nas

Dalla Toscana al resto d’Italia, l’ennesima indagine, un film già visto, anzi no, sempre peggio: alcuni cicloamatori e le loro famiglie coinvolte, un bel gruppo di idioti che finisce sulle pagine di cronaca nera di tutti i quotidiani. Ancora una volta la cronaca nera, i delinquinenti, associati al ciclismo. Doping e dintorni, uguale ciclismo: si finisce sempre lì. La conseguenza più indisponente è l’inevitabile fiume di polemiche e giudizi che vanno a danneggiare un movimento che, invece, è tutt’altro che un’associazione a delinquere. Facebook e gli altri social network offrono il peggio, in questi casi: parlare e scrivere a vanvera sono tentazioni a cui difficilmente si rinuncia. Sulle biciclette, invece, si costruiscono piccole rivoluzioni silenziose, sulle biciclette si scrivono migliaia di storia, centinaia di migliaia di storie e passioni genuine, quelle che cycle ha da poco cominciato a raccontare.

Il ciclismo è il giovane Salvatore, alla periferia degradata di Napoli: stamattina ha partecipato alla sua prima corsa ciclistica, lui 15 anni e mille speranze per una vita migliore. Il ciclismo è il suo coetaneo Paolo, di Varese, che sempre oggi, ha partecipato anch’egli alla sua prima corsa, la Varese-Angera, per allievi, una gara storica: nella pioggia, clima da classiche, per ragazzini di 15 anni. Il ciclismo è Juliana, che ha appena finito il giro del mondo in bicicletta per la sua personale protesta contro la violenza. Il ciclismo è Simone, che nella periferia di Milano, oggi ha appena terminato la sua scatto fisso: costruita con le sue mani. Il ciclismo è il sindaco di Napoli, De Magistris, che con una pista ciclabile sta provando a cambiare la sua città. Il ciclismo è anche Peter, Fabian, Tom che fanno tremare le pietre del Nord, alla Gand-Wevelgem. Il ciclismo è Marianne Vos che si sta preparando a conquistare l’ennesima vittoria. Il ciclismo è Elisa, quindici anni, che vede la Vos come una leggenda e proverà a imitarla. Il ciclismo è un gruppo di mille corridori, che è partito presto, stamane, e sta vivendo una domenica da granfondista, fatta si sorrisi, di fatica condivisa, di scherzi e di amicizia.

Il ciclismo è fatto da svariate decine di migliaia di persone con le loro storie, tutte meravigliose: la bicicletta e la sua rivoluzione silenziosa non c’entrano nulla con gli idioti che si dopano. Offendere il più variegato e multicolore popolo che sta cambiando le abitudini di un paese è inaccettabile: il ciclismo uguale a doping non è ciclismo. E a chi parla o scrive a vanvera posso solo consigliare di farsi, prima, un bel giro in bicicletta: il mondo, dal sellino, ci sembrerà certamente migliore. Non è la prima volta, purtroppo, che scrivo a margine di tristi episodi, non sarà nemmeno l’ultima: ma il ciclismo è ben altro.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.