di Gino Cervi

Martina Gerosa, mezza italiana, mezza tedesca, vive a Milano e si è formata come architetto urbanista. Da sempre impegnata nella società civile, dal 2007 collabora al progetto “Arcipelago Sordità” portando il sapere della sua esperienza di persona con sordità grave-profonda fin dalla prima infanzia. Nel 1997 Viaggio alla scoperta del paesaggio sonoro l’ha portata a scoprire questo vasto e frammentato mondo e da allora si è impegnata in attività di ricerca e comunicazione lavorando con Linear srl. Negli anni Martina si è andata occupando, sia nella professione sia nella vita di donna e di mamma, di comunicazione nelle più svariate forme. Ha un marito geologo giramondo e due figli ora adolescenti a cui ha passato presto la sua passione per la bicicletta: hanno infatti imparato presto a volare sulle due ruote andando fin da piccoli in triciclo sui marciapiedi del quartiere.

I primi ricordi di te in bicicletta: raccontaceli.

«Ricordo che quando mi staccarono le rotelle dalla mia prima biciclettina color verde pisello, sfrecciavo libera e felice per i vialetti del Parco Ravizza a Milano. Poi, crescendo, sono montata sul formidabile morbido sellino della mia bici numero 2, una Olmo color carta da zucchero. Insieme a miei fratelli, seguivo il papà che, lasciando le strade trafficate della grigia metropoli, ci conduceva per le stradine lungo i fossi nel Sud Milano tra i verdi campi. Le antiche abbazie, oasi di pace e di bellezza; oppure i più vasti parchi in periferia, come il Forlanini con i suoi lisci viali, meravigliose piste dove andare a tutta birra, in bici ma anche sugli schettini!»

Pedalavi solo a Milano, o anche in altri luoghi?

«Il luogo dove l’andare in bicicletta ha assunto un valore impareggiabile e ha regalato a me e ai miei fratelli vera libertà è stato un paesello in valle d’Aosta. Ogni estate salendo lassù era certo che avremmo conquistato qualche decina di metri della mitica “stradina” che conduceva dalla piazza principale al grande pratone in fondo al paese: “Quest’anno potete andare dalla fontana fino al ponte”. E’ stato così che ci siamo emancipati e che abbiamo imparato a esplorare il mondo. Non senza sbucciature e anche cadute rovinose: mio fratello, ad esempio, ben più spericolato riuscì quasi a cadere nel torrente. Il prezzo di una libertà fondamentale per diventare grandi.»

Andare in bici con una disabilità uditiva che cosa significa?

«“Guida con protesi acustiche”. Così sta scritto sulla mia patente di guida, che giace in un cassetto, rinnovata puntualmente perché “non si sa mai”. Non avendo avuto nella mia vita di cittadina milanese la necessità di spostarmi in auto, non mi son mai messa al volante. Sul finire del liceo ho tirato fuori dalla cantina la vecchia Legnano verde metallizzato che papà acquistò per la mamma anni e anni addietro, senza che l’avesse mai usata. Lei sicuramente era intimorita dal traffico italiano che confrontato con quello ordinato e regolare del suo Paese natio, la Germania, doveva apparirle infernale come per un milanese può essere quello di Napoli. I suoi timori per il caos delle strade di Milano spingevano la mamma a ripetermi sempre che non era così contenta a sapermi in giro in bicicletta. Prontamente mi munii di uno specchietto retrovisore. E poi dicevo: “Lo dite anche voi che vedo particolari che altri non notano, la mia ottima vista supplisce il mio udito non perfetto, lo sapete!” E via, a fare la gimcana in città, studiando con cura i percorsi migliori, meno trafficati, asfaltati, sfruttando possibilmente anche la presenza di parchi e giardini da attraversare e dove fare soste su una panchina, con un libro da leggere.»

martina gerosa

Cosa ti dà più emozione nel pedalare in bicicletta?

«La cosa che più mi ha emozionato, a proposito di bici e disabilità uditiva, è l’ebbrezza che ho provato quando, a trent’anni, indossando degli innovativi apparecchi acustici endoauricolari, ho sentito per la prima volta il rumore del vento sfrecciando in sella alla mia bicicletta! Oltretutto, da quando utilizzo queste protesi, cosa molto importante per chi gira nel traffico, è migliorata la percezione di tutti i suoni e in particolare di quelli acuti, quindi delle sirene che è proprio il caso di udire muovendosi per le strade della città. E per fortuna che ora le sirene sono bitonali!

In generale la bicicletta mi regala un grande senso di libertà nel movimento e la possibilità di esplorare città, campagne e litorali…sui monti preferisco salire camminando!»

Questa immagino sia la tua esperienza personale. Che però forse non è condivisa da tutti quelli che vivono con una disabilità uditiva. Cosa si potrebbe fare di più per facilitare i loro spostamenti in bicicletta?

«Molto diverse sono le storie di alcuni che, tra i miei amici dell’arcipelago della sordità, vivono nel silenzio non traendo vantaggio dall’uso di protesi acustiche. Ci sarebbe tanto da inventare, in effetti: ad esempio, applicare sistemi per convertire i segnali acustici di pericolo in segnali visivi, come semafori intelligenti con luce rossa o gialla-lampeggiante multidirezionale che si attivano al suono di sirene. Oppure App studiate appositamente per il telefonino che lo facciano vibrare in modo particolare in caso di allarme…»

Milano e la bici. Mi rivolgo all’urbanista-antropologa: che cosa mi sai dire?

