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Di Mario Scirea (direttore sportivo Cannondale racing team)

Alla fine di una giornata incredibile, è arrivato Peter Sagan, con il volto ancora tirato per la sconfitta,ma anche per il freddo, e negli occhi aveva ancora tanta amarezza. È arrivato in un hotel, nel centro di Sanremo, nel quale avevamo affittato due camere per consentire ai corridori di farsi una doccia calda e riprendersi dalla gara, è arrivato dopo aver affrontato i giornalisti, dopo essere salito sul podio, come secondo. Sagan è arrivato da noi, la sua squadra, e ha ringraziato tutti, ma proprio tutti, dai compagni di squadra ai meccanici: per il lavoro svolto per lui, per aver fatto fatica e aver sofferto il freddo, per aver stretto i denti. Per una vittoria che, purtroppo, è sfuggita. Ma noi siamo orgogliosi di lui.

Peter Sagan, Moreno Moser, sguardi e pensieri

Peter Sagan, Moreno Moser, sguardi e pensieri

Una Sanremo pazzesca, ho vissuto una giornata che non dimenticherò, ma più di me, i corridori: nessuno tra i ragazzi che, oggi, hanno sfidato la neve e l’acqua per tutto il giorno, nessuno scorderà questa giornata. Io da corridore non ho mai disputato una Sanremo nelle condizioni viste oggi: sì, anche io ho sofferto il freddo in bici. In tante occasioni, addirittura in gare ancora peggiori, come una volta alla Parigi-Roubaix. Vivi momenti davvero assurdi, una sofferenza al limite.

Gentile concessione team Qhubeka.com

Gentile concessione team Qhubeka.com

Quando sei in corsa e fai fatica a impugnare il manubrio, quando quasi non riesci a frenare, non senti le mani, non senti le dita dei piedi e tremi come una foglia, quando la neve quasi t’impedisce di vedere il cartello con sopra scritto “275 chilometri all’arrivo”, ma poi lo leggi eccome… in quei momenti, ti sembra d’impazzire e cominci a dire a te stesso, “ma che cazzo ci faccio qui”.

In mattinata, già a colazione, avevo visto una squadra serena e consapevole di quello che si stava per vivere: tutti i ragazzi erano grintosi e motivati. Avevamo corridori forti e preparati e quando una squadra sa di avere con se un vincente, come in questo caso Sagan, allora il morale è diverso, ci sono motivazioni notevoli, ognuno è più convinto, dai corridori ai meccanici. Quando dico squadra, io intendo proprio tutti, dai capitani, ai gregari, ma anche dai meccanici ai massaggiatori e agli addetti stampa. Tutti hanno lavorato e lavorano per vincere, tutti fanno parte della squadra e ognuno con il proprio ruolo.

Pronti via, il gruppo ha cominciato la sua incredibile giornata sotto la neve e a una temperatura che si aggirava tra 1 e 2 gradi. Era nei piani anche di fare andare via una fuga, come è successo, sei o sette corridori da tenere là davanti per un po’. Poi, chilometro dopo chilometro, la situazione climatica si è fatta pesante. E i miei ragazzi, impassibili, sempre là davanti: su tutti, Bodnar e Longo Borghini, sempre in testa a prendere il vento gelido in faccia. Finché hanno fermato la corsa, a Ovada: non si riusciva ad andare più avanti. Noi abbiamo fatto tornare indietro il bus che era già più avanti, verso Sanremo, e i ragazzi sono saliti a bordo, per cambiarsi, riscaldarsi e mangiare un po’.

snow2Volti tirati, volti stravolti dopo solo poche ore. E qualcuno piangeva. C’era Bodnar, sì proprio quello che impassibile, ha tirato per tutta la mattina, che era un fiume di lacrime e di sofferenza: diceva che non ce la faceva a continuare. Poi l’ho rincuorato e l’ho fatto mangiare. Per tutti, dolci e cioccolata. Sì cioccolata, una cosa proibita in altri momenti: ma in quel momento lì, il cioccolato, la trasgressione, faceva bene anche al morale dei corridori.

Noi direttori sportivi, per rincuorare una squadra davvero alle corde, l’abbiamo messa sul ridere: “Ragazzi, è finita la prima manche, ora c’è la seconda. Slalom gigante”. Sorrisi e morale che ritorna. Con il capitano, Sagan, sempre concentrato.

