Foto di Nicola Ianuale

Foto di Nicola Ianuale

Di Lorenzo Franzetti

Noemi Cantele, una bambina che voleva sentire il vento in faccia. E per questo pedalava, ogni giorno sempre più forte. Una passione sbocciata guardando il fratello Adriano e il papà Peppo: «La voglio anch’io la bici da corsa». Perché con la bici da corsa la Valceresio sembrava più piccola, il vento più forte. Una carriera iniziata così, con le prime imprese: «Il tappone di Noemi bambina era il giro del Lago di Lugano, sempre con mio papà». Una bambina e una biciclettina si specchiavano nel lago, assieme alle casette e al campanile di Ponte Tresa, e via verso l’impresa, nonostante le rotaie, l’insidia di tutti i ciclisti che passavano di lì e, inesorabilmente, lasciavano sul confine italo-svizzero un po’ di se stessi: chi un dente, chi qualche pezzetto di bici, chi semplicemente un brandello di maglietta… Ma si doveva proseguire, pedalare e guardare avanti: «Sempre». Fin sulle rampe panoramiche di Ardena, fino alle prime gare, all’ombra dei boschi del Varesotto.

Noemi Cantele pedala ormai da molti anni, corre dal ‘93: la bambina è cresciuta, a suon di vittorie e tantissimi piazzamenti, qualche delusione e molti progetti. Per oggi e per domani. Una laurea in economia in tasca, ma tanti giri di pedale ancora da fare: dal Qatar al Salvador, dall’Olanda all’amata Valcuvia, il cuore del ciclismo varesino e varesotto. «I progetti ci sono, ho anche ricominciato a studiare: ma la mia vera scuola di vita è stata lo sport, il ciclismo. Impari ad apprezzare certi valori, il sacrificio e la fatica, le emozioni conquistate con le proprie forze, le amicizia. Insomma, anche nella vita normale, quel che mi ha insegnato il ciclismo, mi tornerà utile». Noemi Cantele e i valori da difendere: in bici e, ora, persino come consigliere della Federciclismo e, poi, nella vita di tutti giorni. Ha appena terminato di leggere un libro, Noemi: «S’intitola “Avanti tutta”, di Simone Perotti». È la storia di un manager di successo che, a un certo punto della sua vita, decide di cambiare tutto, di ricominciare da zero con una scelta drastica, in linea con i valori più autentici… «Quel che ci vorrebbe per il ciclismo… Meno attenzione ai watt e più ai valori umani, alla sua cultura, all’importanza delle persone».

Foto di Nicola Ianuale

Foto di Nicola Ianuale

Una bambina diventata donna, molto spesso con una maglia azzurra addosso, protagonista di tanti successi e, soprattutto, esemplari: le ragazze della Nazionale, le ragazze allenate da Dino Salvoldi sono l’immagine più bella che il ciclismo italiano ha saputo offrire in questi anni. L’immagine più bella e la meno valorizzata. Noemi non polemizza, incassa e reagisce con grinta: «Nel mio ruolo in federazione, voglio portare portare avanti il mio impegno a favore dei diritti delle atlete». Atlete che vivono di sport, 24 ore su 24, ma che in Italia, per legge, non sono considerate professioniste: gli uomini sì, le donne no. La parità dei sessi, nel ciclismo, è ancora un miraggio…

Donne e diritti, Noemi Cantele si batte in bici e nella vita per questo: «Per conquistare qualcosa che, magari, non sarò io a goderne, ma le atlete di domani». Ed è una ragazza che sa guardare oltre la catena e il pignone… Avanti tutta. Il 10 marzo, quando andrà in scena cycle! pedalata per lei, Noemi sarà in viaggio, di ritorno da una lunga trasferta in America… Ma idealmente, sarà in bici con tutti coloro che vorranno pedalare per la solidarietà: «La pedalata che si svolgerà a Laveno Mombello è una bellissima occasione. Grazie a Mario Minervino e ai suoi collaboratori, grazie a cycle! è possibile vivere una giornata in bici diversa dal solito. Perché la bicicletta è un simbolo di libertà: giusto pedalare tutti insieme, con bambini, famiglie, atleti, per un progetto di solidarietà. Un progetto anche lontano, come quello a favore delle donne dell’Afghanistan, ma la difesa dei diritti delle donne non ha confini o distanze. Ci deve accomunare tutti».

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