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Pedalare a pieni polmoni attraverso la città per arrivare in tempo ad un reportage sulla manutenzione delle biciclette e ritrovarsi a bucare nel tragitto: un esemplare modo di entrare in empatia con il proprio lavoro.

Sono le 18.00 di un tranquillo martedì pomeriggio quando arrivo a destinazione in un apparente niente fatto di parchi infiniti, buio, una strada larga e qualche volto di passaggio, eppure qui a Peckham Rye le attività sono in pieno movimento.

Una trentina di ragazzi concentratissimi tra cerchioni, camere d’aria e pedali si cimentano nella preziosa arte della manutenzione della bicicletta. In chiave zen ovviamente: convivialità, collaborazione e sostegno reciproci.

Reporter ma anche paradossalmente improvvisato cliente, lascio tra le loro mani la mia fedele compagna da riparare e osservo il fermento di questa alternativa officina ciclistica: giovani insegnanti trasmettono la loro esperienza a livello pratico e teorico spiegando i codici della strada e le norme di sicurezza. C’è anche un poliziotto in borghese della Police Cycle Team che fa vedere foto di incidenti stradali in cui i ciclisti hanno perso la vita. Quasi tutti ascoltano, qualcuno fa domande, tutti interagiscono.

Si respira aria di curiosità, spirito di squadra e tanta voglia di imparare.

Un workshop, una formazione, un’apertura mentale e culturale, ma anche un pretesto, un momento di socializzazione culminato da un pasto collettivo in un vivo scambio di opinioni, di culture…di vite.

Una grande iniziativa questa: avvicinare i giovani alle due ruote, al divertimento sano, all’autosufficienza e perché no, ad un mestiere in via d’estinzione, quello del ciclista riparatore.

Che poi tra loro si nasconda il nuovo Bradley Wiggins di domani o il futuro proprietario di una ciclofficina chi può dirlo, intanto io sono potuto ritornare a casa sulle due ruote, e forse questi ragazzi oggi hanno imparato qualcosa…

Si ringrazia l’organizzatrice Avril di http://www.youthunited.co.uk

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