rizzitelliDi Lorenzo Franzetti

La grinta è quella dei ciclisti, ma Luisa Rizzitelli la usa soprattutto per difendere i diritti delle donne: cycle! pedala anche per lei, il 10 marzo. E Luisa pedala con cycle!: è lei la prima testimonial della pedalata di Laveno Mombello, organizzata in collaborazione con la Cycling sport promotion di Mario Minervino, il Fai, fondo per l’ambiente italiano e Ippovie padane.

Luisa è un simbolo della donna italiana “doc: grande temperamento, sempre in movimento su e giù dalla penisola, in nome di campagne e impegni. Impegni politici secondo il significato più alto, però: ovvero, per cause giuste, in nome e per conto di tutte le donne.

seSe vuoi intervistare Luisa Rizzitelli la devi inseguire, potrebbe essere un simbolo del Giro d’Italia… «Sono nata in Puglia a Barletta, 43 anni fa, e scherzando dico che vivo in treno. La mia residenza è a Roma, ma sono sempre in giro in particolare tra le Marche e la Lombardia per lavoro».

La bicicletta per te è…«Spensieratezza. La bici è anche odori e profumi, vento in faccia, è un senso di libertà enorme. Poi è anche il sogno di come mi piacerebbe potermi muovere in ogni città, possibilmente senza paura di essere investita».

Difendere diritti sacrosanti, promuovere cause giuste: la Rizzitelli su questo terreno è più forte di Contador. La bici è uno strumento da rivoluzione… «La forza della bicicletta è nello straordinario valore simbolico: è tante cose insieme, una più bella dell’altra. È rispetto della natura, è strumento di benessere fisico e mentale, è il simbolo della semplicità e della libertà. Oggi soprattutto, e possiamo dire che ce n’è anche bisogno, la bici è cultura, è storia e geografia. Ma è architettura, spazio in movimento. Come può non essere un grandioso strumento per parlare di diritti umani? In bicicletta puoi affrontare anche le salite più impervie, figuriamoci le sfide del nostro tempo. Pane e eroismo quotidiano. E speranza».

Ricordi la tua prima bicicletta?

«Ricordo soprattutto la mia prima caduta! Avevo 5 anni, ho obbligato mia mamma a togliere le rotelle. Sono cascata un metro dopo ed ero felicissima!».

La bicicletta, in Italia, è… «Fondamentalmente è ancora soprattutto uno strumento sportivo, simbolo di una disciplina che affascina e innamora: il ciclismo è uno sport antico, ma attuale e nell’attualità – purtroppo – c’è anche il dramma del doping. Ma non è tutto, perché oggi la bici è un mezzo che pian piano acquisisce nelle città, nei paesi, il proprio “diritto di cittadinanza”. La bici è sociale. Mette tutti su…due ruote, per non dire lo stesso piano. Il manager e il contadino. La donna e l’uomo. Il bambino e la persona anziana».

luisaDonne e diritti: anche nello sport, la parità è lontana. Al nuovo presidente del Coni, Giovanni Malagò, hai qualcosa da chiedere?

«Una marea di cose! Una vera e propria “rigenerazione”, come vogliamo fare qui in Lombardia. Regole moderne per lo sport agonistico, ridefinizione della missione del Coni. Impegno al passo coi tempi».

Per una donna, in Italia, correre in bicicletta non può essere un lavoro (almeno secondo la legge): nel senso che non esiste il professionismo, non esiste uno stipendio minimo garantito, non esistono tutele. Le ragazze del ciclismo vincono medaglie a raffica, ma sono ancora ai margini del movimento. Luisa Rizzitelli vorrebbe scattare anche su questo granpremio della montagna e dare del filo da torcere ai “benpensanti” del ciclismo, quelli che ragionano solo al maschile… «Alle donne cicliste dico di farsi sentire con i media e la stampa e di scrivere a tutte le autorità preposte. Questa situazione è inaccettabile e io, insieme con donne come Josefa Idem e Monica Vaillant, abbiamo vinto la battaglia della tutela della maternità nell’ordinamento sportivo proprio grazie ad una vera e propria mobilitazione prima mediatica, poi politica. Sarò sempre al loro fianco con il mio impegno personale perché questa battaglia la sento mia da sempre. Poi ci sono le leggi. Certo: e allora andiamo sul pratico e scriviamo che serve subito rimettere mano alla vetusta legge 91, proprio quella, che è datata 1981!»

Dai diritti delle donne ai diritti di tutti: ovvero al diritto alla sicurezza, a pedalare senza rischiare di morire a causa di automobilisti sbadati o di strade troppo pericolose. Tu hai proposte concrete da promuovere?

«Una su tutte: fare in modo, come accade in paesi virtuosi come l’Olanda, che i nuovi spazi della mobilità urbana vengano concepiti “ab origine” contemplando la mobilità alternativa per chi vuole usare la bici e camminare. Ogni spazio non possiamo ripensarlo, riprogettarlo, smontarlo dopo. Va fatto prima, evitando non solo uno spreco immane di soldi e risorse umane. Ma consentendo sin da subito quell’impostazione innovativa della mobilità che propone non solo le due ruote inquinanti, ma mezzi ecologici. Poi, di cose ce ne sono davvero tante da fare. Io sogno di poterle fare. Tutte.»

cycle! promuove una pedalata il 10 marzo, per tutte le donne e i loro diritti: e, in particolare, per sensibilizzare la gente su un problema apparentemente lontano, la violenza sulle donne afghane (finanziando un progetto di tutela di Action Aid). Può, una pedalata, promuovere una causa così importante?

«Non ci rendiamo conto ancora in pieno della forza dello sport nel suo ruolo di coesione sociale e di strumento di solidarietà. Certo che credo possa  essere efficace e dal canto mio oltre ad aderire e pedalare, farò in modo che tante campionesse vi aiutino a promuovere quest’iniziativa. Sono anche certa che, sfruttando la rete web dove le donne sono attivissime, possiate ricevere un grande aiuto. Guardate cosa è successo al movimento #salvaciclisti e lo dico proprio mettendoci l’hashtag… E ancora un altro illustre esempio, quello di  Se  non ora quando, movimento nato proprio dalla partecipazione spontanea delle donne. E poi mi sento anche molto vicina a questi temi. Se non altro perché sono da  più di 15 anni al fianco di Telefono Rosa… »

Luisa Rizzitelli pedala in testa al gruppo, un gruppo naturalmente di donne: e signori uomini, lasciate perdere, non provocatela con sciocchezze e pregiudizi maschilisti… vi staccherebbe anche sullo Stelvio.

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