aperturadi Lorenzo Franzetti

Sven Nys ha trionfato sotto la neve del Kentucky e, indossando la sua seconda maglia iridata ha detto: «Ora la mia carriera è completa». Il “cannibale” del ciclocross pensa ora a un altro futuro: a 36 anni (ne compirà 37 a giugno) e una carriera professionistica durata 15 stagioni. Non smetterà subito, ma il campione ora vuole dedicarsi a trasmettere la sua arte: insegnare il ciclocross ai giovani. Da pochi mesi ha aperto un suo vero e proprio Cycling center, a Baal, nel villaggio dove risiede: per i ragazzi che vogliono avvicinarsi a questo splendido sport e alla mountainbike.

Ciclocross: in principio, per Sven, fu solo il ciclocross, che in Belgio è quasi una religione. Poi, in cerca di nuove sfide, Nys ha provato anche la mountainbike, in sella alla quale ha disputato anche due Olimpiadi, a Pechino (2008) e a Londra (2013).

Nella massima categoria, Nys ha debuttato nel 1998, con la maglia della Rabobank e in sella una Colnago. A quei tempi, la maglia iridata era sulle spalle di Daniele Pontoni, l’ultimo grande interprete italiano del ciclocross. Dopo aver vinto tutto o quasi nelle categorie giovanili, ha iniziato il suo dominio tra i professionisti. In pochi sono stati capaci di contendergli la leadership in questo sport: nei primi anni di carriera, si è misurato con il nostro Pontoni a fine carriera, ma restano nella memoria soprattutto le sue sfide con i connazionali Mario De Clerq, Bart Wellens ed Erwik Vervecken. In epoche più recenti, ha tenuto testa alla grande ai fuoriclasse della nuova generazione, il ceco Zdenek Stybar e il connazionale (e vicino di casa) Niels Albert.  La prima maglia iridata la conquistò in Germania, nel 2005, sull’impegnativo circuito di Sankt Wendel: tuttavia, per Nys, il Mondiale è sempre stata una gara “stregata”. Quasi sempre, il dominatore dell’intera stagione, tra Coppa del mondo e Superprestige, arrivava al Mondiale e falliva. Il suo palmarès ora è davvero unico: due maglie iridate, sette coppe del mondo, otto titoli di campione belga, undici Superprestige. Le sue vittorie in carriera, quasi impossibili da contare. Ama la cucina italiana e stravede per il figlioletto Thibault che già sgomma e pedala sui prati, con la voglia d’imitarlo.

Il suo trionfo iridato a Louisville ha regalato un’altra festa, un’altra notte di birra e rock ‘n’ roll nei pub fiamminghi. Un milione di brindisi alla sua salute per scaldare un sabato sera davvero speciale per le Fiandre.

Foto: gentile concessione Sven Nys.com

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