, i meccanismi hanno cominciato a funzionare come automaticamente.

Mi ha sorpreso molto Devolder, domenica scorsa: uno come lui, che ha vinto due volte la Ronde, ha saputo mettersi al servizio del capitano. Per anni è stato avversario di Cancellara, ora ha saputo fare il gregario alla grande. Sembra facile, ma non lo è: allenarsi, fare sacrifici per mesi, sapendo di dover aiutare un altro. Arrivare al top della condizione al momento giusto, ma non per sé, per un compagno di squadra: è davvero difficile. E Devolder lo ha fatto.

Motivare la squadra, è stato il mio compito: perché la stampa e gli avversari, forse per metterci pressione, avevano più volte detto ai giornalisti che Cancellara aveva una squadra debole, inferiore rispetto alle altre.

Alla riunione del sabato sera, prima di correre il Fiandre, è stato Fabian per primo a infondere fiducia ai ragazzi: e quando un leader parla così, per tutti gli altri la motivazioni salgono. Tantissimo.

Anche domenica prossima, sul pavé della Roubaix, Cancellara se la giocherà alla grande: e noi della squadra abbiamo un altro impegno, ma consapevoli di saper fare davvero bene il nostro lavoro.

02042013-cancellara2Con  Fabian, nei giorni primi del Fiandre, ho curato alcuni dettagli che poi si sono rivelati importanti: nell’ultima settimana, da grande professionista si è concentrato sulle sue sensazioni. Volevamo simulare quello scatto sul Paterberg, provarlo e riprovarlo. Ma nelle Fiandre pioveva sempre, troppo freddo. E allora siamo volati a Benidorm, in Spagna, dove abbiamo trovato una salita molto simile a quel muro fiammingo: e Fabian ha testato e simulato ogni dettaglio di quello scatto, micidiale. La Roubaix avrà meno segreti, ma Fabian la sente molto. Tra noi c’è amicizia, fiducia e rispetto.  Ha saputo superare momenti complicati, dopo lo scorso anno, quando avevamo raccolto sconfitte e incidenti. Con calma, bisogna lavorare sulla motivazione mentale. Poi, il resto ce lo mette lui: che è un fuoriclasse.

Lui e il pavé sembrano in simbiosi: per Cancellara, quasi, non c’è differenza tra pedalare sull’asfalto e pedalare sulle pietre. Madre natura gli ha dato alcune doti, lui le sa sfruttare da campione. L’Arenberg, il Kwaremont, tra Francia e Belgio: quello è il suo habitat naturale. Poi, per legge fisica, portare i suoi 85 chili sulle salite di venti chilometri è una sofferenza: normale, anche Fabian se ne è fatto una ragione. Ma sul pavé è un’altra cosa.

Un’altra settimana con Fabian… Sul traguardo di Oudenaarde, con il suo gesto verso il cielo e il segno della croce, Cancellara ha ringraziato qualcuno più in alto, ricordando anche la sua religiosità in un giorno importante come la Pasqua. In pochi l’hanno notato, i fotografi magari si sono concentrati su altri episodi più coloriti. Fabian vive la spiritualità come un aspetto famigliare: per lui la famiglia è davvero fondamentale. Il nostro lavoro ci porta spesso lontano dai nostri cari nei giorni più importanti: Fabian questo non lo dimentica mai, è sempre riconoscente a chi gli sta attorno.

E anche nei nostri confronti, da ragazzo era forse più allegro, era uno che faceva anche casino. Oggi, da padre è più maturo, ma sa sempre come stemperare la tensione e, quando è il momento, recuperare la concentrazione e motivare una squadra.

*Luca Guercilena è il team manager della RadioShack capitanata da Fabian Cancellara. Allenatore e preparatore atletico per anni al centro Mapei di Castellanza (Va), Luca fu tra i primi preparatori di Cancellara già agli inizi della sua carriera professionistica.

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2 Responses

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