di Stefania Pianigiani (foto di Stefania Pianigiani e Guido Rubino)

Siena, il Palio, le Strade Bianche. Storia antica e moderna figlia di una stessa identità. Siena è la protagonista delle Strade Bianche ma è anche e soprattutto la città del Palio. Le contrade sopravvivono dal suo antico ordinamento. Non semplici divisioni territoriali della città, ma corporazioni attive che ancora oggi sono la testimonianza vera e reale che Siena è una città che c’era e che ancora energicamente esiste.

Ogni Palio è diverso dagli altri e irripetibile. Il modo di sentirlo, di viverlo, è differente. Come per una corsa ciclistica. Ma ad una corsa si assiste, a volte un po’ passivamente. Si sta sul ciglio della strada ad aspettare che passi il gruppo per gridare e incoraggiare. Si cerca il campione del momento con gli occhi che bruciano per la nuvola bianca sollevata dall’ammiraglia che passa sgommando per aggrapparsi alle strade ripide a sterro del Monte Sante Marie.

Il Palio invece è dentro l’animo dei senesi dalla nascita. Una Contrada non si “tifa”. Guai a dirlo ad un contradaiolo. Di una Contrada si è. E non si scappa.

Nel Palio tutto diventa esaltazione dell’animo: i cavalli, i canti, i colori, la folla. Suoni che scandiscono le giornate dalla mattina alla notte e che il senese conosce a memoria come un’antica poesia. Il rumore degli zoccoli del cavallo mentre il popolo contradaiolo lo porta in piazza prima delle prove. I canti accompagnati dai tamburi, a scherno della contrada avversaria che scaldano gli animi e infiammano i cuori. Balzani, furiosi, taglienti, rissosi. Così sono gli abitanti di questa città. Il Palio è qualcosa di diverso. È “il Palio”, appunto, niente tifo, solo appartenenza. Un’altra storia.

Ma Siena vive e rinasce anche nelle strade bianche, lotta contro gli scandali che la travolgono e ne sporcano il nome. La polvere imbianca pedali e animi, ma copre anche l’avidità di chi senza rispetto ha strappato alla storia l’energia di una città che lotta per riprendersi ciò che si merita. Patria di grandi uomini e di idee che ha superato nei secoli sventure, guerre, faide, tradimenti. Ferite che sanguinano anche oggi, ma che si rimarginano anche con eventi come questi. Ciclistici, finalmente fatti di una corsa che torna al sapore di una sfida che si rinnova con primo e secondo all’arrivo che non fanno cinquant’anni se li metti insieme.

E Siena si entusiasma in questi ciclisti che si mettono alla prova con percorsi che tagliano come lame le colline maligne delle Crete Senesi. Si celebra nella polvere delle strade sterrate che il sole rende aride e ostili e che la pioggia trasforma in sentieri di fango da lavare via a fine corsa, come la fatica. Con uno sforzo immenso su per le salite che qui in Toscana sono la gioia dei turisti che si fermano per fare una fotografia, ma fatica per chi si mette in gioco in sella ad una bicicletta. Il sudore dei corridori è sempre vero, da quando stacchi il gruppo che diventa un nugolo informe dietro di te. E intorno un vocio confuso urla la sua inaspettata coinvolgente partecipazione alla tua vittoria. Assoluta o personale. L’immagine fissata nella memoria è quella di un ciclismo giovane che cerca nel nuovo la propria rinascita. Come Siena.

Un evento che è più di una gara, realtà e sogno, è il simbolo perfetto per il ritorno di un mondo divenuto, attraverso la lenta deformazione dei secoli trascorsi, qualcosa di più di una corsa di una leggenda. Non è tanto la vittoria del più forte, quanto il fatto che per le strade bianche uomini, biciclette, sole, polvere, pietre, storia e poesia tutto si fonde e diventa vivo, unico amaro, dolce o esaltante. E l’indimenticabile sensazione diviene una parte di te. Questo è Palio, è ciclismo, è Siena.

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