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di Guido P. Rubino (foto GR)

Sarà che quando parli di biciclette a Roma arriva sempre quello che ti dice che sì, è bella, ma Roma mica è Milano. Ci sono le salite.
Come se a Milano tutti andassero in bici. A Milano, tutt’al più, trovi quello che ti dice che sì, la bicicletta è bella, ma ci sono le rotaie e ci ho già picchiato giù una volta.
E allora pensi che se cominciamo così non si pedala più.
Poi vai in fiera a Roma e incontri due romani che pedalano. Va bene che la fiera è quella delle bici e quindi due così li trovi per forza. In mezzo a tanti romani, qualcuno un po’ più matto ci sarà pure.

Sì, perché parlando coi romani, quelli che alla fiera delle bici passano affianco, per andare a vedere le moto, l’idea di una Roma in bicicletta è roba, nel migliore dei casi, un po’ naïf. Che sei matto?
– E perché?
– Perché ti arrotano!
– Va be’, ma stai attento, al più eviti le strade pericolose…

Convincere un romano ad andare in bici può sembrare un videogame. Ci sono livelli di difficoltà successivi. Vinci un livello e sei ad un altro challenging stage. E non sai quando finisce.
Che poi il romano motociclista è quello che la moto ce l’ha per passione ma il più delle volte con tanta missilistica stradale mica ci gira in pista. Il massimo della libidine è svegliarsi la domenica mattina presto, vedersi con altri tutti in tuta e scorrazzare sgasando fino a mangiarsi un panino sul Gran Sasso. E poi si torna, contenti e coi serbatoi da riempire perché domani la moto serve per quei 10 chilometri o anche meno che portano al lavoro.
– E la bici?
– A Roma ci sono i Sette Colli!

Ok che non è che te li devi fare tutti, altrimenti sarebbe una Liegi, ma ci sta che andare al lavoro puzzando di capra tutta la giornata per aver scalato il Ventoux del Pincio non sia proprio bello.
Poi però, incontri questi due. E ci riappendiamo a un po’ di righe fa.

09032013-IMG_9296Marco Di Nozzi e Antonio Napodano sono romani e non ci piove. Loro il problema della mobilità l’hanno risolto. E pure quello della crisi. In un modo solo: pedalando.
Brompton e Mobiky, e via a fare chilometri. Ci sono arrivati anche in fiera in bicicletta, e le loro pieghevoli se le tengono lì, accartocciate, fedeli come un trolley, comode come lo sgabello del pescatore. E si siedono pure un attimo nel giro tra gli stand. E da casa loro sono ventidue chilometri.
– Ma non puzzi di capra, non sei neanche sudato…
– Mica li ho fatti tutti in bici, ho preso la metro.

La metro?
Dindon, prima soluzione: nuovo livello. Una pieghevole che diventa un trolley consente anche di compensare rapidamente le difficoltà del percorso e magari sopperire ad un collegamento mancante o all’autobus che non passa. Pedali di più o di meno ma intanto la città diventa più corta. Da un mezzo pubblico all’altro c’è il tapis roulant della bici pieghevole. Oppure tra una pedalata e l’altra, c’è il tapis roulant del mezzo pubblico. Vedetela come vi pare, ma intanto è un modo che strizza pure l’occhio alla moda. Antonio è un tipo che l’amica bionda dopo che ci ha parlato ti confida: però, mica male uno così.

Il mondo cambia e a Roma il mondo ci passa. Roma non si scompone più di tanto, accetta le novità e pian piano le fa sue. Dimesso un Papa se ne fa un altro. Roma si adegua.

E se vedete uno con la Brompton appresso non pensate più che è un matto, pensate che è forte. E ve lo studiate pure un po’ perché: come funziona quella bici?
– Se piove ho pure l’impermeabile, dice Marco, ma preferisco salire su un autobus.

09032013-IMG_9304Venti e più chilometri così passano facili. A Roma spesso le distanze sono più lunghe dei fatidici cinque chilometri entro cui la bici conviene.
– E se c’è nonna da portare come faccio?
– Ma nonna pedala?
– Una volta sì, ma ora mica tanto, poi coi Sette Colli…

Non se n’esce mica: se uno non ha voglia di pedalare puoi anche spingerlo ma non cambia idea.
– Aspetta un attimo, a proposito di spingere: come fa ad andare così forte nonna lì?
– Ma è tua nonna?
– No, però potrebbe, ma hai visto come va? Ah, ma è una bici elettrica, eggrazziearca’…
– Aspetta che sto registrando: si dice “a pedalata assistita” altrimenti è un’altra cosa. Poi quella sai che fa? Quando freni ricarica la batteria, perché il motore diventa una dinamo
– Ma poi è pure gajarda…
– Be’, è marchiata Smart e ti costa un bel po’ meno dell’auto.

Dindon, seconda soluzione: ancora più su. La pedalata assistita. A Roma iniziano a vedersene. Il mercato migliora, finalmente si mettono d’accordo Sette Colli e ciclisti. E la città diventa un’altra volta più corta, anche senza caricare la bici sui mezzi pubblici (e no, questa non è proprio il caso, anche perché tra motore e batteria il peso non è proprio “da asporto”).

Però, a Bici@romaexpo, abbiamo visto che si può fare. E abbiamo pure visto tanti romani con voglia di pedalare (non solo con le gambe depilate). In giro per gli stand non c’erano solo esperti del settore, ma anche tanti curiosi, magari prestati dalle moto. Certo, se Fiera di Roma avesse fatto un po’ di pubblicità, ce ne sarebbero stati anche di più. Fare una fiera di moto e bici, riempendo la città di manifesti salvo dimenticarsi di pubblicizzare pure le bici. Be’, dimostra che di lavoro da fare ce n’è parecchio. Davvero. Ma vediamo il bicchiere mezzo pieno e siamo ottimisti. Altrimenti finisce con Game Over e non ce lo possiamo proprio permettere.

Tantissima gente all'apertura della fiera sabato e domenica. Soprattutto motociclisti...

Tantissima gente all’apertura della fiera sabato e domenica. Soprattutto motociclisti…

Bici da città, bici di stile. Roma vuole pedalare comoda, non solo a gambe depilate

Bici da città, bici di stile. Roma vuole pedalare comoda, non solo a gambe depilate (qui alcuni modelli di Rossignoli)

 

 

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