Il mio primo libro: pubblicato da Ediciclo, grazie a Lorenza e Vittorio

Il mio primo libro: pubblicato da Ediciclo, grazie a Lorenza e Vittorio

«Prego, accomodatevi, a me basta un pezzettino di panchina.»

«Grazie ragazzo. Lei è la Rosa, io mi chiamo Bruna. Ho visto che il Maserati ti ha fatto l’intervista!»

«Sì, mi ha chiesto da dove arrivo e dove vado».

«Lui era il ciclista del paese, sa? Ha chiuso il negozio, ma lavora ancora nel garage».

Il sole del pomeriggio è il migliore per abbronzarsi e le due signore in età compresa tra i 75 e gli 85 son fisse con gli occhi chiusi verso il sole. E parlano.

«Sì, mi ha detto che lavora ancora. Dopo tanti anni di passione è difficile smettere di lavorare».

“La passione? Eh sì, pagava però. Il fratello è sindaco.”

Si volta un attimo verso di me, apre gli occhi un istante e poi torna al suo sole, come a dire: «Io non so nulla e non ho visto nulla».

«E dove dorme giovanotto?»

“In giro, dove capita.”

«E non ha paura dei beduini?»

«Prego?»

«Sì, gli extracosì, lì. Rosa, com’è che li chiama, i beduini il telegiornale?»

«Extracomunitari»

«Ecco sì, gli extra quella roba lì!»

«Brutta gente, mi dia retta, ci hanno portato via il lavoro, a noi e ai nostri figli, e ci hanno portato anche delle brutte malattie. Come quell’ultima che va di moda adesso, l’AIASC. E se le succede qualcosa di notte, come fa?»

«Ho il cellulare»

«E se glielo rubano?»

Un lungo silenzio, e mentre le signore si rosolano al sole, mi faccio una sigaretta. La Bruna si ricompone un attimo.

«Guardale lì ‘ste beduine, son sempre al passo coi ‘sti delinquenti di bambini, sembra zingari, ma non ce l’hanno una casa? Maleducate, son tutte maleducate, sempre con quel mantello sulla testa, ma che, è modo? Io se vado a casa degli altri non mi vesto mica da carnevale!»

La Rosa resta fissa al sole, con le palpebre abbassate e dice: «Bruna, che ti sei messa l’adesivo sulla dentiera stamattina che non smetti di parlare? Dai, mo a forza di parlare ti viene l’abbronzatura a macchie». Bruna, un po’ irritata, si alza per gettare una cartaccia raccolta nella borsa e si allontana di qualche metro. La Rosi si volta verso di me: «Quando le dico così si abbuia e smette di parlare. Per un po’». Mi strizza l’occhio e torna ad abbronzarsi. Qualche secondo dopo siamo tutti seduti, io faccio una sigaretta, loro sembra che aspettino di essere fucilate. Mi sembra di stare a teatro. Se divento ricco, mi compro un teatro e lo piazzo attorno alla panchina.

Decido di rompere il silenzio, sono troppo divertito dalla situazione: «Il signor Ferrari mi ha detto che continua ad andare in bicicletta e che uno dei suoi sogni sarebbe quello di viaggiare, ma non se la sente di lasciare i nipotini».

Rosi: «Ma il Ferrari non va mica in bicicletta!»

Bruna: «Sta mo zitta, ci andiamo tutti in bicicletta».

Mi rendo conto in un attimo di aver confuso Maserati con Ferrari, e la Bruna, per sollevarmi dall’eventuale imbarazzo, ha trasformato il Ferrari che riguarda loro, esiste per davvero in questo paesino. È un appassionato cicloturista. Potrebbe essere un negoziante, un allevatore o un coltivatore, che in questa bizzarra conversazione si è trasformato in un appassionato sportivo. L’espediente di Bruna consente, se non altro, di proseguire la conversazione che mi appare sempre più irreale.

Rosi: «A proposito del Maserati: uno dei suoi fratelli, anni fa, ha fatto due giri d’Italia. Andavano tutti in bicicletta in famiglia, una delle cognate va tutte le mattine al paese vicino, dove c’è il mercato, a fare la spesa. Tre chilometri ad andare e tre a venire. Erano cinque, i Maserati: uno si è ammazzato un paio d’anni fa. È entrato nel sottopassaggio, quello fuori dal paese e una macchina lo ha preso da davanti. Sì, ma son rimasti in quattro».

Bruna: «Ma che dici? Cosa vuol dire?»

Nel frattempo, l’anziano ciclista, il Maserati, che poco prima mi aveva fatto notare che avevo la catena da ingrassare, si avvicina alla panchina con una bomboletta di lubrificante quasi al termine: «Ecco, olia la catena ogni 300 chilometri, per due o tre volte dovrebbe bastare. Appena esce il tuo libro, lo vado a comprare. Ciao!».

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