Alessandro Malaguti,foto Benedicte Front

Alessandro Malaguti, foto Benedicte Front

Ognuno ha i suoi traguardi, pochi riescono a esultare in diretta tivù, qualcuno impenna sulla linea, altri hanno pensieri troppo grandi per fare qualcosa di “tendenza”. E si bagnano la faccia, di pioggia e lacrime. Lontano dall’eurovisione, ieri ha vinto un ragazzo, Alessandro Malaguti, che si porterà nel cuore la sua impresa: come un trionfo alla Roubaix. In Bretagna, il vento e la pioggia sono le stesse delle grandi classiche: il freddo ti toglie il respiro, quando pedali. Aria da classiche, a Brest, anche per la più “modesta” Route Adélie de Vitré.

malaguti1Alessandro Malaguti, detto gnula, ha scritto la sua pagina più bella nel gelo bretone: “gnula”, in romagnolo, è quello che si lamenta. Gnula Malaguti, romagnolo purosangue, è cresciuto a colpi di pedale e brontolando, è venuto su bello robusto, a tortellini e manicaretti. Quelli cucinati da mamma Caterina.

Sotto la pioggia di Brest, Alessandro aveva la faccia bagnata di lacrime: piangeva e vinceva, “Gnula”, il ragazzino cicciottello che si ostinava a voler fare il corridore. Anni difficili, anni in squadre fantasma, anni di illusioni, a pedalare sulle promesse mai mantenute: finché Alessandro ha trovato la sua squadra e la sua nuova strada. Quella che l’ha portato fino in Bretagna, a vincere da campione, a vincere per mamma Caterina.

C’è Sagan che impenna e fa inorridire i nostalgici e ci sono altri corridori meno estroversi, ma tutti sensibili. E guai a prenderli in giro, questi ragazzi, con la vecchia e stupida storia del “ciao mama”. Alessandro Malaguti ha mandato il cuore a mille, ha spinto sui pedali fino a non sentir più le gambe, pensando a lei: «Negli ultimi quaranta chilometri ho sempre pensato solo a mamma. Anche se poi ho vinto un po’ a sorpresa. Ma ci ho creduto».

Mamma Caterina se n’è andata un mese fa, quel giorno si correva il Gran premio di Lugano: «Gara che poi non si è disputata per la neve ed è stato un bene. Perché così ho potuto correre da lei, a Forlì, per salutarla per l’ultima volta. Era già in coma. Ma il giorno prima ci eravamo guardati: ricorderò per sempre quel sorrisone che aveva, nonostante il dolore per il tumore».

malaguti3Quando un corridore vince, pensare alla mamma non è affatto banale o fuori moda: è il pensiero più intimo, il più istintivo gesto di riconoscenza. Perché i sacrifici di un corridore sono sempre condivisi da una famiglia, da una fidanzata e, soprattutto, da una mamma… «Che negli ultimi due anni, quelli più difficili, ogni tanto mi diceva, “ma chi te lo fa fare”. Eppure mi ha sempre assecondato ed era orgogliosa per quello che facevo. Lo è sempre stata orgogliosa: non solo di me, anche dei miei due fratelli. È grazie a Roberto, mio fratello maggiore, se oggi corro in bici, ho cominciato seguendo lui».

Gnula si lamentava anche in bici, ma negli ultimi mesi non più: «Da quando, quest’anno, ho cominciato a sentire ottime sensazioni in bicicletta. Ho disputato solo quattro gare, dall’inizio stagione e sono sempre andato bene».

Gnula si lamentava, sì, ma la bici non l’ha mai mollata: «Una scelta di libertà. La bici è questo: io mi sento libero, quando pedalo. E vedo il ciclismo come una sfida con me stesso: non riesco a vederla come una battaglia contro altri, ma piuttosto come una gara con i miei limiti, da migliorare sempre».

Per i grandi quotidiani e per gli annali di statistica, Alessandro Malaguti è uno tra i tanti. Per cycle! è un uomo con una bella storia, una storia che si porta dentro e la esprime, a modo suo. Come è successo a Brest, nel gelo bretone. E quella storia la racconterà agli amici e ai figli che verranno. Magari in silenzio, la sera, quando si proverà a riassaporare le imprese con l’immaginazione: il ciclismo raccontato lascia spazi per fantasticare e pensare. Sono ricordi dal sapore poetico, che nessun replay televisivo è in grado di trasmettere.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.