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Foto Bettini

di Alberto Saibene

C’è qualcosa di verde nella primavera ciclistica. Non è certo la natura – mai visto un freddo così –  ma è una maglia, quella di Peter Sagan, il corridore che ha riacceso sopiti entusiasmi e ha sancito una tregua col ciclismo del doping e delle confessioni a puntate di Armstrong. Piace soprattutto la capacità di improvvisare, di sparigliare le carte nel ciclismo tattico e radiocomandato di oggi. Può andar bene (8 vittorie dall’inizio di questa stagione, tra cui, domenica scorsa, la sua prima “classica”, la Gand-Wevelgem), male (Milano-Sanremo, sorpreso in volata da Ciolek), o mettersi al servizio del compagno (Strade Bianche). Di certo non si mai cosa combinerà in corsa e, ancor più entusiasmante, non se ne conoscono i limiti. Forse non li conosce lui stesso.

intrepidoA me ha fatto tornare in mente Roger De Vlaeminck, il gitano di Eecklo, per l’astuzia di finisseur, l’abilità in volata pur non essendo un velocista puro, per la capacità di soffrire. Rapido ripasso del palmares di De Vlaeminck: 4 Parigi-Roubaix (“Mr Roubaix”), 3 Milano-Sanremo, 2 Giri di Lombardia,  una vittoria al Giro delle Fiandre, Freccia Vallone, Freccia Vallone, Parigi-Bruxelles. Vinse anche un Giro di Svizzera e fu quarto al Giro del 1975, con l’indimenticabile maglia della Brooklyn, conquistando sette tappe. Gli mancò il Mondiale. Nell’anno d’oro 1975 arrivò dietro a Kuiper.

Un bottino difficile da eguagliare, anche la metà sarebbe moltissimo, ma a suggerire l’analogia c’è anche il fatto che entrambi sono stati compagni di un Moser, di Francesco alla GIS De Vlaeminck, di Moreno oggi alla Cannondale Sagan. Altro punto in comune De Vlaeminck, sulle orme del fratello, fu campione del mondo di ciclocross, Sagan lo ha praticato in gioventù insieme alla mountain bike con ottimi risultati.

Speriamo che la primavera diventi finalmente tale e Sagan mantenga le promesse. I suoi duelli con Cancellara – la forza contro l’astuzia – fanno un gran bene al ciclismo.

 

Nota di redazione

L’entusiasmo di Alberto Saibene è anche quello della redazione. Sagan diverte con la sua classe e il suo estro. Per i paragoni, purtroppo, c’è tempo: anche perché, la sua squadra pare non voglia schierarlo alla Roubaix di quest’anno. “Gara troppo rischiosa” fanno sapere i dirigenti della Cannondale. I timori sono comprensibili, visto che il talento di Sagan vale tanto oro quanto pesa: e il corridore è atteso ad appuntamenti importantissimi per gli sponsor, al Giro di California e al Tour De France. Tuttavia, la scelta di non farlo correre nella leggenda, di salvaguardarlo dal pavé sta facendo discutere (e brontolare) gli appassionati e tifosi. Il paragone con De Vlaeminck, anche per questo motivo, è ancora prematuro.

 

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