Moreno Moser vince la Strade bianche a Siene. Foto La presse

Moreno Moser vince la Strade bianche a Siena. Foto La presse

I tromboni salgono sul pulpito, i tromboni sono quelli che la sanno lunga, e dopo aver ignorato vent’anni di porcherie ciclistiche, ora ti vengono a insegnare l’ennesimo capitolo di questo mestiere e dicono: «Guai a enfatizzare le prestazioni dei ciclisti. Meglio non esaltare ed esaltarsi». Risultato? Un ciclismo ridotto a una manciata di numeri, dati scientifici, misure, tempi, calorie. In sintesi… due palle. Due palle che non servono a riconquistare il pubblico più ampio, quello che non legge le riviste specializzate e si fa un’idea solo con i titolacci da cronaca nera, di certi quotidiani. Incapaci noi giornalisti di trasmettere le emozioni di uno sport in affanno? O incapaci i corridori nell’appassionare un pubblico disorientato e, legittimamente, deluso da molti bari?

Poi vedi due ragazzi di 22 e 23 anni, Moreno Moser e Peter Sagan, giocare con la bici e incendiare la folla, sì, la folla che non si accontenta dell’immagine e del commento uguali per tutti della televisione. Siena ha tremato di emozione e stavolta non per il palio, ma per lo spettacolo ciclistico di due ragazzi della nuova generazione del ciclismo: una generazione che raccoglie un’eredità difficile dai loro predecessori, quella di un ciclismo con la fedina penale sporca. Una generazione che ha il compito di ripulire tutto quanto sporcato da altri. Ma quando vedi Moreno Moser infiammare piazza del Campo, come fai a non esaltarti? Quando vedi Peter Sagan inventarsi numeri da fuoriclasse come a Camaiore pochi giorni fa, ma anche e soprattutto nei grandi traguardi del 2012, al Tour per esempio, come fai a non innamorarti di questo sport? Moreno e Peter, il primo con un cognome pesante, il secondo, diciamolo, sarà il probabile vincitore della prossima Sanremo (non è un azzardo). Hanno in comune, oltre la stessa maglia, anche la gioia di pedalare: questi ragazzi sono strafelici di correre in bici, ci mettono quel colpo di genio che solo i fuoriclasse che si divertono riescono a realizzare.

Divertirsi e divertire: negli occhi di questi giovani, io vedo molto più entusiasmo di molti loro predecessori che vincevano, stravincevano, ma con il sangue bionico. Può bastare il loro sguardo, il loro sorriso di giovani felici di far fatica e il loro divertirsi come garanzia? Ragazzi non tradite, non fatelo davvero. Per il resto, fateci raccontare il ciclismo con l’inchiostro delle  emozioni. Perché le emozioni non sono mai uguali a se stesse, perché le emozioni vengono dal basso e sono fatte di pensieri, parole, odori, colori, rumori. Sempre unici, come quelli che aveva piazza del Campo, il cuore pulsante di Siena, mentre Moreno Moser infiammava la folla in sella alla sua bicicletta. Il resto lasciatelo alla tivù e alla sua dittatura, oppure ai tromboni supertecnici e ai loro numeri freddi, incolori.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.