09032013-IMG_3943di Gino Cervi

Da più di un secolo, Rossignoli a Milano vuol dire bicicletta. Vetrina, negozio e officina in Corso Garibaldi; cortili che si riempiono di gente in occasione delle mostre sulle Biciclette ritrovate, da alcuni anni appuntamento fisso nella settimana del Salone del Mobile: musiche, letture, teatro nella cornice della ciclofficina, delle biciclette dei mestieri, delle foto dei campioni di un tempo. Oggi, a coltivare questa antica e prestigiosa tradizione, c’è Giovanna Rossignoli, una sorridente Madame Vélo. Nella nostra parata di “donne in bicicletta”, a introdurre la Pedalata per LEI, lei non poteva mancare.

Giovanna, nella storia di Rossignoli sei la prima signora che si occupa di biciclette, o altre donne prima di te hanno avuto un ruolo-chiave nella gestione del negozio e del marchio?
«No, non sono la prima “signora” di Rossignoli: i miei genitori hanno iniziato insieme l’avventura delle bici e mia madre è sempre stata una presenza importante, come tutte le donne, dividendosi tra famiglia, di ben cinque figli, e lavoro nel negozio.

Il negozio, appunto. Un luogo quasi mitico, per molti milanesi. Anche per quelli che magari in bici non ci vanno neppure. Quale è il tuo primo ricordo del negozio di famiglia?
«Se chiudo gli occhi mi rivedo bambina con la cartella in spalla, mentre entro in negozio. Allora mi sembrava gigantesco, ma in realtà non era molto diverso da quello di oggi. La mia passione erano i copertoni accatastati vicino ai muri. Tutto era familiare: commessi e meccanici erano come zii, il negozio una propaggine della casa, una specie di famiglia allargata. I legami tra tutti quelli che ci lavoravano erano molto stretti; gli eventi, quelli lieti e quelli meno lieti, venivano condivisi da tutti. Un’altra cosa che mi ha sempre affascinato erano le ruote e in particolare il loro montaggio. In verità ancora oggi mi fermo incantata a guardare le mani del meccanico che si muovevano come una danza. E poi il profumo della gomma, che non mi tolgo più di dosso!»

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E quando hai cominciato a lavorarci?
«A volte le cose incominciano per caso. Anni Settanta, diplomata con le idee un po’ confuse, mia madre si ammala improvvisamente e mi ritrovo a poco a poco a sostituirla. Inizio non certo facile: un padre molto esigente con cui c’era una sola cosa sola da fare: testa bassa e pedalare.

In questi ultimi anni hai visto, diciamo da una posizione privilegiata, Milano cambiare il suo rapporto con la bicicletta.
«Milano sta piano piano lasciando l’automobile per spostarsi in modo più sostenibile, almeno in centro. Ma ha bisogno di una visione più strategica da parte delle istituzioni per favorire questo movimento, che dal basso è molto sentito.»

E come vedi le donne, e in particolare le milanesi in bicicletta?
«Ci sono, e sono sempre più numerose. Le donne che usano la bici tutti i giorni per muoversi, far la spesa, lavorare, portare i figli. Poi ci sono le “sciure” della Milano bene; e le sportive in cerca di mountain bike o bici da corsa. Le bici da donna per la città poi… sembrano camper: cesti, borse, seggiolini. Mancano solo i fornelli.»

Avrai anche molte storie da raccontare, tra le clienti che frequentano il negozio…
«Da Rossignoli passano tantissime storie “rosa” incredibili. Le signore anziane in bici sono le migliori, ti ringraziano con dolci o libri e dispensano perle di saggezza. Come la novantenne arzilla che ogni anni rinnova da noi la tessera di Ciclobby!»

Tu trovi il tempo di pedalare?
«In città uso solo la bici, niente macchina. Vacanze su due ruote ormai da parecchi anni, piccolo bagaglio e via veloce in discesa, un po’ più lenta in salita, guardando, annusando e scoprendo. La mente si libera e la fatica passa subito.»

Insomma, non lo dici solo per interesse: nella bici c’è il nostro futuro?
«La bici È il mezzo del futuro, oltre che del presente.»

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