Francesco Moser con mamma Cecilia

Francesco Moser con mamma Cecilia

San Cristobal, Venezuela, è il 4 settembre 1977: campionato del mondo di ciclismo su strada, 255 sono i chilometri da percorrere su un circuito anonimo, senza particolari difficoltà: quel giorno sembra tutto anonimo, il meteo, l’asfalto, le faccee…
Anche la corsa prende avvio senza sussulti, giro dopo giro, 15 tornate da 17 chilometri l’una: asperità, solo una piccola salitella a tre quarti giro che volendo potrebbe fare da trampolino di lancio agli ultimi giri.
L’anno prima, al Mondiale di Ostuni, Francesco Moser aveva vinto l’argento, o meglio, aveva perso la volata a due con Freddy Maertens. Carico di rabbia per la beffa in Italia, Francesco arriva in Venezuela con una motivazione agonistica importante.

Moser, ferito, dopo la vittoria al Mondiale 1977

Moser, ferito, dopo la vittoria al Mondiale 1977

Intanto il Mondiale continua, tutti in gruppo, qualche allungo di poco conto, ma tutto terribilmente è noioso: il giorno prima, tra i dilettanti, aveva vinto il nostro Claudio Corti e la velocità media era stata molto più alta di quella che stavano tenendo i professionisti della gara madre.
Agli occhi dei tifosi, tutto sembrava fin troppo tranquillo: invece, in gruppo quel silenzio significava tensione. Quell’immobilismo era paura di sbagliare.
A quaranta chilometri dal traguardo, come un ago che punge un palloncino gonfio al limite, scatta Maertens e Saronni lo riprende.  Subito dopo, allunga un gruppetto con Moser, Thurau, Bitossi, Gimondi, Kuiper e Godefroot. Sembra la fuga  buona, i favoriti della viglia ci sono tutti, manca solo Merckx, che però non è più il Cannibale di un tempo, sulla soglia dei 40 anni.

All’ultimo giro, sull’unica salitella del circuito, attacca Moser e si porta in fuga Thurau e Bitossi. Progressione pazzesca, Cuore Matto cede poco dopo e Thurau impazzisce per resistere al forcing di Francesco.

Volata finale, Moser vince facile, ma memore della beffa di Ostuni, per quella volata ci mette tanta, troppa enfasi, tanto che dopo il traguardo finisce addosso a una motocicletta parcheggiata e si ferisce al volto
In corsa Moser era sempre attento uno stratega: nelle interviste a caldo faceva trasparire una forte aggressività.

Dopo la vittoria di San Cristobàl, però, rilascia un’intervista insolita, concreta, fin troppo schietta.
«Come sei diventato ciclista?» gli chiede un giornalista in tivù.

Dopo un paio di smorfie, risponde: «La bici per me non era una passione, poteva essere mezzo di locomozione, scommessa con gli amici. A venir su, vediamo chi arriva primo».  Francesco dice che Aldo gli ha fatto venire in mente di correre, dice che ha provato soltanto perché l’hanno spronato a farlo.

I Moser, 5 corridori su 10 fratelli

I Moser, 5 corridori su 10 fratelli

A Palù, i Moser sono soprannominati “I Soni”, un appellativo ricavato dall’essere contadini e suonatori: la colpa è dello zio Valentino, un suonatore di armonio che tra l’altro era cieco, ma sapeva coinvolgere anche gli altri parenti nel rallegrare le festine di paese.
I Moser, però, erano anche un po’ irascibili: non sono state poche le risse in piazza, e mamma Cecilia aveva sempre dovuto intervenire per addomesticare i fervorosi figli.
«Francesco assomiglia ad Aldo», raccontava la mamma. Ha gli stessi silenzi del fratello maggiore, che si sforza di combattere: a volte ci riesce con ilarità improvvise, ma il pudore lo fa rientrare subito dopo.
Anche la maestra delle elementari si chiamava Cecilia come la mamma, e raccontò un simpatico aneddoto . In seconda elementare il parroco chiese ai bambini: «Chi secondo voi conosce il futuro?». Le risposta era scontata, doveva essere “Dio”.  Francesco, invece, scattò in piedi e disse: «Il gatto, reverendo». Il parroco, allora, gli chiese di spiegarsi meglio. «Quando il gatto si lava i baffi – aggiunse- se con la zampa oltrepassa le orecchie, vuol dire che piove. E, infatti, ci prende sempre, lui conosce il futuro».
Palù di Giovo si trova un cima a un cocuzzolo. Per arrivarci, un tempo, c’era una strada molto stretta. Al ritorno dal Mondiale, dopo una settimana di ansie e di circuiti, Moser vedendo l’uva ancora acerba, storce il naso e dice so

mmesso: «Anno balordo questo». Ecco la sua preoccupazione, altro che ciclismo.
Quando Francesco arriva a Palù con la magia iridata, il paese sembra  New York: migliaia di tifosi lo accolgono, lui ne è quasi impaurito. Però mamma Cecilia gli regala la più bella soddisfazione: lei, fino a qualche giorno prima, aveva sempre detto che il ciclismo le aveva tolto un bravo contadino. Ora sussurra, orgogliosa: «Sei stato veramente bravo e sono contenta per te».

ritornoinpatria

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.