di Valerio Migliorini

“Non puoi portare i soldi nella vita eterna, l’ultimo vestito è senza tasche. 
Certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”
da A. Bartali, Bartali, mio padre 

Il signor Giacomo, settant’anni, se ne sta a letto, distratto, forse anche depresso. Diabete, amputazione del 1° dito del piede destro ed ora anche la dialisi. Un susseguirsi di eventi che l’hanno prostrato nel fisico e nel morale. Non ha voglia di parlare e tanto meno di alzarsi.

Allora parla la moglie, una donna curata, vivace e attenta. Racconta le vicissitudini del marito, la perdita quasi totale dell’autonomia. La sua voce è serena, l’inflessione e la “r” … francesi. “Si, confessa la signora Annette, sono di Metz, capitale della Lorena, una città che ha conosciuto la dominazione romana, dei Galli e il saccheggio di Attila”.

Curiosità: “Come vi siete conosciuti? Lei racconta che il marito, grande appassionato di ciclismo fin da ragazzo, era Presidente della Società Ciclistica della sua cittadina lodigiana mentre il padre di lei lo era della città di Metz. Quando le due città fecero il gemellaggio nacquero iniziative e manifestazioni in comune con relativi viaggi e trasferimenti da una città all’altra che portarono alla loro conoscenza e poi al matrimonio. A questo punto Giacomo, che ha ascoltato tutto con attenzione, non riesce più a stare zitto e racconta delle gare fatte da ragazzo, di una carriera agonistica per lui bellissima anche se non molto brillante nei risultati. Poi delle tante gare organizzate come dirigente, e del suo inaspettato fidanzamento con la figlia del Presidente della Società Ciclistica di Metz.

Lodi, la piazza e una bici.

Lodi, la piazza e una bici.

 

Al dottor Santi non sembra vero di poter chiacchierare di ciclismo anche durante l’attività professionale e ancor di più con persone competenti e appassionate come i suoi due interlocutori. E così si sviluppa un interessante excursus sul ciclismo degli ultimi decenni. “Quando ero bambina in Francia si parlava solo di Jacques Anquetil, della sua figura assottigliata e della sua grande classe” dice Annette. “Io invece sono cresciuto con Bartali, mi piaceva il suo carattere sanguigno e il suo linguaggio colorito, oltre a “Quel naso triste come una salita e gli occhi allegri da italiano in gita ” recita con spirito Giacomo.

Interviene il dottor Santi e chiede di chi fosse stato tifoso in tempi più recenti: “Moser – risponde Giacomo con un filo di voce – come Bartali anche lui era un uomo di fondo, un diesel, anche se meno scalatore e più passista. E come Bartali era orgoglioso e sincero, uno che diceva pane al pane e vino al vino”.

Il medico tifava invece Saronni e ancora conserva negli occhi la “fucilata” di Goodwood, quello scatto furioso a 500 metri dal traguardo, su strada in leggera pendenza, che lasciò letteralmente sui pedali tutti gli avversari. Nasce così un divertente siparietto sulla rivalità Moser-Saronni in cui ciascuno cerca di evidenziare le virtù del proprio beniamino e la presunta superiorità sull’avversario.

Ora Giacomo è stanco, chiude gli occhi, vuole riposare. Il dr Santi finisce di leggere la documentazione sanitaria e scrive la sua relazione. Infine si appresta ad uscire. Sull’uscio Annette lo avvicina e con gli occhi quasi lucidi gli sussurra: “A me piaceva Pantani, quando scattava, girava il cappellino e via … anche molti amici francesi impazzivano per lui ”.

Il dottor Santi se ne va pensieroso.

 

fotoIl testo è tratto dal libro di Valerio Migliorini Le pedalate del dottor Santi (Edizioni Arpeggio Libero) che verrà presentato domani, alle ore 18, a Lodi presso le sale della Provincia, in via Fanfulla 14.

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