di Gianni Rossi

Vincenzo Torriani si era stufato di veder vincenti, sul traguardo della “Sanremo”, gli sprinter stranieri che dal 1954 si alternavano ormai fino al 1959. Per contrastare la razzia di belgi e spagnoli aveva inventato, nel 1960, la scalata del Poggio, una gobba irta di quasi quattro chilometri che da Capo Verde sale fino a centosettanta metri in mezzo agli uliveti dai quali spuntano chiazze di fioriture di mimose e ginestre. Purtroppo quel giorno non si placò l’egemonia straniera consegnando un inatteso scampolo di gloria al modesto francese René Privat.

Sembrava si fosse fatto apposta ad introdurre la rampa del Poggio proprio l’anno della sua scomparsa

Gabriele Colombo vince la Milano-Sanremo del 1996.

Gabriele Colombo vince la Milano-Sanremo del 1996.

Con quella salita, prima di planare alle spalle della fontana di corso Matteotti, Coppi di Sanremo ne avrebbe vinte una decina. Avrebbe controllato la corsa senza dover staccare tutti sul Berta, sulla Cipressa o, addirittura, dal Turchino. Gli sarebbe bastato affrontare l’ascesa tra i primi ed il gioco era bello che fatto. Forse, con quella prospettiva finale, ci saremmo persi l’impresa del 1946. La fuga dalla pianura lombarda, appena dopo la partenza in compagnia di un gruppetto di temerari, poi la scalata del Turchino con Teissiere, che si era arreso prima della cima, ed infine la corsa solitaria costeggiando il mare per tutta la riviera di ponente.

Il 23 marzo 1996 Gabriele Colombo, biondo, bello come un angelo, per una volta fece Coppi. Dopo un primo scatto proprio sulla Cipressa, aveva sferrato quello decisivo giù per la discesa del Poggio riuscendo a tener lontana la canea dei velocisti e presentarsi solitario al traguardo della classica di primavera. Fu giornata di riscossa per gli italiani che piazzarono cinque dei nostri nei primi otto.

Giovanni Cuniolo, gloria tortonese, terzo nella Sanremo del 1909.

Giovanni Cuniolo, gloria tortonese, terzo nella Sanremo del 1909.

Il passaggio della “Sanremo” il giorno di San Giuseppe era avvenimento di imprescindibile partecipazione dei tortonesi, specie negli anni di transito nella circonvallazione interna. Se il Poggio è pieno di sole sul Turchino, a metà marzo, non è raro imbattersi nell’ultima neve sul versante piemontese. Giovanni Cuniolo detto “Manina”, primo campione italiano e gloria tortonese, aveva dovuto accontentarsi, nella prima edizione del 1907, di un onorevole settimo posto. Meglio fece nella terza edizione, quella del 1909 dove, protagonista di una formidabile ascesa al Turchino, si presentò primo al controllo di Voltri. La battaglia che si scatenò in riviera non gli impedì di conseguire un prestigioso terzo posto alle spalle del vincitore Ganna. La quarta edizione si corse il tre aprile 1910. Alla partenza era giornata fredda e piovosa che si trasformò in peggio strada facendo. Una memorabile nevicata sul Turchino anticipò l’ecatombe della corsa. ”Inferno bianco in riviera” titolò la Gazzetta. Ritiri, assideramenti, corridori scomparsi, auto in panne…

Dei novantasette concorrenti alla partenza solo il francese Eugene Christophe ed altri sei eroi raggiunsero Sanremo, dopo dodici ore di sofferenza.

Eugène Christophe, vincitore di una delle più dure Milano-Sanremo di tutti i tempi: 1910, pioggia, neve, freddo polare (quasi come oggi?)

Eugène Christophe, vincitore di una delle più dure Milano-Sanremo di tutti i tempi: 1910, pioggia, neve, freddo polare (quasi come oggi?)

Il testo è tratto dal libro di Gianni Rossi, Nebbie e tabarri. Memoriette di sport e di varia umanità, Tortona 2011, 13 euro.

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