di Gino Cervi (foto planetfil.net)

Sono molti a sapere che Filippa Lagerback, noto volto televisivo – da nove anni affianca Fabio Fazio in Che tempo che fa – , è una grande amica della bicicletta. Da anni fa da testimonial per Ciclobby, il club di ciclofili milanesi associati alla Fiab e spesso è capitato di vederla pedalare in gruppo in occasione di Bicinfesta e altre manifestazioni a pedali.

bikemi-645x645Eravamo curiosi di sapere dove, quando e come nasce la passione di Filippa per la bici. Siamo andati a chiederglielo.
«Per la bicicletta è stata a lungo una consuetudine, il normale mezzo di trasporto e di comunicazione. Si può dire che sono cresciuta pedalando su una bicicletta. Abitavo a pochi chilometri da Stoccolma e per noi ragazzini andare in bicicletta era la normalità: un modo per andare a scuola, incontrarsi con gli amici, tra i laghi, i sentieri in mezzo ai boschi. Misuravamo il nostro diventare grandi a mano a mano che i nostri genitori ci concedevano di allontanarci da casa in bicicletta. Mi ricordo come una conquista la prima volta che ottenni di uscire dal quartiere…»

Ma in Svezia si pedala tutto l’anno? Certo il clima forse non aiuta…
«Guarda, fosse stato per me, sarei andata in bicicletta anche sulla neve. E l’ho anche fatto. Capitava qualche volta che arrivassi a scuola coi capelli ghiacciati… Non ho mai avuto problemi di cervicale! Un disturbo che, a dire il vero, ho scoperto esistere solo qui in Italia… Comunque, sì, in effette in Svezia, da ottobre a marzo, non è così semplice pedalare. Io ricordo che non vedevo l’ora che che arrivasse la primavera. Anzi, ancora adesso associo il rumore che fanno i sassolini sotto i pneumatici della bici al ritorno della bella stagione.»

Quindi la bicicletta non ti ha mai abbandonato?
«No, a dire il vero, c’è stato un lungo periodo in cui mi sono allontanato da questa pratica. È stato quando ho iniziato a girare il mondo facendo la modella. Lì era difficile coltivare con costanza la passione di pedalare. Ho riscoperto la bicicletta solo da quando sono diventata mamma, nove anni fa.»

Quindi, in qualche modo è stata Milano a farti tornare in sella?
«Sì, sembra un paradosso, vero? In effetti, posso dire che, potendo fare paragoni con un bel po’ di città nel mondo, Milano non è un modello di città-ciclabile. O almeno non lo era certamente fino a qualche tempo fa. Ora le cose stanno cambiando un po’ anche qui. Qualcosa sta succedendo, anche grazie a piccoli esami di coscienza di ciascuno. È da lì che partono i grandi cambiamenti.»

Tu come vivi Milano in bicicletta?
«Be’, anzitutto devo dire che non sono una fanatica. Quando proprio non ne posso fare a meno, uso anche l’auto; anche se in città davvero sono tantissimi i motivi che spingerebbero a fare un uso assai limitato della macchina. Io uso abitualmente la bicicletta per andare al lavoro e fare la spesa, accompagnare mia figlia a scuola e, durante il weekend, per pedalare a spasso nei parchi o nei dintorni della città. E scoprire così che Milano si gusta meglio andando alla velocità di una pedalata.»

È una passione condivisa in famiglia, quella della bicicletta?
«Mia figlia, che ha nove anni, è stata fin da subito abituata a salire su una bici. Prima trasportata da me, ora sulla sua bicicletta. Con il mio compagno è stato un po’ diverso: lui è una delle persone più pigre che io conosca. Eppure sono riuscita alla fine a convincerlo: e adesso anche lui si entusiasma a pedalare con noi durante i weekend. Non l’avrei mai detto!»

E come vedi adesso intorno a te la città che pedala?
«Senz’altro c’è sempre più gente che adopera la bicicletta. Se non altro anche per motivi economici: in momenti di crisi come questi si scoprono nuove abitudini, o si riscoprono abitudini dimenticate. E magari si capisce che non tutte le difficoltà vengono per nuocere. In bicicletta si guadagna tempo e si risparmia denaro; niente più problemi di parcheggio, meno inquinamento. E poi basta buttare tempo e soldi per tenersi in forma: pedalare è meglio che andare a chiudersi in una palestra.»

Lo scorso anno è nato un movimento internazionale che ha avuto grande diffusione sul tema della sicurezza dei ciclisti in strada: #salvaiciclisti. Che cosa pensi dell’argomento?
«Il tema della sicurezza per chi va in bicicletta è molto importante, direi fondamentale. Tutti devono essere sensibilizzati. Anche gli stessi ciclisti sono i primi a dover essere consapevoli che è necessario che la bicicletta sia sicura, per se stessi e per gli altri. Ad esempio, è inconcepibile che non ci si tuteli indossando il casco, o che si giri alla sera senza le luci per farsi vedere… Su questo forse si deve ancora fare molta strada. Chiaramente poi anche il codice della strada deve tutelare tutti, ciclisti, pedoni, e non solo gli automobilisti.»

Tu lavori nel mondo della moda. Come si sposa la bicicletta con questo ambito?
«La bicicletta è un oggetto elegantissimo. Praticamente, da centocinquant’anni, più o meno da quando è stata inventata nella sua versione moderna, è quasi rimasta la stessa nella sua forma essenziale. Quasi un oggetto di design. Quindi io trovo che la bicicletta si sposi benissimo con la moda, con l’eleganza, e in particolar modo con l’eleganza femminile. Ad esempio, a me piace andare in bicicletta coi tacchi e vestita in modo elegante, non necessariamente sportivo. Possiedo tre city bike, ma una me la sono fatta personalizzare. Quando uso la bicicletta è se la indossassi.»

Bene, Filippa, grazie della chiacchierata. Credo che avremo modo di reincontrarci presto. So che hai in serbo una sorpresa per gli amici della bicicletta.
«Sì, sì. A presto. Però lasciamo la sorpresa…»

[nggallery id=58]

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.