di Gino Cervi

Pubblicato da Longanesi nel 2011, il  romanzo di Laura Bosio, Le notti sembravano di luna, racconta di Caterina, una bambina di dieci anni con un sogno: diventare un corridore. E’ la provincia italiana degli anni Sessanta. Caterina impara da papà Enrico, e dalla sua radio sintonizzata sulle cronache del Giro d’Italia, che i ciclisti hanno gambe fantastiche, gambe che fanno volare. Anche Caterina pensa che un giorno le sue gambe, proprio come quelle dei ciclisti, la porteranno lontano. Per il momento però si accontenta di sognare di tagliare per prima i traguardi della sua vita di ragazzina in sella alla sua Chiorda argentata. Poi, nell’estate del 1964, qualcosa succede e niente sarà più come prima…

Laura Bosio e il suo romanzo Le notti sembravano di luna piena (Longanesi, 2011).

Laura Bosio e il suo romanzo Le notti sembravano di luna piena (Longanesi, 2011).

Laura Bosio, scrittrice, ha numerosi romanzi al suo attivo: dall’esordio nel 1993 con I dimenticati (Feltrinelli), al successo nel 1997 di Annunciazione,  narrazione ispirata al tema iconologico in opere storiche, teologiche, filosofiche e poetiche del mistero dell’annunciazione alla Vergine. Del 2002 è Le ali ai piedi e del 2007 Le stagioni dell’acqua.

Per la serie di interviste a “donne in bicicletta”, in preparazione della Pedalata per lei di domenica 10 marzo prossimo, abbiamo chiesto a Laura di spiegarci il perché ha scelto proprio la bicicletta, e il sogno di una ragazzina, per scrivere nel 2011 Le notti sembravano di luna.

“Volevo raccontare l’infanzia, quel periodo ‘geniale’, come lo ha definito Bruno Schulz [ndr: scrittore ebreo polacco, autore dei racconti di Una bottega color cannella, 1933], quando tutto incanta e tutto spaventa, tutto preoccupa e tutto meraviglia, e nulla, nulla è indifferente. Alla protagonista, ovviamente una bambina, mi piaceva dare un sogno, che unisse passione e rigore, libertà e determinazione, e l’energia di quegli anni. E così mi è venuta in mente la bicicletta, e che la bambina, si chiama Caterina, volesse fare il corridore, cosa che a una donna, a metà anni Sessanta quando si svolge il romanzo, era quasi impossibile.”

Quanto di te c’è in Caterina (e quindi quanto del tema bicicletta di appartiene)?

“Sì, c’è qualcosa in me di Caterina, credo sia inevitabile, del resto. In qualsiasi personaggio di romanzo, anche il più apparentemente lontano, c’è sempre qualcosa di chi scrivendo gli ha dato vita. Caterina è più avventurosa, più temeraria di me a dieci anni, ma abbiamo in comune la piccola città di pianura, per esempio, il fiume amato, e la libertà di correre e di sognare in sella alla bicicletta.”

Laura, tu usi la bicicletta? E se non la usi oggi, la usavi in altri momenti della tua vita?

“Non uso più la bicicletta, sarà l’età, che non è più verde (già, il colore della bicicletta amata dalla bambina del bellissimo film saudita). Il traffico milanese mi respinge, e la carenza di piste ciclabili di certo non aiuta… La usavo, però, la bicicletta, eccome. Sono cresciuta a Vercelli, in bicicletta da quando ero piccola, e lì, dove continua ad abitare mio padre, la uso ancora. Ho anche avuto una bicicletta da corsa, e ho fatto dei bei chilometri.”

Bicicletta=leggerezza: c’è anche un’analogia nel pedalare e nella pratica della scrittura?

“Siamo circondati, assediati, gravati di pesantezza. Il possesso, l’accumulo e, sul piano dei sentimenti, l’arroganza e la presunzione non sono di una pesantezza opprimente? Louis-Ferdinand Céline ha scritto che il mondo gli pareva straordinariamente pesante con quei personaggi sostenuti, petulanti, saldati ai loro desideri, alle loro opinioni, alle loro spiegazioni… Pesanti. Céline non riusciva a classificare gli uomini e le donne se non dal peso. La bicicletta, invece, è leggera, agile, aperta, annulla le differenze, induce all’uguaglianza, ci riconduce a tempi e ritmi più accettabili. E’ utopia ecologista e democratica. In una delle sue canzoni dedicate alla bicicletta, Velocità silenziosa, Paolo Conte dice che ‘una bici la sia ama come l’ultima delle fantasie’.

Molti sono stati, e sono gli scrittori ispirati dal mondo della bicicletta: a parte i famosi “inviati” al Giro d’Italia, per scrivere per conto di un giornale il cosiddetto “pezzo di colore”  (Buzzati, Pratolini, Gatto, Anna Maria Ortese…), c’è davvero uno straordinario  repertorio di invenzione letteraria legata all’oggetto bicicletta: penso a Alfred Jarry, ma anche ad esempio a un racconto, di raffinato erotismo, di Julio Cortazar: Ciclismo en Grignan; o anche allo stesso Hemingway che, mi pare in Festa mobile, confessava che gli sarebbe piaciuto scrivere un romanzo sull’avventuroso ciclismo su pista degli anni Venti, a Parigi. Che cosa c’è che fa sì che la bicicletta abbia ispirato così tanta buona letteratura?

“La bicicletta è al centro di un capitolo magnifico della storia della letteratura. Alcuni grandi ‘scrittori di biciclette’ li hai già ricordati. Per restare in Italia, vengono in mente poeti come Pascoli, o Gozzano, o Dino Campana: Dall’alto giù per la china ripida / o corridore tu voli in ritmo / infaticabile; o Giorgio Caproni: Per una bicicletta azzurra, / Livorno come sussurra! / Come s’unisce al brusio / dei raggi, il mormorio! / Annina sbucata all’angolo / ha alimentato lo scandalo. / Ma quando mai s’era vista, / in giro, una ciclista?. O ancora, Gesualdo Bufalino, il suo scorcio in Museo d’ombre:  ‘Una Wolsit dal sellino fuori sesto e dai freni senza vigore fu il difficile sogno di ogni sabato pomeriggio. Si prendeva a nolo da Suschidda, per quattro soldi ogni quarto d’ora. Giusto il tempo di scendere a precipizio fino alla stazione e di risalire poi, se si sopravviveva, pigiando forte coi tacchi sui pedali, fra i sardonici incitamenti dei coetanei pedoni: ‘Viddanu, pitalìa’. Con le magliette grondanti e il cuore a pezzi…’”

C’è chi dice che “la bicicletta salverà il mondo”. Visioni apocalittiche a parte, Laura, credi davvero che la bici possa diventare almeno un simbolo, un valore di riferimento per un cambiamento – vera parola d’ordine in giorni come questi… – necessario nelle nostre vite?

“Sarebbe bello che lo diventasse, e forse qualche chance ce l’ha. Dalla comunità delle due ruote si può imparare a guardare il mondo, senza frontiere e senza classi, e magari a percorrerle meglio le strade.”

Le gambe di Caterina è il brano estratto del romanzo di Laura BosioLe notti sembravano di luna piena, e illustrato dal pittore Riccardo Guasco, che è stato pubblicata nel prossimo numero di cycle!, in libreria a partire dalla metà del mese di marzo.

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