David Millar

di Guido P. Rubino (foto GR)

Saluta calorosamente, ti si siede vicino e ti guarda negli occhi per capire se si fa capire. Parla lentamente. David Millar è un appassionato di bici prima di essere un corridore. Un meticoloso di quelli che quando arriva al raduno della squadra consegna ai meccanici una bicicletta pulita. «E se proprio mi capita di dargliela sporca, mi scuso, mi sembra di mancare di rispetto a loro che lavorano. Sì, se posso faccio io anche qualche intervento sulla bici, ma ormai le biciclette moderne sono così complicate che ci vuole sempre un meccanico professionista a metterci le mani su.

«La Sanremo domani? Per me vince Hushovd. Questa è una corsa che è come un Mondiale, non puoi mai sapere cosa succede in tutti quei chilometri. Sembra una corsa facile sulla carta, ma alla fine non è mai scontata».
Millar è un altro che in Italia si trova bene. «Pasta, mangerei pasta sempre, come la cucinate voi poi… ma non solo. Dell’Italia mi piace tutta la buona cucina. Cosa non sopporto invece? La gente con gli occhiali da sole nei posti chiusi. Ma come fanno a vederci? E poi sono brutti».

Promette bene, è uno che le cose è abituato a dirle e sembra sempre concentrato. Come a cronometro: la sua specialità.
«È incredibile come in Italia siate attenti alle biciclette, vedo tanti amatori che ne hanno di fantastiche.
«Da noi il ciclismo sta esplodendo in maniera fortissima, da Wiggins a Cavendish, la pista… ma la cultura sulle biciclette è differente. Qui, in Italia, c’è davvero una maniacalità».
Ma anche lui è uno molto preciso. Ha fatto dei test per la posizione ma poi conclude: «un corridore lo sente quando è nella posizione in cui rende meglio. E tutto sommato io non ho cambiato mai molto. Ma sulla bici da cronometro sono attento».

16032013-IMG_9511È uno che prova e sperimenta. Quella guarnitura ellittica sulla sua bici la dice lunga. E non è certo per dovere di sponsor, altri compagni di squadra utilizzano le Rotor con moltipliche tonde tradizionali.
Anche Millar se ne torna in stanza a rilassarsi. Domani c’è da guardare il gruppo da dentro, pensare al futuro e macinare chilometri. Ma quasi quasi la sua scommessa sul vincitore varrebbe una puntatina.

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