La storia di Nàser (si pronuncia con l’accento sulla “a”) è quella di un ragazzo che alla soglia dei trent’anni lascia il suo paese natio in cerca di una vita migliore. Siamo a cavallo tra gli anni ottanta ed i novanta e nel Kosovo l’aria comincia ad essere troppo “calda”, come lo stesso Nàser ci dice con un eufemismo per descrivere come fosse già facilmente presagibile ciò che di li a poco sarebbe accaduto e finito poi sui libri di storia. Le crescenti spinte indipendentiste da parte della popolazione di etnia albanese represse con fermezza da parte della Serbia, ed un paese dilaniato da una sanguinosa guerra interna.

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Nàser raggiunge quindi l’Italia, prima Trieste e poi Firenze, con la speranza di costruirsi una vita. Ma vuoi la poca dimestichezza con la lingua, vuoi la difficoltà di entrare nei meccanismi di un paese che non sempre riesce a dare opportunità a chi ne ha bisogno, Nàser finisce con il frequentare “amicizie sbagliate” e vivere di espedienti, compiendo furti sui treni notturni a lunga percorrenza. Ed è così che per lui si schiudono le porte del carcere di Sollicciano, porte che purtroppo rimarranno aperte per qualche anno in quanto Nàser non riesce a stare lontano dalle cattive amicizie e dai guai e torna altre volte in carcere.

©AlbertoSarrantonio_Naser (10)Una storia, la sua come tante, anche se per Nàser, c’è un lieto fine dietro l’angolo. È il 2004 e la Cooperativa Ulisse, per la quale Nàser ha già avuto modo di lavorare in passato tra un soggiorno in carcere e l’altro, ha un nuovo presidente, Giovanni, il quale trova la chiave di volta per scardinare un’architettura che nella vita di Nàser cominciava ad essere troppo ricorrente, quasi ingombrante. Dentro, fuori, poi di nuovo dentro, senza riuscire ad intravedere una via d’uscita. Giovanni usa parole semplici per toccare corde profonde. “Mi fido di te”, dice, e gli assegna la responsabilità dell’attività di noleggio delle biciclette gestite dalla cooperativa. “Un amico, più che un presidente”, ci confida Nàser con un velo di emozione. Quell’amico che la strada non gli aveva mai regalato.

E per Nàser inizia una seconda vita. Una vita fatta di impegno e dedizione. Di umiltà e ricerca di una stabilità lavorativa ed emotiva, con la prospettiva di recuperare una famiglia perduta che causa le sue vicissitudini personali era ritornata in Kosovo. Senza cadere  nella trappola dell’orgoglio di chi rifiuta una nuova opportunità per paura di provare vergogna nel fare qualcosa di semplice, qualcosa di umile che gli “uomini duri” non fanno.

©AlbertoSarrantonio_Naser (9)Oggi, 8 anni dopo, Nàser è un uomo rinato, un uomo al quale la vita ha concesso una seconda opportunità. Una opportunità fatta di ruote e pedali in quanto dopo l’esperienza col noleggio, Nàser è oggi il responsabile della ciclo-officina di “Piede Libero” che restaura le biciclette trattenute nella depositeria comunale e non riscattate dai legittimi proprietari entro 18 mesi. Un’opportunità fatta anche di piccole sfide quotidiane come quella di capire cosa sia recuperabile da una bici arrugginita  – i tubi sella sono gli avversari più ostici, ci confida Nàser – per restituirla a nuova vita prima di metterla in vendita attraverso il sito www.piedelibero.it a prezzi popolari.

Le bici, una volta arrivate dalla depositeria vengono portate al carcere di Sollicciano nel quadro di un progetto che mira al recupero sociale dei detenuti attraverso il lavoro. Qui i telai vengono riverniciati ed i componenti usurati o difettosi sostituiti con parti funzionanti. Durante l’attività di laboratorio, i detenuti sono assistiti da Marco, uno dei soci fondatori della cooperativa, che tutte le mattine si reca in carcere e lavora insieme a loro. Nàser, infatti, in quanto ex-detenuto non può entrare in carcere. Anche se sarebbe bello ed utile mostrare a chi è ancora dentro il volto sereno e sorridente di chi oggi è fuori e dentro ci tornerebbe soltanto per aiutare chi fuori non può andare.

©AlbertoSarrantonio_Naser (3)Una storia come tante ma a lieto fine dicevamo. Oltre ad essere riuscito a tenersi stabilmente lontano da guai, Nàser si è nel frattempo ricongiunto con i suoi cari e può vivere a pieno l’orgoglio di essere padre di due ragazzi di 22 e 15 anni ed aiutarli a crescere, a coronare i loro sogni, a costruirsi una vita. E ci piace che complice di tutto ciò, in positivo stavolta, sia la bicicletta. Quella bicicletta che, quando da bambino Nàser pedalava su e giù per le strade del suo paese, come tutti i suoi coetanei, mai avrebbe pensato un giorno di ritrovare come compagna (buona) di strada. Una strada in salita quella di Nàser, sin dalla sua partenza dal Kosovo oltre venti anni fa. Un salita piene di insidie, di rampe secche inaspettate, forature e buche. Ostacoli che lui ha saputo domare, curva dopo curva, rialzandosi dopo ogni caduta. Grazie anche alla spinta di Giovanni, che come qualsiasi tifoso innamorato della bicicletta, sa quando è il momento di aiutare l’atleta che arranca in salita. Ed oggi per Nàser la salita è meno dura e lo scollinamento sempre più vicino. Vai Nàser, forza! Dai che è finita! Vai, Nàser vai!!!

 

©AlbertoSarrantonio_Naser (12)La Cooperativa Ulisse è una cooperativa sociale attiva nel campo dell’inserimento lavorativo di soggetti appartenenti alle categorie svantaggiate ai sensi della L.381/91, con particolare attenzione all’area del disagio psichico. La cooperativa opera nelle aree territoriali di Firenze, Prato e Pistoia con interventi di molteplice natura oltre alla riparazione e vendita di biciclette.

Info: www.cooperativaulisse.it

 

Piede Libero nasce da un’idea di Catoni Associati, agenzia di pubblicità fiorentina attenta alle tematiche sociali in collaborazione con la Cooperativa Ulisse. Un marchio per biciclette di recupero realizzate nei laboratori del carcere di Sollicciano. Il tutto con un occhio al design ed agli accostamenti cromatici, per rendere le bici esemplari unici ed inconfondibili.

 Info: www.piedelibero.it

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