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di Gino Cervi

La ragazza fila. Fila e cuce. Filare, cucire. Sembra un lavoro da gregario, capitato nella fuga buona. Infilarsi leggero tra ruote e manubri; ricucire strappi. Invece la ragazza Fernanda fila per davvero. Ago, filo, tessuti, colori. E’ lì davanti a me, seduta nell’angolo di uno stand del BiciFi. Sulle ginocchia, una cosa che assomiglia a una grande coperta. E che invece è una ruota, di stoffa; o forse un bersaglio. Chissà. Cuce lettere che sembrano ritagliate dal titolo della “Gazzetta”. E non è un caso che la ragazza Fernanda, nel giro (“giro” minuscolo), la conoscono come la “RaGazzetta dello Sport”: ma il perché è un’altra storia, che è il caso di spiegarvi qui.

Ogni tanto, quando arriva qualcuno incuriosito da quello che sta appeso sui pannelli e appoggiato sui due tavoli, la ragazza Fernanda posa ago e filo e gli chiede se vuole fare un giro. Non in bici, però. Se dice di sì, gli mette una benda rossa sugli occhi, lo prende per mano e lo porta a toccare, sul tavolo, sulle pareti, le cose che non può vedere.

È il senso della mostra La Bici Tattile. Due ruote per apprendere. Spiega Fernanda:

“La Bici Tattile è una mostra itinerante. Ci sono illustrazioni e postazioni tattili, che sono il frutto del lavoro svolto con i bambini della scuola elementare. Insieme abbiamo letto filastrocche, poesie, pagine di letteratura sportiva, anzi ciclistica; poi ci siamo messi al lavoro e con materiali diversi e di riciclo abbiamo realizzato degli oggetti, delle rappresentazioni ispirate all’oggetto bicicletta. Perché l’iniziativa ha l’obiettivo di promuovere l’uso della bicicletta, di esplorarne le emozioni e i sentimenti legati all’andare in bici.”

E perché la bicicletta?

“Perché la bicicletta è un “veicolo” di comportamenti ecologici e salutari. La dimensione tattile stimola l’esperienza interiore. Il percorso che proponiamo è una sorta di ponte gettato tra il mondo di chi vede, o pensa di vedere, e i non vedenti. Nel percorso abbiamo infatti inserito delle scritte in alfabeto braille. C’è poi un oggetto che è il simbolo di questa unione: il tandem, forse uno dei più  poetici mezzi di locomozione.”

E tu da quando hai cominciato ad andare in bicicletta?

“Da piccola tutti i giorni andavo in bicicletta a scuola, anche con la pioggia, il vento e la neve. Avevo 11 anni. Che bello tenere forte l’ombrello mentre si procede in avanti, seguire pedalando il limite della strada che segna l’inizio del fosso, come camminando sul filo; che bello arrivare a scuola tra centinaia di biciclette e ripartire tutti insieme ognuno per strade diverse; che bello avere una bicicletta da grandi e crescere insieme a lei.”

La bicicletta è anche un oggetto, un bellissimo oggetto, che da quando è stata inventata ha cambiato pochissimo la sua forma. Si direbbe, nella sua perfezione, un mirabile esempio di oggetto di design. Tu Fernanda sei abituata a lavorare, a manipolare gli oggetti, a prendere contatto con la loro materialità

“Distinguo i materiali delle stoffe allenandomi nei negozi di tessuti, conosco il peso e vari tipi di carta. Mi muovo al buio per provare l’orientamento senza vista: lavo i piatti e sbuccio per allenare le mani e i gesti. Raccolgo per collezionare e raccolgo per riciclare. Uso tutti i materiali per i miei laboratori e proposte di gioco.”

Alla fine mi faccio portare anch’io in giro da Fernanda che mi stringe forte le mani sugli avambracci e mi guida. Tocco le forme di stoffa sul tavolo: seguo con le dita i profili, con calma, senza fretta. Cerco di leggere con le mani. Una ruota, questa è una ruota. E forse questo è il manubrio, questa la sella. Poi ci spostiamo alla parete. Delle linee da seguire con le dita: linee che vanno via dritte, poi curvano, poi s’interrompono. Linee continue, linee di punti. Riportare e tradurre i segni tattili in segni visivi. Nastri che frusciano tra le dita. Il vento. Sassi e fili, piombi e corde. Il movimento circolare, quello lineare. Precipitare, volare.

Tolgo la benda e vedo Fernanda che sorride del mio stupore. Dico grazie a Fernanda. Che si rimette a filare.

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PS

De La Bici Tattile. Due ruote per apprendere, mostra ideata e realizzata da Fernanda Pessolano per l’Associazione Ti con Zero, con testi di Marco Pastonesi, si scrive nel prossimo numero di cycle! in libreria da metà marzo. Le foto sono di Pier Francesco Giordano.

 

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