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La voglia di una vita quotidiana meno caotica, i rincari della benzina, il desiderio di ecologia stanno alimentando un ritorno della bicicletta, come mezzo di trasporto per andare al lavoro. Una scelta consapevole e responsabile, quella dell’alternativa all’auto, ma non priva di rischi.

Questa è la premessa dell’interrogazione presentata al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, dall’Onorevole Ermete Realacci, esponente del Pd da sempre attento alle tamatiche “verdi”, che nel testo sottolinea come – anche attraverso un’efficace azione di sensibilizzazione e di tutela per quanti scelgono la bicicletta per recarsi a lavoro promossa dalla FIAB-Federazione italiana amici della bicicletta – “l’Inail si è pronunciato nel senso di ritenere che, ai fini dell’«indennizzabilità» dell’infortunio in itinere, l’indagine sul carattere di necessità d’uso della bici sia valida in mancanza di altro mezzo utile e/o solamente nei casi di evento lesivo avvenuto su strade aperte al traffico di veicoli a motore. Perciò vanno quindi tenuti distinti gli incidenti occorsi su piste ciclabili o zone interdette al traffico o misti”.

L’onorevole Realacci auspica che «Una rete di piste ciclabili estesa, percorsi davvero protetti, segnaletica ad hoc, ciclo-parcheggi siano presupposti indispensabili per favorire la mobilità in bicicletta, insieme ad un’adeguata politica di sensibilizzazione all’uso di questo mezzo di trasporto».

In conclusione l’esponente del Pd ha chiesto al Ministro Fornero “se fosse a conoscenza della questione e non ritenesse utile assumere ogni iniziativa di competenza, anche valutando la possibilità di adottare una circolare ministeriale, per dare seguito alla petizione popolare promossa dalla FIAB in cui viene chiesto che l’infortunio occorso al lavoratore che si reca a lavoro in bicicletta sia sempre riconosciuto a prescindere dal luogo in cui esso accade o dalla necessità di utilizzare la bicicletta come solo mezzo di trasporto per recarsi dalla propria abitazione al luogo di lavoro».

Il ministro darà la sua risposta, l’attendiamo: la questione non è nuova, ma è già una notizia che finalmente se ne parli nelle sedi istituzionali. Con quali risultati? Vedremo presto.

 

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