Fausto Coppi in una scena del film "Totò al Giro d'Italia"

Fausto Coppi in una scena del film “Totò al Giro d’Italia”

Quando uno sport è popolare, ispira scrittori e registi, ma anche comici e imitatori. Ridere e far ridere col ciclismo non è affatto facile. Rappresentare uno sport di fatica nel mondo dello spettacolo e del cabaret cercando di enfatizzare gli aspetti comici è un’operazione che richiede competenza.

Ma chi fu il primo ad “utilizzare” il ciclismo in un suo spettacolo?
In Italia fu  un signore di Roma, chiamato Er Sor Capanna nei primi anni del Novecento , alias Pietro Capanna senza dubbio il più famoso cantastorie di sempre, ispiratore poi del vulcanico Ettore Petrolini.
Questo signore nel suo canovaccio, cantava le gesta del vincitore del Giro del 1914 Alfonso Calzorari, chiamandolo A Calzolà, e lo descriveva come una specie di stregone masochista, poiché quell’anno dovette combattere contro i vari tentativi di sabotaggio e contro la durezza di un Giro estenuante, a causa di un percorso durissimo e reso più difficile dal maltempo.
Bisognerà, però, attendere fino al 1948 per vedere al cinema un film comico sul ciclismo. La bicicletta in quel periodo stava vivendo il massimo della popolarità, l’Italia era divisa tra Coppiani e Bartaliani: fu Totò a metterli d’accordo, nel film “Totò al Giro d’Italia”
La trama è semplice quanto geniale, Totò interpreta un professore chiamato come membro di giuria in un concorso di bellezza, qui s’innamora di Doriana che però lo scanzona dicendogli che l’avrebbe sposato solo se avesse vinto il giro D’Italia, così Totò vende l’anima al Diavolo per poter raggiungere il suo scopo, quello di sposare la ragazza.
Il professore si ritrova iscritto al giro e naturalmente vince tutte le tappe, battendo i vari Coppi, Magni, Bartali, Bobet  che fanno parte del prestigioso cast.

Sor Capanna

Sor Capanna

Il protagonista però scopre che nel contratto col diavolo c’è la clausola di morte che sarebbe avvenuta immediatamente dopo aver vinto il Giro e sposato Doriana, allora cominciano le varie peripezie del principe della risata per riuscire a cadere o quanto meno per perdere il Giro e salvarsi così la vita. Totò si salverà solo con l’aiuto della madre che ne avrebbe saputa una più del diavolo.
Ad un certo punto del film tutti i ciclisti si chiedevano come facesse quel professore ad andare così forte, quale fosse il suo segreto, ed avendolo visto alle prese con un sigaro, alla partenza della tappa successiva cominciarono tutti a fumare, e nella scena si vedono Coppi, Bartali, Magni e Cottur con un enormi sigari toscani accesi.
Intanto alla radio si ascoltava “Giringiro”, una trasmissione serale nella quale due improbabili coatti romani, interpretati da Mario Riva e Riccardo Billi, avevano deciso di partecipare al Giro come unici rappresentanti della capitale.
Appena nata la televisione comparve sulla scena un curioso personaggio: la trasmissione era “Un,Due,Tre” e vi era un giovane Ugo Tognazzi che interpretava “Gregorio il gregario”, dal 54 al 59.
Gregorio era un ciclista che aveva la voce roca di Bartali, ma la cadenza veneta di Dino Zandegù: spopolano gli stratagemmi che inventa ogni giorno per faticare meno e raggiungere il traguardo senza sfiancarsi.

Ugo Tognazzi al Processo alla tappa

Ugo Tognazzi al Processo alla tappa

Anche Raimondo Vianello, qualche anno dopo, in “Tante Scuse” impersonava il Birocci, un ciclista toscano alle prese con il muro di Falango che affrontava con un 54/12.
Qualche anno dopo, il grande Raimondo lo ritroviamo nei panni del Ciulli, anch’egli toscano alle prese con intervistatori invasati dall’enfasi dell’arrivo di tappa e poco attenti alle parole del perplesso intervistato… macchiette che hanno fatto storia.
Nei primi anni Ottanta poi troviamo uno scanzonato Oreste Lionello che nella trasmissione “Al Paradise” del 1983, se ne esce ad ogni puntata con una fiammante Colnago Mexico, vestito di tutto punto dicendo: «Ch’è passato il giro d’Italia?», interpretando un personaggio divertentissimo ma perennemente in ritardo.
Più vicino ai giorni nostri, troviamo un Teo Teocoli alle prese con l’imitazione di uno stralunato Miguel Indurain a “Mai dire goal” forse l’ultima preziosa pillola incastrata in un programma satirico che, però, parlava di calcio.
Il ciclismo in questi ultimi tempi è stato maltrattato dall’opinione pubblica, da molti addetti ai lavori e dai ciclisti stessi: tornerà ancora il tempo come quando ci si divertiva a prendersi in giro allegramente? Per ora sorridiamo con questi ricordi.

Teo Teocoli nei panni di Indurain, con Chiappucci

Teo Teocoli nei panni di Indurain, con Chiappucci

 

 

 

 

 

 

Raimondo Vianello, nei panni del Ciulli:

 

Paolo Villaggio, protagonista di una parodia celebre parodia del ciclismo, in Fantozzi:

http://www.youtube.com/watch?v=–2cQSxFztc

 

Renato Pozzatto sfida Massimo Boldi in “Di che segno sei”:

http://www.youtube.com/watch?v=iGTVSyLwkyw