Paola Scotti sul podio del primo campionato italiano, cinquant'anni fa, con Giuditta Longari e Mary Cressari

Paola Scotti sul podio del primo campionato italiano, cinquant’anni fa, con Giuditta Longari e Mary Cressari

Di Lorenzo Franzetti

La faccia d’angelo di Paola Scotti, quel viso dolce e sfinito, dopo il traguardo: a lei, cycle! vuole dedicare il primo pensiero per l’8 marzo, festa della donna. Un ricordo di una ragazza che con altre coetanee sfidava il mondo dei benpensati  mettendosi in pantaloncini, in bici: come gli uomini. E vinse il primo campionato italiano di ciclismo femminile, il primo campionato ufficiale riconosciuto dalla Federazione ciclistica italiana: a Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza. IL viso d’angelo di Paola Scotti è uno dei simboli di chi ha lottato per diritti.

Come il viso grintoso e tutto pepe di Florinda Parenti, che sprintava gomito a gomito con la bella Paola: Florinda, grinta da vendere. Florinda maschiaccio non lo voleva essere, ma una donna ciclista sì: e veniva dal Belgio, Florinda, per aprire una strada italiana. Pioniera, sì: con orgoglio e coraggio. UN coraggio che, un bel giorno, le costò il posto di lavoro: «Lavoravo come operaia a Piacenza e il mio principale vide il mio nome in un ordine d’arrivo, sulla Gazzetta dello sport. Fui licenziata in tronco: perché le cicliste le considerava una vergogna. Ma io ero orgogliosa di essere ciclista e non mi arresi».

Le pioniere del ciclismo femminile sono emblemi dell’emancipazione femminile in Italia: hanno sfidato davvero la mentalità maschilista e i tabù più beceri. «E quando si andava a correre, si prendevano anche insulti: a volte pesanti, altre volte qualcuno si limitava a gridare “andate a fare la calzetta”» ricorda Elisabetta Maffeis, bergamasca e tra le prime cicliste, negli anni Sessanta.

Con Paola Scotti, Florinda Parenti, Elisabetta Maffeis, un gruppetto di altre coraggiose: dalle sorelle Longari, a Milano, a Maria Cressari, bresciana, da Morena Tartagni, prima italiana a salire su un podio al Mondiale (bronzo a Imola nel 1968) ad Annamaria Santini e altre: tutte a sfidare la morale dell’epoca. Altro che minigonna, negli anni Sessanta, le prime conquiste delle donne sono state proprio in bici. L’8 marzo è anche un giorno dedicato a queste pioniere del ciclismo. Le mamme o addirittura le nonne delle varie Giorgia Bronzini e Noemi Cantele.

Il 10 marzo, al via di cycle!pedalata per Lei sono attese anche loro, quelle che hanno aperto la strada: quando non era affatto facile.

Un ampio servizio sulle prime ragazze sprint, le scandalose ragazze sprint, è pubblicato sul numero 2 di cycle!, in uscita in questi giorni.

 

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