La sala stampa al Tour de France: mille giornalisti davanti alla tv

La sala stampa al Tour de France: mille giornalisti davanti alla tv

E se invece di raccontare il Tour (il Tour pensa che fortuna che ha lui, “inviato” al Tour de France) con la pancia piena e il vino buono a pranzo e a cena… E se invece di rimanere rintanato in sala stampa con l’unico risultato che la cronaca della corsa è quella della tv (che vediamo tutti) e l’aulica è per lo più
enogastronomica, raramente ciclistica…

Forse anche molti giornalisti che oggi salgono sul pulpito, si potrebbero accorgere che i santi Bartali – martiri della fatica a pane e sacrifici (integratori, nutrizione, allenamento, cura ,tecnica) – ci sono già. Basta seguirla, la corsa. E andare a fare qualche intervista (non scoop), magari ai massaggi. Come facevano i Raschi, i Fossati, i Facetti, i Rota… (E come fa ancora Pastonesi, ma anche Franzetti se lo mandano). Ma è chiedere troppo a quelli che del ciclismo si cibano. Come cannibali, purtroppo.

4 Responses

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    Franz

    Non sono d’accordo. Mura – perché è di Mura che si parla, anche se fuori stagione – racconta così il Tour ed è giusto che lo faccia con le sue corde di cui è maestro. L’analisi tecnica, le interviste ai massaggi dovrebbero essere di un secondo inviato. Il Tour di Mura è una delle poche cose che mi spinge, oggi, a cercare un determinato articolo su un determinato giornale.

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    Mario Brovelli

    La questione è delicata. Mura è un maestro che, tra l’altro, è vicino a cycle!… Più che sul piano personale, che riguarda nello specifico un suo giudizio espresso di Repubblica in questi giorni, la questione investe un’intera categoria… perché il ciclismo è davvero lo sport più vicino alla gente, con il contatto umano e fisico più evidente…E se l’immagine in cui versa il ciclismo (frutto del suo passato) è anche questa, è giusto che chi ha fatto e fa il giornalista si autoassolva? Tutta questa solerzia nello scovare ciclisti dopati, dov’era a suo tempo?

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  3. gino cervi
    gino cervi

    Mah, da quando c’è il ciclismo c’è ‘sta diatriba tra chi fa la cronaca della corsa e chi la racconta. A suo modo Mura Le Sanglier – anche se il suo storico soprannome da suiveur lo dipinge con un altro araldo animalesco: le gros canard, l’Anidùn, in milanese… – lo fa, e spesso è più divertente leggere di cru e di fromages affinés che di Peyresourde o di Puy de Dome.

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    gianni

    Penso che i giornalisti ci siano, ognuno con le sue caratteristiche. Il grande problema sono i giornali. Sono i giornali che danno sempre meno spazio al ciclismo alla faccia di tutti gli appassionati. Andate a vedere i titoli di prima pagina della Gazzetta negli anni ’50: il ciclismo batteva il calcio.
    Gianni Bertoli

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