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Di Lorenzo Franzetti – Foto La Presse

Freddo fiammingo sulle colline marchigiane: in bici, si battono i denti. Quando non senti le mani sul manubrio, diventa un problema fare ogni cosa, frenare, girare e scattare. Chris Froome, britannico nato in Kenya e vissuto in Sudafrica, sembrava essere il padrone della Corsa dei due Mari. La Tirreno-Adriatico in pugno, ma tremando di freddo, anche il pugno si è allentato… ed è scappato fuori Nibali.

Scherzi del destino, quelli che hanno fatto sbocciare le classiche su al Nord tra le Ardenne e i muri fiamminghi e non qui, sui Muri Fermani, tra i gioielli del rinascimento marchigiano. Sulle strade tra Fermo e Urbino si è corsa “solo” una tappa della Tirreno-Adriatico, ma poteva sembrare una Liegi-Bastogne-Liegi. Per il clima inclemente e per lo spettacolo.

Dopo un inverno nel corso del quale sull’immagine del ciclismo è come se fosse passato Attila, ecco che questo sport reagisce e tira fuori il meglio: emozioni, emozioni, emozioni. Al diavolo tutto il resto! Sbagliato esaltarsi? Può essere.  Vogliamo dirla tutta? Quel Chris Froome, arrivato al top del ciclismo mondiale in pochissime stagioni, qualche sospetto lo alimenta: ma non è colpa del ragazzo in maglia Sky. Colpa di un ciclismo che ha sconfessato tutti i miracoli degli ultimi vent’anni.  I miracoli, può darsi, non esistano… Tuttavia, quando il ciclismo diventa meno soporifero (che noia quei monotoni giochi di squadra in salita, con il capitano “trainato” a tutta velocità da una squadra che a tratti sembra più forte di lui), quando saltano gli schemi, i wattaggi e tutti i software nei computer, vengono fuori i generosi. “Nasi tristi” come le salite, occhi allegri da italiani in gita…

NibaliIl primo generoso è lui, siciliano made in Messina, faccia da italiano, italiano vero, naso da squalo, e quell’indole da meridionale “affamato”, ovvero di uno che non teme la fatica. E glielo leggi negli occhi, l’orgoglio che lo fa lottare, sempre, a ogni metro e a ogni colpo di pedale. Tutto orgoglio e gambe. Vincenzo Nibali ribalta gli schemi, le previsioni e la classifica. Nel gelo, sì : «In queste giornate di pioggia e freddo, riesco a dare il 110 per cento». C’è già la crème delle sale stampa, una schiera di alti prelati della cronaca che sbrodolerà paragoni scontati, ingenerosi, cretini… Perché, oggi, non siamo più capaci di costruire un personaggio sportivo, un campione, semplicemente osservandolo, magari in silenzio, cercando di coglierne i tratti profondi, essenziali: in sintesi, la sua persona. Oggi, bisogna per forza paragonare ogni ciclista a qualcuno del passato. E vai di piagnistei nostalgici… Cycle!adora il passato, il ciclismo e i campioni in bianco e nero, ma ogni corridore vive nel suo tempo. Nibali è semplicemente Nibali: una miniera di spunti, sia caratteriali, sia fisici, sia tecnici, tutti da raccontare, che ispirano letteratura sportiva.

Per esaltare Nibali, gli organizzatori della Tirreno-Adriatico, hanno pensato d’inserire una tappa a forma di grande classica, con muri e salite pazzesche: ce n’era una che era una scommessa per la fisica… una rampa al 30%, da ribaltamento. Che ha fatto saltare i robot…

Altri generosi, Purito Rodriguez, Damiano Cunego (tutto il giorno in fuga, un po’ lontano dalla ribalta del finale di corsa, ma ci mette tanta grinta) e Mauro Santambrogio:  Santambrogio, un cognome, una garanzia… Un lombardo che alla Tirreno-Adriatico è una tra le più belle rivelazioni. I grandi nomi te li aspetti, Santambrogio lo metti per anni tra le seconde linee, ma poi lo vedi a lottare con i big… Ha fatto anni, questo corridore, a pedalare sempre con un velo d’insoddisfazione negli occhi. Sempre, tranne che al Giro di Lombardia… del resto, come detto, Santambrogio in Lombardia va a nozze. Ora, qell’alone di tristezza è stato cancellato: vai a capire, cosa scatta nella testa e nei pensieri dei corridori…

E poi c’è Sagan, che non va messo tra i generosi:  altra categoria, da mettere alla voce “fenomeni”. Ma per il bene suo e per la serenità del ciclismo, si dovrebbero segare le dita a chiunque proverà a digitare sui propri computer o smartphone la parola “cannibale” (e qualcuno lo farà). Sagan è Sagan: e nessun altro che è venuto prima e che verrà dopo gli somiglia.

La rievocazione della Contesa del Secchio

La rievocazione della Contesa del Secchio

Sant’Elpidio a Mare, la città della contesa: tra Nibali, Froome Rodriguez, Sagan, Contador, Evans e Santambrogio… che gran bella contesa, quasi affogata sotto la pioggia, piena di brividi e mani che tremavano.

Scherzi del destino, ripensando alla leggenda di Sant’Elpidio a Mare, quando il borgo antico soffriva di penuria d’acqua e le donne s’accapigliavano ogni mattina, al pozzo comunale, per conquistarsi un secchio. Per porre fine a quelle liti, venne indetto un gioco tra le contrade, una sorta di pallacanestro, la Contesa del Secchio.

L’acqua non manca più a Sant’Elpidio e tutti se ne sono accorti. La Tirreno-Adriatico si deciderà in una breve cronometro, a San Benedetto del Tronto: questione di secondi, dettagli, tecnologie. Forse. Oppure, comanderà ancora una volta il cuore.

 

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