Tirreno - Adriatico 2010

Foto di Nicola Ianuale

Di Lorenzo Franzetti 

Quindicesima Sanremo…«E non dite che è l’ultima, io non lo dico, io non lo credo. Chissà che farò l’anno prossimo». Alessandro Petacchi, 39 anni, davanti allo specchio, si guarda negli occhi e pensa all’ennesima primavera in bici, primavera con la testa e le gambe dentro la corsa più amata: «Non ce n’è, come la Sanremo non ce né. Non ho altra corsa che mi faccia quell’effetto. Non una gara, è la gara, la mia».

Alejet il più veloce non lo è più, ma il suo motore è ancora da top 5 al mondo: «Corro per vincere, ho le mie possibilità. Tutti puntano su Peter Sagan: va bene in salita, è veloce come nessun altro, in questo momento. Ha stravolto ogni rapporto peso potenza: per lui, queste leggi sembrano non esistere. E poi Sagan è furbo, sveglio: corre bene, non sbaglia. Ma non si parte mica battuti: la Sanremo è una corsa difficile da interpretare e, quasi sempre, impari a vincerla solo dopo averla persa».

Foto di Nicola Ianuale

Foto di Nicola Ianuale

Uno spezzino, col diploma da macchinista navale, un uomo di Levante, che di à, nell’altra Liguria, quella di Ponente va in cerca di gloria, ogni anni, in quella corsa che sente come il Natale… «Non so per quale motivo, la Classicissima è davvero speciale: forse perché è lunga, per quei trecento chilometri che cominciano nella nebbia, nell’attesa… E poi chilometro, dopo chilometro, l’adrenalina ce l’hai dappertutto: non devi sbagliare niente. Fino al finale, fino al Poggio: e quando arrivi lì e senti che la gamba gira, allora i chilometri, quei trecento chilometri non li senti quasi più. Giù dal Poggio, si capisce: e se sei davanti, te la giochi. Una volata, tutto può capitare, ma te la giochi: e io anche quest’anno voglio arrivare a giocarmela».

Un amore sbocciato, quando era poco più che adolescente…«Una corsa che ho sempre visto alla tivù, con mio padre. Ma l’edizione che mi ha stregato, è quella del ’92. Vinse Sean Kelly, che campione: ricordo un Argentin che scattava in continuazione per seminarlo, ma poi vinse lui. E si mise dietro anche Museeuw, che poi mi ritrovai come avversario, da professionista. Quella del ’92, me la ricordo bene, ma anche la Sanremo di Bugno, nel 1990, me la ricordo come splendida».

E da corridore, tutto un altro effetto… «Anno dopo anno ho imparato a interpretarla, anche sbagliando. Ma ho capito che potevo vincerla, quando sono arrivato quarto, nel 2004. L’anno dopo non ho più sbagliato. Ma ogni Sanremo è a sé: l’esperienza conta, conta moltissimo, ma non basta mai. La Sanremo in cui mi sono sentito davvero il più forte era quella del 2010, già a 36 anni: avevo scollinato sul Poggio in quarta posizione, mi sono fatto prendere troppo dal finale.  Ho voluto strafare, perché sentivo di essere più forte che mai e , al momento della volata, ero sfinito».

Il tormentone, ovvero l’avversario di sempre, si chiama Oscar Freire: «L’ha vinta tre volte, quest’anno non ci sarà, ha smesso. Ma c’è Sagan»

E Pozzato, come compagno di squadra…

«Pippo farà la sua corsa, lui sarà là a giocarsela sul Poggio: la sua azione è sempre più o meno quella, dovrà stare sui big che attaccheranno sul Poggio. Ma cosa fare decideremo la sera prima, ci parleremo».

I 39 anni non pesano?

«No, i 39 anni sono quelli che mi porto sulle spalle: nel bene e nel male. E non è mica detto che sarà l’ultima Sanremo, questa. Davvero. A smettere, ancora non ci penso». E ricordando una riflessione, fatta a tu per tu, sul lungomare della Versilia, vicino a casa… «Si smette, quando senti di aver paura. E tiri i freni» Ma per il momento, niente freni.

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