di Claudio Gregori

Coppi era magico. Trasformava anche la pista in forziere. Aveva ruote di seta. Era di un’eleganza mai vista. Il suo gesto era dominato dall’euritmia. Un livello che sarà raggiunto, poi, solo da Jacques Anquetil, che lo aveva preso a modello.

Su pista Coppi conquistò due titoli mondiali nell’inseguimento e il record dell’ora. Fiorì nella pausa tra i Giochi di Berlino del ’36 e quelli di Londra del ’48, nella lunga pausa olimpica. Così non riuscì mai a fregiarsi dell’oro olimpico, che avrebbe meritato. Però regalò lo stesso straordinari gioielli agli amanti della pista.

144 - MGLIE CHIESA - RECORD ORA

Il diamante più bello si accese durante la guerra. Proprio nei giorni in cui Milano venne ferita dalle bombe, il 7 novembre 1942 Coppi migliorò il record dell’ora del francese Maurice Archambaud, che era soprannominato Le Nabot, Il Nano, essendo alto solo 154 centimetri. Dopo numerosi tentativi nell’arco di nove anni – a Vincennes, Algeri e, per 3 volte, al Vigorelli – il 3 novembre 1937, proprio al Vigorelli, aveva coperto 45,840 chilometri.

Archambaud fece il suo record in pace e in condizioni ideali. Coppi, invece, lo tentò in condizioni proibitive. Il 25 giugno si era rotto una clavicola. Poiché la benzina era razionata, non aveva potuto allenarsi dietro motori. Era militare a Tortona, caporale nel 38° reggimento di fanteria della divisione Ravenna, così non poteva allenarsi in libertà, né fare una vita e un’alimentazione da atleta. Il record fu letteralmente inventato.

Milano era sotto choc per il terribile bombardamento del 24 ottobre, quando per 40 minuti era stata crivellata dalle bombe. Gaetano Afeltra, allora giovane cronista del “Corriere della Sera”, ricordando quelle giornate scrisse: «Quando quell’inferno finì, uscimmo fuori e rimanemmo impressionati: era il crepuscolo, il cielo di Milano, da azzurro che era, si era trasformato in un cerchio di fuoco». «Si seppe poi, nelle ore successive, che c’erano stati molti morti. Nei pressi di piazza del Tricolore alcuni cittadini che avevano trovato rifugio nei sotterranei delle Cantine Del Rio andarono incontro a morte orrenda, annegati nel vino usciti dalle botti sventrate…».

La gente pensava a salvare la pelle, non ai primati. Fu un record semiclandestino. L’ora del tentativo fu scelta in base a criteri di sicurezza. La Prefettura sostenne che subito dopo le 13 era minore la probabilità di attacchi aerei. Poiché una bomba su tribune gremite sarebbe stata micidiale, si decise di fare il tentativo alle 14.00, ma la stampa scrisse che avrebbe avuto luogo tra le 15.30 e le 16.30.

Quel giorno, fino alle 10, Milano era avvolta nella nebbia. Coppi aveva sorriso pensando che con la nebbia non ci sarebbero stati attacchi aerei. Ma verso le 11 un pallido sole illuminò la zona del Sempione. A mezzogiorno Cavanna, il massaggiatore cieco, chiese se l’erba fosse umida e si informò del vento. Quando Coppi scese in pista alle 13.45, al Vigorelli c’erano poche persone. Cavanna; il meccanico della Legnano, Ugo Bianchi; Aldo Zambrini, direttore generale della Bianchi; il direttore del velodromo Anteo Carapezzi; Cino Cinelli, il seigiornista Rigoni e il velocista Astolfi; alcune vecchie glorie del ciclismo su pista di inizio secolo, il grande Francesco Verri e il pavese Bolzoni, che era stato più volte primatista italiano dell’ora; il capo dei cronometristi Ferruccio Massara; il commissario di gara Angelo Cattaneo. Con Rodoni, Gelpi e Severgnini, in rappresentanza della federazione, c’erano anche Pavesi e Della Torre, direttore sportivo e patron della Legnano, Emilio Colombo, delegato milanese del Coni, oltre a Fiorenzo Magni, che covava il sogno di un assalto al primato, e ai giornalisti.

Coppi indossava calzoncini e la maglia verdeoliva della Legnano di lana, scarpette scalcagnate, casco a strisce, una bici del peso di 7 chili e mezzo, con tubolari da 110 grammi davanti e 120 dietro. Come rapporto scelse il 52×15, che sviluppava 7,38 metri per pedalata. Era sostenuto da Giovanni Cuniolo, campione tortonese dei primi anni del Novecento e primo recordman italiano dell’ora.

Coppi partì alle 14.12. Fu a lungo in svantaggio: dopo 15 km era sotto di 5”20. Alla mezz’ora aveva percorso 22,940 km contro 23,007 del francese. Il successo del tentativo fu sempre in bilico, ma alla fine Coppi riuscì a percorrere 31 metri più di Archambaud, portando il primato a 45,871.

Nel 1948 il Vigorelli fu rimisurato e i primati di Archambaud e Coppi ritoccati: 45,767 per il francese, 45,798 per Coppi. Nel segreto del cuore Coppi, consigliato dal suo mentore Cuniolo, pensava di poter evitare la guerra grazie a quel record. Invece poche settimane dopo partì per l’Africa. Il 13 aprile 1943 venne fatto prigioniero a Capo Bon. Sulla pelle gli venne posto il marchio PW, prisoner of war. Per due anni smise di volare in bicicletta.

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Il testo è tratto da Fausto Coppi. Gli anni, le strade, a cura di Gianni Rossi, con una prefazione di Giampaolo Ormezzano, Bolis Edizioni, Azzano San Paolo 2009 (144 pagine, 15 euro).

cover coppi

 

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