Foto di Fabrizio Tacchino

Foto di Fabrizio Tacchino

Di Marco Briata

Sabato pomeriggio mi arriva un sms dal professor Tacchino: “domani vieni a darmi una mano al rifornimento sul Turchino e poi Cipressa?”. Risposta immediata: “Certamente, spiegami solo quello che devo fare”. Finisco il mio giro in bici, ma la testa è già a domenica. Immagino il gruppo allungato sul Turchino, sogno di vedere in fuga Diego Rosa, il giovane neo-pro conosciuto qualche mese prima alla cena di battesimo della nostra nuova società “Uà cycling team”. Immagino di vedermi Nibali sparare sulla Cipressa. Le previsioni sono pessime, ma immagino la solita neve di marzo, tanto clamore per qualche fioccone che si spalma inutile e inerme sull’asfalto. Notte agitata. E’ da quando ho 6 anni che vedo la Sanremo, ancora mi ricordo quando a portarmi alla corsa era mio nonno per mano e poi mio zio. E poi negli ultimi anni sempre con mia moglie a consumare una specie di rito pagano.

Risveglio della domenica: freddo pungente, fuori nevica, niente bici. Allora un’oretta di rulli in garage leggendo le prime notizie dalla corsa sull’ipad in attesa di andare a vederli passare. Rapidamente le notizie si susseguono e si passa dal “sarà un passaggio leggendario con la neve sul Turchino” a “la corsa finirà a Ovada con neutralizzazione fino a Voltri”.

Chiamo il professore che mi conferma la seconda ipotesi. Porco cane, niente Turchino. Proprio quest’anno che dovevo passare le borracce. Ci si vede all’uscita dell’autostrada di Ovada dove è previsto l’arrivo dei corridori.

L’oretta di attesa vola veloce. La solita tensione anche se la corsa è già interrotta e devono solo fare trasferimento fino ai pullman. Arrivano i ragazzi della fuga e fra questi anche Diego Rosa. Incredibile, soli 24 anni, tre giorni prima non sapeva neppure di fare la Milano-Sanremo ed è entrato nella fuga di giornata. Le facce sono peste, labbra viola, occhi sconvolti dagli ultimi km di neve e freddo. Si fiondano sui pullman, noi possiamo guardare da fuori e fotografare tutti quelli che arrivano. Sagan sembra quello meno sconvolto dal freddo, sembra quasi divertirsi sulla neve. Un ragazzo della Europcar fa paura da quanto trema, lo prendono al volo mentre sta per cadere e lo buttano sull’ammiraglia. I meccanici sistemano bici, scarpe, catene, deragliatori. Per chi come noi non era mai stato così dentro una corsa sembra tutto nuovo e bellissimo. Io sembro un bambino in gita che guarda tutto curiosamente. Mia moglie scatta foto che neanche al mare. In breve si riparte, direzione Arenzano e poi Cipressa per il rifornimento. Siamo in 4 ovadesi: il “professur”, Attilia, la “signora” della Maratona delle Dolomiti (fatta più volte anche sul lungo. Si emoziona anche solo a parlarne); mia moglie ed io, il solito amatore che prende la bici ancora troppo sul serio.

In macchina il “professur” ci racconta di come hanno svestito e lavato i corridori, del loro freddo, di cosa hanno mangiato e un po’ si emoziona a pensare che in fuga c’è l’ennesimo frutto del suo lavoro e della sua passione.

Foto di Andrea Masucco

Foto di Andrea Masucco

Arenzano, il circo riapre i battenti. Ci muoviamo curiosi da un pullman all’altro. Ci godiamo Cavendish che si sistema la bici da solo e Boonen, un po’ fighetta, che fa l’intervista alla tv belga in pigiama. Paolini è gentilissimo e estremamente simpatico, quasi si vergogna di essere riconosciuto. Pellizzotti si sistema i guanti in lattice degli infermieri. Credevo di essere l’unico ad utilizzarli sotto l’acqua, invece anche il campione d’Italia usa il mio stesso sistema. Allora non sono proprio cretino, penso. Diego Rosa scende dal pullman e si vede che è provato ed emozionato. Noi 4 ovadessi ci guardiamo e sogniamo che la fuga possa arrivare fino alla Cipressa. Ovviamente io e il professur non lo diciamo, ma dentro di noi sogniamo che alla cipressa lo scalatore piemontese abbia ancora un po’ di energia, magari anche solo per scollinare costarainera davanti a tutti.

Si riparte direzione Cipressa. Freddo cane. Prepariamo the e sali per i corridori. Velocemente arrivano. La fuga è finita, il gruppo è diviso in 3 grossi tronconi. I ritardatari che si ostinano a volere evitare il carro scopa a me fanno più impressione e mi emozionano più dei primi. Con questo tempo hanno vinto davvero tutti, soprattutto gli ultimi, i gregari, quelli che hanno dovuti sbattersi dalla mattina prendendo in bocca fango, vento e neve.

Ci ributtiamo in macchina, vediamo la corsa sull’ipad. Io dico Sagan. Il professore dice Ciolek. Come al solito ha ragione lui. In fondo è lui l’esperto di ciclismo. Anche mia moglie e Attilia si attaccano allo schermo per vedere l’arrivo. Per Attilia è normale, ma da mia moglie non me l’aspettavo! Oggi il ciclismo ha coinvolto anche lei, ha preso tutti quelli che lo hanno seguito.

Oggi il ciclismo ha scritto una delle sue grandi pagine. Oggi poteva essere uno spot eccezionale per il suo futuro e per fare di nuovo breccia nel cuore della gente. Peccato, però, che i media italiani non ne abbiano parlato. In Belgio sarebbero stati milioni sulle strade, in Italia eravamo qualche centinaio per uno degli spettacoli sportivi più intensi, gratuiti, liberi che a un uomo possa capitare di partecipare.

Si ritorna a casa, è tardi, con noi anche un nome sacro del ciclismo. Ennesima bella sorpresa del professore. Pendiamo dalle sue labbra e dai suoi racconti. Il ritorno vola. Alle 9 e mezza siamo di nuovo a Ovada, dal piazzale dove eravamo partiti. E per tutti noi da ieri non sarà più l’anonimo piazzale della Bennet di Belforte, sarà per sempre il ritrovo dove abbiamo visto dei ragazzi fantastici arrivare nel gelo e nella neve di marzo. Il piazzale dove erano posteggiati Cannondale, Saxo, Androni, Omega. Dove è spuntato un ragazzino in fuga coperto di fango. Dove abbiamo visto Sagan fare lo scemo sulle neve..Pazzesco, adesso voglio avere un nipote per poterlo portare alla Milano-Sanremo e per potergli raccontare quello che ho visto il 17 marzo 2013.

IL video di Cycling time channel:

 

 

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