Siamo ripartiti da Arenzano, due ore dopo. Stesso freddo, con tanto di vento: e Bodnar si è rimesso in testa a controllare la corsa, con i fuggitivi sotto tiro. E con lui anche Longo Borghini. Due signori gregari.

La corsa  è entrata nel vivo, palpitante: io l’ho vissuta nella prima ammiraglia, con la tivù in auto che faceva un po’ le bizze per via del maltempo. Il gruppo pochi metri più avanti e i miei in testa. L’organizzazione ha deciso di non affrontare la salita delle Manie: si è discusso si è polemizzato. Per la nostra squadra, quella scelta ci ha forse penalizzato, ma è stato meglio così: le condizioni e i tempi di gara richiedevano prudenza. Con la salita delle Manie, la corsa sarebbe finita ben dopo le 18, anche in condizioni di luce non perfette.

Bodnar, uno dei gregari di Sagan. Tratta dalla pagina facebook del team Cannondale

Bodnar, uno dei gregari di Sagan. Tratta dalla pagina facebook del team Cannondale

Certo, una Sanremo in due manche, è stata indubbiamente falsata. Però, nella sua unicità, è stata una corsa durissima ugualmente. Nel finale, tutta la Cannondale era per Sagan. Sulla Cipressa si è sacrificato Caruso. E nel finale, è stato Moser a mettersi a disposizione del capitano: uno come lui, che ha vinto a Siena sulle strade bianche, avrebbe potuto giocarsi le sue carte, ma onestamente ha preferito mettersi a disposizione del capitano, quello che dava più garanzie. E poi c’era Viviani, che ha tenuto Sagan nelle posizioni ideali fino dove a potuto, fin dove si è dovuto arrendere.

Sagan era il più forte oggi, lo era anche oggi: ha fatto una grande corsa, ha chiuso in prima persona su Chavanel e Stannard, in fuga sul Poggio. Ha speso energie, si è preso grandi responsabilità, ha fatto grandi numeri: da padrone della corsa. Fino a quella dannata volata che, se la rifacesse cento volte, forse non la perderebbe mai.  E, invece, ha vinto Ciolek. Vittoria meritata, strameritata. Chi vince una Sanremo così, non ruba niente.  In ammiraglia ho seguito gli ultimi momenti di gara dalla radio e, sentito come era andata, sono volate imprecazioni: tanta rabbia per la sensazione di aver buttato al vento un’occasione d’oro. Una rabbia durata solo qualche minuto: e poi me ne sono fatto una ragione.

Se solo Peter fosse partito 30 metri dopo… se, ma, se… con i “se” non si ottiene nulla: è andata così, abbiamo perso da un grande Ciolek. Non era tra i favoriti? Ma era uno da tenere in conto. Quando ho visto Sagan, dopo la volata, quando ormai aveva sbollito la rabbia, gli ho detto: “Ragazzi non prendertela, io da gregario ho fatto 14 Sanremo. Con Cipollini. E Cipollini ne ha perse 8, di Sanremo, prima di vincerla”.

E Peter mi ha risposto con le lacrime agli occhi: “Bé, io sono già a due. Ho perso quella dello scorso anno e ho buttato via questa”.

Milano SanremoTutto sommato, però, una sconfitta come quella di quest’anno ci può stare: insomma, il secondo posto di Sagan, quest’anno lo accetto. Perché abbiamo davvero fatto tutto il possibile. La sconfitta dello scorso anno, quando vinse Gerrans, non mi era andata giù, noi facemmo terzo con Nibali e quarto con Sagan: è stato peggio lo scorso anno. Sì, perché anche lo scorso anno Sagan era il più forte e, ora lo dico, aveva perso perché un suo compagno gli aveva corso contro. Sagan aveva perso, sì, ma più per colpa di Nibali che per colpa sua. Quest’anno la sconfitta va accettata e servirà ancor di più per il futuro.

Coraggio Peter, il grande Nord ti aspetta: su nelle Fiandre andrai fortissimo e una classica presto sarà tua. Il bello del ciclismo è questo: sei sempre in viaggio e dopo la batosta, non fai a tempo a pensarci troppo… c’è già un’altra gara da disputare, da provare a vincere. Con la testa, questo è un bene, si è già all’obiettivo futuro.

Io sono arrivato a sera, a bordo della mia ammiraglia, di ritorno da una giornata incredibile, straordinaria: e sono orgoglioso. Orgoglioso del ciclismo, dei miei corridori, della mia squadra. Una domenica che non dimenticherò.

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