aperturadi Guido P. Rubino (foto GR)

Stefano e Sena sono due facce da bicicletta speciali. Lui ex corridore, di cognome fa Boggia e andava mica male nel ciclocross, ne ha vinte diverse di gare, anche da professionista. Tanto che ora ha pure ripreso, “ma poco” tiene a precisare e da amatore e senza quasi allenarsi «E ho pure vinto, ma vado piano. Solo che sul terreno difficile gli prendevo bei secondi a ogni discesa e alla fine non sono più riusciti a prendermi. Ma in salita, che fatica ragazzi…»

Lei di cognome fa Daccordi, è la figlia di Luigi, nipote di Giuseppe. Una discendenza che si perpetua e prosegue. In un’azienda artigiana di biciclette una figlia femmina potrebbe essere un disastro, la fine di un marchio. Spesso neanche i figli maschi hanno voglia di sporcarsi le mani con cannello e saldature. Ma a San Minato Basso, vicino Pisa, le cose vanno diversamente. Sena ha gli occhi dolci, un sorriso gentile e le unghie curate, si è presa pure una laurea in giurisprudenza, ma vuoi mettere la bicicletta?

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Sena e Luigi, padre e figlia alle prese con un telaio

Il pezzo di carta è stato più per una soddisfazione di mamma e papà e poi via a seguire la passione. In azienda si occupa di amministrazione ma è pronta a rimboccarsi le maniche.
Potrebbe parlarvi per ore di telai, acciaio, alluminio, carbonio e saldature. E ne sa sicuramente più di tanti.
E parla pure di verniciatura. Saprebbe dove mettere le mani se qualche operaio si dovesse assentare.

Stefano segue il negozio ma anche un sito di vendite on line (www.stefanoboggia.it) che cresce sempre di più. Si diverte con le 01022013-IMG_7588bici vintage al punto che ha acquistato un vecchio modello svizzero (con tanto di targa), se l’è risistemata e ci va in giro. E se c’è da trasportare qualcosa ci attacca il carrellino “che due casse di birra ci stanno comode”. Magari lo vedremo anche all’Eroica pure se non sui 205 chilometri (come ha fatto dignitosamente nel 2012).

Daccordi produce più di 500 telai l’anno “ma qualche anno fa erano tremila!”. Segno della crisi, inevitabile, ma anche qui il rilancio è sull’acciaio. «È il 20 per cento della produzione e lo lavoriamo artigianalmente, dalla scelta dei tubi alla verniciatura.

«Guarda questo telaio. Quanto c’è voluto per farlo: è per un cinese e l’ha voluto da 26”. Sembra quello di un ragazzino». E in effetti le congiunzioni del tubo sterzo sono praticamente unite.

01022013-IMG_7576“Noi facciamo telai per tutti”, e intanto la passione prosegue. Stefano e Sena li abbiamo trovati anche all’Eroica, il loro stand ormai è un punto di riferimento nell’angolo del mercatino dei giorni precedenti l’evento. Daccordi è un marchio conosciuto e riconosciuto e non servirebbero neanche le maglie di tutti i colori conquistate in vari Giri d’Italia quando si sponsorizzavano i pro’.

Ma la foto più grande è dedicata a Van Der Velde. Quel belga mattacchione che pensò di affrontare il Gavia dell’88 a maniche corte e pantaloncini, in sella a una bici Daccordi. La sua maglia ciclamino divenne bianca di neve e giù per la discesa sparì letteralmente: si era rifugiato in un’abitazione privata per scaldarsi, mez01022013-IMG_7724zo assiderato com’era. Ci misero un po’ a rintracciarlo.

«E io quel giorno ci stavo rimanendo così male – racconta Sena – che mio padre se lo passò tutto davanti alla televisione. Avevo otto anni ed era la mia Prima Comunione, ma ti pare? Ci ho messo un po’ a capire, ma oggi farei come lui».

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