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Foto di Guido Rubino, testo di Lorenzo Franzetti

Cento anni fa, Paul Demain vinceva una corsa in bicicletta che sembrava una follia, un’idea bizzarra di Karel Van Wijnendaele, giornalista dello Sportwereld: 330 km attraverso le Fiandre, toccando tutte le città principali. Trentasette corridori al via, un flop: tutto faceva sembrare, quella corsa, una sfida di provincia, tra corridori locali.

Oggi la Ronde Van Vlaanderen è il simbolo di un popolo, il popolo fiammingo: il ciclismo è un motivo di orgoglio, il Giro delle Fiandre è il giorno dei giorni. Per un milione di persone, gente che ha imparato a pedalare sotto la pioggia e su strade di campagna, in pavé: stesse condizioni che vedranno al via, domenica, i migliori corridori del mondo. Per l’edizione numero 100 della corsa inventata da Karel Van Wijnendaele.

La gente vive l’attesa come ci si prepara alle feste solenni: con in più, un po’ di apprensione, con il cuore che batte per i campioni locali. Uno su tutti: Tom Boonen. Un ragazzo che fa palpitare i cuori di molte donne, tra Bruges e Anversa, l’idolo di migliaia di bambini, l’orgoglio di padri e suoi coetanei che avrebbero voluto diventare grandi ciclisti, ma il destino ha scelto per loro.

Tom Boonen mette in apprensione, anche perché nell’edizione numero 100 non parte come favorito: i corridori più in forma sono altri, lo slovacco Peter Sagan e lo svizzero Fabian Cancellara. Ma la Ronde è una gara speciale per molti, mai escludere sorprese, perché sul pavé si scuote l’orgoglio di molti corridori. Una regione in attesa, con i piedi ancora nell’inverno,: una stagione che, quest’anno, sembra interminabile. La festa di domenica, giorno di Pasqua, sarà quasi una liberazione.

Info: www.rvv.be

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