Andy-Schleck

Di Lorenzo Franzetti

Andy è il più forte, Andy non può sbagliare. Il Tour è nelle sue mani, perché Andy vive per il Tour. Estate 2010, un salto di catena: Andy non voleva perderlo, il Tour. E, invece, gli è scivolato via. Andy è un gentiluomo, è uno leale, Andy è stato preso in giro dal mondo intero, perché sul Tourmalet non ha avuto la cattiveria di lasciarlo sul posto, quel Contador.  Gli ha stretto la mano e basta: a lui la tappa, allo spagnolo la gloria. Perché Contador ha la faccia da bravo ragazzo, da uno che non ti frega, ma poi… Poi è un tribunale a stabilire che la faccia non conta. E la maglia gialla la danno a lui, a Schleck, che ha la faccia da ragazzotto meno brillante e, quindi, si becca le critiche. Sempre e comunque.

Andy è un talento, glielo dicono da molti anni: aveva il  Tour in mano, anche nel 2011. Andy un giorno di luglio del 2011 volava, era un’aquila sul Galibier. Com’era bello Andy con la maglia gialla, altro che faccia poco sveglia: Andy era un guerriero in trionfo, al cospetto di un Contador col fiatone e un Cadel Evans ingobbito. Andy è un talento, gliel’hanno ripetuto anche in quei giorni: ma il Tour l’ha visto sfumare in una cronometro, un’ora di corsa, a Grenoble.  Nella cronometro, sei tu Andy, che sfidi te stesso; sei tu, Andy, che sei nudo davanti al tuo limite, tu e la mente. Eccolo il problema, Andy ha perso. Andy non ha saputo vincere la sfida con la mente. Cadel Evans, invece, era tutto cuore e testa.

Sono passati anni, da quando tutto è cominciato: Andy il mite, Andy il pescatore allegro, il ragazzo sempre sorridente nei boschi del Lussemburgo. Andy non ha più saputo trovare un motivo per sentirsi aquila in bicicletta, come quel giorno sul Galibier: era tutto solo, in mezzo alla gente, quella volta. Era andato in fuga da lontano, aveva vissuto l’emozione dei grandi sull’Izoard. E poi via, più forte di tutti, fino in vetta, a quasi tremila metri. Proprio come un’aquila.

Andy ha perso, ha perso molte volte. E del Galibier, nessuno si è più ricordato: tanto che pure lui si è dimenticato di essere aquila. Andy non fa il corridore, Andy deve essere più serio, Andy deve imparare a concentrarsi, Andy bla bla…

Andy non è più aquila, non va più in salita, non va più in discesa. Ah sì la discesa, c’è quella vecchia storia, una caduta al Giro del Delfinato. Ma nel profondo c’è anche la paura che non l’ha più lasciato da quel giorno in cui vide Wouter Weylandt morire, proprio in discesa. Al Giro d’Itaoia. Quella tragedia ha segnato più di un corridore. Altro che  eroi, corridori come leggende. Andy è un corridore come un uomo.

Questi ciclisti, solo uomini, poca roba: lo deve aver pensato anche quel bell’esempio di onorevole francese, quando si è imbattuto in lui, proprio Andy Schleck, in ascensore, che… o mio dio, era ubriaco. Che scandalo, vero onorevole? Cattivo esempio, mela marcia, questo ciclismo che non ha più eroi. La difficoltà di un uomo è sbandierata ai quattro venti dall’onorevole. Andy era un talento, Andy ha perso un’altra volta. Andy di qua, Andy di là. Andy smentisce e smentirà. “C’è un altro Tour, mi vedrete là”.

C’è il Tour, c’è il talento. Ma c’è anche il problema, quel problema: che non è affatto l’alcol, che non è la poca voglia. Tutte sentenze da pulpiti beceri, quelle. Sentenze vuote, ma pesanti come pietre, mentre il ciclismo degli ipocriti gli volta le spalle. Gli volta le spalle come ha fatto molte volte con altri eroi che hanno avuto la debolezza di dimostrarsi “solo” uomini.

Copyright Hugs

Copyright Hugs

Prima di qualsiasi Tour c’è un problema, c’è il problema, per Andy. Non è l’unico a soffrirne, non è l’unico che sta provando ad uscirne. Nessuno ha il coraggio di parlarne, è un problema o è un male? Ma sì, chissenefrega, bisogna far la vita da corridore e tutto si risolve. Meglio nasconderlo, il problema, tenerlo nell’ombra. Roba da niente, alla prima salita tutto si risolverà. Eppure, a tu per tu con la mente, Andy rimane con le gambe in croce, come impotente, come in quella cronometro di Grenoble, contro Cadel Evans.

Andy era un’aquila, Andy è triste e vede poca luce davanti a sé, Andy ha bisogno di risolvere il suo problema, ora. Ma il ciclismo, quello degli ipocriti, continua a dimostrare di non aver capito niente. Un certo ciclismo se ne frega dei tanti drammi che si sono consumati, un certo ciclismo che, dopo aver fatto danni, si ricicla e fa finta di niente.

Andy, però, ha il diritto di poter non essere un’aquila. Semplicemente un uomo, con la sua tristezza, con un problema da risolvere. Andy ha un fardello che gli impedisce di volare alto. Prima viene l’uomo, però. Poi tutto il resto.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.