apre

Di Lorenzo Franzetti – Foto di Guido Rubino

Ok Ronnie, portaci una pinta. Di quella chiara, birra chiara di Gent, Tripel Karmeliet . Offre Ronnie Keisse che freme e già sospira per quella magia che si ripete ogni anno, tra marzo e aprile. Brividi di freddo, l’inverno è andato lungo anche nelle Fiandre, ma i muri saranno presto caldissimi, il pavé calcato da migliaia di piedi, migliaia di cuori emozionati, sigarette e scommesse: prima Waregem, poi Harelbeke. Poi si entra nel vivo, Gent-Wevelgem, De Panne, Giro delle Fiandre, SchelderPrijs, Parigi-Roubaix.

1Al De Karper non si raccolgono scommesse, ma Ronnie Keisse serve le birre con la testa già su quelle strade. Vive tra pareti di legno che odorano di cantina. Alle porte di Gent, a due passi dal velodromo, quello stesso velodromo in cui un bel giorno si è fermato e ha fatto pedalare il suo cucciolo, un ragazzino di nome Iljo. «Ho fatto molti anni a girare le Fiandre con il mio camioncino ambulante: vendevo hot dog, hamburger, birra e patatine alle corse ciclistiche e alle gare di ciclocross. Era il mio sogno, a mia madre era sembrato quasi un dispetto, ma io volevo proprio questo», spiega Ronie. Una laurea in ingegneria in tasca, una carriera che avrebbe reso felice papà e mamma: tutto lasciato in bacheca, tutto lasciato alle spalle. «Volevo correre in bici, è sempre stato il mio desiderio fin da bambino, ma non potevo perché i miei genitori non mi lasciavano. Da adulto ho fatto le mie scelte: hamburger e patatine, signori. Per stare sempre vicino al ciclismo».

Si avvicina la Ronde, si avvicina l’evento clou: «Quella non è una corsa qualsiasi: la Ronde è il nostro orgoglio, quello di noi fiamminghi. Un popolo con tanti difetti e, forse, pochissime qualità. Ma quando c’è la Ronde, siamo tutti uniti, tutti raccolto attorno a un evento che è veramente flemish, tutto nostro».

2Ronnie serve birre e patatine al De Karper, ora: era l’antico albergo in cui i pionieri del ciclismo pernottavano. Era l’albergo in cui si rifugiavano i protagonisti della Ronde, molti anni fa, quando la corsa partiva proprio da lì, appena fuori città, e arrivava nel velodromo. «Con la mia famiglia, ho girato le Fiandre per anni e anche il piccolo Iljio mi ha sempre aiutato. Poi un bel giorno sono arrivato al velodromo di Gent, parcheggiato lì fuori, durante la Sei giorni: e da quel giorno non mi sono più fermato. Ho cominciato a frequentare il velodromo, con mio figlio, ho cominciato a seguire i ragazzi, a insegnare loro qualcosa. Ho anche gestito il velodromo per un po’… Per questa ragione, decisi di fermarmi: niente più furgone ambulante, ma un vero e proprio pub. E l’ho cercato vicino al velodromo: il Karper era perfetto».

Nel frattempo il figlioletto Iljio  è diventato grande, è diventato un sei giornista e ne ha vinte parecchie: proprio a Gent, a due passi dal pub. Ronnie gli ha trasmesso tutta la passione possibile, l’ha trasmessa a lui e a un altro ragazzo: si chiamava Wouter Weylandt e, a parlare di lui, oggi proprio ci riesce. Ronnie si ritrova gli occhi gonfi di lacrime, tutte le volte che ci pensa: a Wouter Weylandt, uno di loro, uno che non doveva morire così, in quella discesa maledetta al Giro d’Italia.

4Orgoglio, cuore, lacrime: quanta vita si respira dentro pareti di legno, con appesi cimeli, ricordi di una vita: ogni foto, accende lo sguardo di Ronnie. Ne ha tante, quasi tutte documentano le tante vittorie in pista del figliolo. Che ha corso la Ronde, ma non è mai arrivato davanti: al padre sarebbe preso un colpo, meglio così. «Per la Ronde, c’è Tom, tutti per lui, tutto il paese» Tom è Tom Boonen, naturalmente, «Uno di noi».

E lo scrigno dei ricordi, una volta aperto, non lo richiude più.. Ronnie racconta, Ronnie rivede tutto con il pensiero: tanti anni, tanti Giri delle Fiandre. «Quello più bello, il trionfo di Van Hooydonk, una ventina d’anni fa almeno. Erano gli anni quelli che il Fiandre lo seguivo col furgone: mi piazzavo già alla partenza a Brugge. Facevo in modo di vendere subito il numero di hamburger sufficiente a non fare arrabbiare mia moglie. Appena venduti, chiudevo bottega e mi precipitavo giù, sui muri, in attesa del finale di corsa». Cosa che farà anche quest’anno, anche senza furgone: e la sera, «festa, naturalmente. IL mio pub sarà in festa, perché la Ronde è la nostra festa. E che vinca Tom!». Intanto sfida gli avventori a freccette, per stemperare la tensione.

 

Il resto del racconto di Ronnie Keisse e altri fiamminghi lo trovate pubblicato sul numero 2 di cycle!

 

Le classiche fiamminghe, il calendario:

20 marzo: Dwaars Doors Vlaanderen (Waregem)

22 Marzo: E3 Harelbeke

24 marzo: Gent-Wevelgem

26,27,28 marzo: tre giorni di De Panne

31 marzo: Giro delle Fiandre

3 aprile: SchelderPrijs

7 aprile: Parigi-Roubaix

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.