«Da innamorati mio marito e io partivamo in bicicletta dal quartiere di periferia dove lui abitava, per le stradette che costeggiano i fossi della campagna del Parco Sud Milano, ritagliandoci tempi e spazi interamente per noi tra i filari dei pioppi, nelle piazzette di piccoli comuni dell’hinterland, all’ombra di vecchie mura diroccate di cascinali abbandonati.

Mi domando sempre – pensando a queste gite come a quelle fatte con papà da bambina – come sia possibile che a Milano non si sia curato in modo attento il rapporto tra la città e la vicina campagna, che per essere raggiunta richiede di superare barriere che paiono insormontabili: tangenziali e snodi autostradali, ferrovie, strade urbane ad alto scorrimento, canali e fossi ecc. Eppure basterebbe davvero poco per creare e migliorare i collegamenti esistenti, anche ciclabili, introducendo una più chiara segnaletica e, laddove possibile, incrementando i percorsi protetti, talvolta ricavabili semplicemente con una striscia di vernice sull’asfalto di vuote strade secondarie e di deserti marciapiedi della periferia.

Quante azioni condotte con amiche e amici del quartiere per rendere strade e spazi della città più ospitali! Per valorizzare cortili e giardini anche nascosti, per salvare il “nostro” parco dalla cementificazione, per promuovere consapevolezza sull’inquinamento atmosferico manifestando davanti a Palazzo Marino con i passeggini vuoti o in sella alla bicicletta con il nucleo originario dei Genitori Antismog, insieme a Ciclobby e a altri gruppi di cittadini attivi… Tra le tante mobilitazioni di questi anni, anche la campagna per salvare la nostra amata piccola libreria di quartiere, la Libreria Largo Mahler, in cui si trova sempre qualche novità sulla bicicletta e le sue virtù.»

La bicicletta è trasversale: innesca relazioni tra gente di età diversa, di differente provenienza, di estrazione sociale diversa…

«La bici regala libertà a tutti, a ogni età. Occupa poco spazio, costa relativamente poco ed è un bene durevole, che passa di mano in mano. I miei figli, crescendo con una mamma non-automobilista e amante della bicicletta, sulle ruote hanno imparato a muoversi fin da piccoli. Ancora piccolissimi si spingevano a vicenda su un carrettino, poi sono passati dal triciclo, alla bici, al monopattino per tornare infine in sella alla bicicletta acquisendo sempre più autonomia negli spostamenti in città (e non solo).

Ad Andrew, nostro collaboratore domestico “condiviso” tra sei famiglie che abitando nello stessa zona della città gli danno da lavorare, uno dei primi Natali che era a Milano gli regalai la mountain bike che mi ero comprata al mercato dell’usato, pensando erroneamente di pedalare più sicura per le strade della città. Quella due-ruote che per me si era rivelata una bici scomoda sentendomi appesantita da un’inutile zavorra, per lui significò libertà di movimento, tempo guadagnato e maggiore tranquillità, soprattutto quando ancora non aveva il permesso di soggiorno non doveva prendere i mezzi pubblici rischiando ogni volta di imbattersi nei controllori.

La bicicletta, è proprio vero, permette di (ri)stabilire “relazioni” ossia connessioni e quindi di ritrovare unitarietà, oltre la frammentazione e l’anomia della vita urbana moderna. Innanzitutto ci si relaziona con se stessi, dando ascolto al proprio corpo, provando il piacere di pedalare e di spostarsi non incapsulati tra le lamiere della propria auto, stipati come sardine sul mezzo pubblico o imbottigliati nel traffico. Quindi ci si confronta con l’ambiente e i luoghi noti e ignoti, da esplorare (anche quelli noti si colgono da punti di vista nuovi). Più biciclette e meno automobili in città oltre che ridurre l’inquinamento e la dipendenza dai combustibili fossili, liberano spazi che possono essere restituiti a usi diversi, in primis le piazze che possono tornare ad essere luoghi di scambio e d’incontro, non invase dal traffico veicolare! Infine, come già dicevamo, andare in bici mette in relazione con gli altri, compagni di viaggio e di sella: quando ci si trova ad attraversare un incrocio in un gruppo di ciclisti si percepisce che qualcosa sta cambiando anche nella nostra città, fino a non molti anni fa poco amica della bicicletta. Il vento sta cambiando e fischia anche nelle mie orecchie.»

Tu Martina sei anche una convinta sostenitrice del “vivere con lentezza”.

«Sì. Procedere lentamente, a piedi o in bicicletta consente di osservare, fiutare, ascoltare, toccare e anche assaporare il mondo con tutti i sensi. E’ bello quando, come sui sentieri dei monti, ci si scambia anche un saluto, un sorriso o una parola. Ora che ci penso la mia Legnano verde-ruggine che, una volta risistemata da un fidato amico restauratore, è tornata a essere il mio mezzo di trasporto preferito, la amo proprio come lo zaino verde-viola stinto con cui d’estate salgo sui sentieri dei monti: compagni inseparabili di viaggio.»

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