Quant’è cambiata la tecnologia delle biciclette negli anni? Abbiamo osservato, lentamente, una piccola rivoluzione. Dalle biciclette in acciaio ai materiali moderni. Ma è anche una questione di geometrie. La standardizzazione di molte produzioni in serie ha portato a eliminare personalizzazioni che davano un sapore diverso ai telai. Le biciclette sembravano “più uguali tra loro” rispetto a oggi dove le forme si susseguono in una ricerca geometrica a volte senza troppo senso. Però si lavorava sulle geometrie, dando caratteristiche diverse ai telai giocando su angoli e soluzioni ingegnose.

Il nuovo blog che parte è un punto di vista dall’interno di un’azienda che ha sempre lavorato in maniera artigianale. Un esempio fra tanti di ingegnosità. Ma un esempio che è conosciuto in tutto il mondo e ha scritto pagine di storia nel ciclismo. Cicli Daccordi, vicino Pisa” (GR).

movimento avanzato (1)Diciamoci la verità: qualche tempo fa c’era un po’ di conoscenza in più sui telai della bicicletta.
L’amatore, l’appassionato della bici da corsa, quando pensava al telaio della sua bici o della sua “Specialissima”, come la chiamavano in molti, si preoccupava innanzi tutto che fosse costruito in base alla proprie misure “al millimetro”.

Si parlava, dandogli massima importanza, dell’inclinazione del tubo verticale, che dava e dà tutt’ora, anche se pochi se lo ricordano, più comodità alla bicicletta oppure la rende più scattante. Ancora, ad essere attentamente esaminata era la lunghezza del carro posteriore, soprattutto da parte di quei ciclisti che cercavano la massima resa.

Un insieme di fattori, tra i quali la progressiva ed inesorabile delocalizzazione della produzione da parte di storiche case produttrici europee, l’emergere di numerosi nuovi marchi, il moltiplicarsi di modelli, hanno posto il consumatore-ciclista in sempre maggiore difficoltà nel comprendere che cosa sia veramente importante, oggi come ieri, in un mezzo tecnico come la bicicletta da competizione.

new griffe bianco-rosso stock (4)Il risultato di tale diffusa “confusione” è visibile nella circostanza che, ad oggi, tra gli appassionati di ciclismo, la discriminante “tecnica” per valutare la bontà di una bici rispetto ad un’altra si riduce molto spesso al solo peso.

Nel costante obiettivo di migliorare, nel 1990 abbiamo proposto un nostro brevetto sui telai in acciaio da corsa: una scatola movimento con l’innesto del tubo avanzato. Questo accorgimento permetteva di avere la ruota posteriore “più sotto”, come si dice in gergo ciclistico, ovvero di avere un carro posteriore più corto di circa 7 – 8 millimetri. Il carro posteriore di un telaio in acciaio, mediamente, è lungo sui 41 centimetri, mentre con questo sistema si raggiungevano quasi i 40. Anzi si raggiungono tutt’ora, visto che l’acciaio è tornato ad essere richiesto e che questi telai sono tutt’ora in produzione.

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