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Di Lorenzo Franzetti

Lella Costa, donna, attrice, ciclista. La televisione e il teatro la rendono riconoscibile e popolare, la bici le consente di passare inosservata nella sua città, Milano. La gita fuori porta, però, è quasi un miraggio per chi lavora costantemente in viaggio, sempre in scena. Coincidenza vuole che venerdì sera, festa della donna, Lella Costa sia in scena con il suo nuovo spettacolo, “Arie”, sul palco del teatro di Luino, sul Lago Maggiore, non lontano da Laveno Mombello, dove domenica 10 prenderà il via la pedelata cycle! per i diritti delle donne: «Purtroppo alla pedalata non ci sarò, perché impegnata con il mio spettacolo in giro per l’Italia, ma questa è una buona causa».
La bici e i diritti delle donne non sono pretesti per coinvolgere una donna famosa. Lella Costa pedala eccome e il suo impegno per i diritti delle donne è altrettanto concreto: «La bici la uso per spostarmi abitualmente in città, a Milano: è il mezzo più veloce e pratico, anche perché con la bici non ho mai il problema del parcheggio che è un po’ l’incubo dei milanesi. Non sono una ciclista sportiva, ma per me la bici è il mezzo di trasporto quotidiano. Certo, qualche bella gita fuori porta la faccio anche io, soprattutto sui Navigli, quando posso. Ho un marito, invece, che la bicicletta la utilizza molto più assiduamente per lo sport».

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Lella Costa in scena con il suo monologo, “Arie”

«Premetto che io non ho paura e la bici la uso ugualmente. Milano sarebbe perfetta per la bici. Tuttavia ci sono anche i Suv, che considero mezzi di trasporto molto stupidi. E sono un problema. Milano è una città piccola, il centro storico lo giri meglio in bici che con altri mezzi: ci vorrebbe un po’ di buona volontà in più da parte di tutti i cittadini, per recuperare le sane abitudini. E ci vorrebbe anche un’amministrazione un po’ più coraggiosa, anche se qualcosa sta facendo: e poi, il mio sindaco usa abitualmente in bici».

La bici è anche strumento di emancipazione delle donne, soprattutto in alcune realtà arretrate e in alcuni paesi, in cui una donna che pedala fa ancora paura…

«È la libertà delle donne  a far paura, in tutte le sue espressioni. La bici è un simbolo di libertà, indipendenza e, in generale, dell’emancipazione. Tuttavia, al di là del caso specifico, la libertà donne fa paura anche nelle realtà più vicine a noi. Oggi le donne vengono uccise, umiliate anche nella nostra società: la sopraffazione violenta c’è anche qui».

Ha un ricordo della sua prima bicicletta?

«Ho un ricordo vago, di quando per esempio venivo trasportata sulla canna della bici dai bambini più grandi. La bici per me era legata alla vacanza: in inverno, la bici non la potevo usare, in città. E ho cominciato a farne un uso consapevole soprattutto in età adulta. Sempre più ciclista convinta, non a livello sportivo, ma nella vita quotidiana».

Butch Cassidy in "Bill the Kid"

Butch Cassidy in “Bill the Kid”

C’è un personaggio del ciclismo che, a suo parere, è teatrale?

«Non seguo il ciclismo agonistico, anche se sono amica di Davide Cassani. E non saprei rispondere. Tuttavia, la bicicletta è sempre molto legata al cinema, più che al teatro. E sempre associata sì, è vero, all’emancipazione e alla libertà. Mi viene in mente, Camera con vista, nel quale uno dei personaggi, George Emerson, anticonformista che si sposta sempre in bicicletta. Ho un’immagine di lui come di uomo molto libero. E poi, mi viene in mente Butch Kassidy in Bill the Kid. quando prende con sé, la ragazza sulla canna della bici: anche in quel caso c’è un legame con l’emancipazione. Un’emancipazione buona».

La bici è in garage, c’è una platea davanti a lei: le luci illuminano il palco, Lelle Costa comincia il suo monologo. Donna, attrice, ciclista.

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