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di Guido P. Rubino (foto GPR)

FRIEDRICHSHAFEN (Germania) – Con quel cappellino lì te lo aspetteresti con la canna e le esche appese, poi gli stivaloni e santa pazienza ad aspettare che abbocchi qualcosa. Ma di pesca non ne vuole mica sapere Heinz Obermaier. Lui costruiva ruote per i sulky, avete presente? Le carrozzine da corsa con davanti un cavallo. E ci scherza pure su ma non troppo: «In fondo erano ruote lenticolari, prima dell’invenzione delle ruote lenticolari.

17022013-IMG_8322«Quando sono andato in pensione volevo continuare il mio lavoro, l’idea della ruota chiusa mi piaceva, e col mio socio, avevo pensato di costruire dei dischi copriruote per le bici da donna. Una cosa per la sicurezza, di quelle per non far finire gonne e piedi piccoli dentro ai raggi. Era efficace, ma obiettivamente si trattava di roba brutta. E infatti non ne abbiamo venduti tanti».

La faccia da nonno in pensione non tradisca. Nel 1996 non aveva ancora le idee chiare su cosa fare “da grande”, poi un amico gliel’ha buttata lì: «Perché non provi a fare ruote per bici? Anche se tra leggerezza e robustezza non è uno scherzo, mi sa che non ce la fate a farle».

Heinz, oggi, la racconta divertito, ma allora si arrabbiò parecchio. Quel dubbio lo prese come una sfida e la dolce interprete che ci aiuta a capirlo traduce arrossendo un po’.
L’avventura Lightweight è partita anche da quell’arrabbiatura.

Le lavorazioni più importanti avvengono a porte chiuse. E niente foto.

Le lavorazioni più importanti avvengono a porte chiuse. E niente foto.

Ma soprattutto è nata in un garage di casa Obermaier dove il signor Heinz ha messo su la sua prima officina che più artigianale non si può. Pensate che per fare solidificare le resine dei preimpregnati in carbonio ha utilizzato un vecchio forno casalingo che stava per buttare. «E funzionava tutto alla perfezione, pure i fornelli, che sfruttavamo per far essiccare le parti più piccole».

Nacquero proprio lì le ruote che fecero impazzire i professionisti e sognare chiunque avesse una bicicletta da corsa. Piccola produzione, ma con un’intuizione segreta che ad Heinz Obermaier non estorcerete neppure con la forza. Un segreto così forte ed efficace da potersi adattare alla semplicità di quell’officina artigianale, per poi essere riprodotto, dal 2003, nella sede di CarbonSport, l’azienda cui Obermaier ha venduto Lightweight rimanendone comunque socio.

Oggi di ruote ne fanno decisamente di più di allora: trenta al giorno. E pensare che è roba da tremila e passa euro la coppia, mica per tutti. Ma tutti le vogliono.

Una ruota di un Sulky, lenticolare, ma qui il peso non contava.

Una ruota di un Sulky, lenticolare, ma qui il peso non contava.

Quando ne costruivano solo due al giorno facevano ammattire i professionisti, pronti a fare carte false per averle, pur pagandole a prezzo pieno ché Obermaier non ha mai fatto sconti.

Pensate che quando Cipollini lo venne a sapere riuscì a procurarsi direttamente il numero di casa di Obermaier: «Feci parlare mia nipote che sapeva un po’ di italiano – racconta divertito – e Cipollini restò anche “parecchio stupito” di doverle pagare, ma raggiungemmo comunque l’accordo». Sono quelle ruote che Cipollini fece provare anche a Marco Pantani, di cui Obermaier conserva gelosamente una foto speciale.

«E spesso i corridori facevano anche arrabbiare gli sponsor. Non mostravano il nostro marchio, mettevano gli adesivi con le sponsorizzazioni ufficiali, ma si vedeva che le ruote erano le nostre. Tanto che all’inizio la presi pure a male e forse proprio per questo ho perso l’occasione per un accordo con una grande azienda di ruote del settore. Acqua passata ormai».

Ogni operaio ha la sua cassetta. E qualcuno mangia cioccolata.

Ogni operaio ha la sua cassetta. E qualcuno mangia cioccolata.

Un fiume in piena sotto quel cappello e un mare di aneddoti. Proprio da questi racconti viene fuori un carattere tutt’altro che mite. Anzi, le idee Obermaier le aveva avute chiare sin dall’inizio. Sin da quando aveva sbugiardato gli amici ingegneri che avevano pronosticato una delusione per quelle ruote costruite in modo così insolito. Aria mite e occhio furbo, tanto da fare venire il dubbio che forse non l’ha raccontata tutta. Ma lui sorride. Sa che le sue ruote sono il sogno proibito di molti tanto da affrontare di petto il mercato e i negozi. Chi le vuole ha poco da fare: paga anticipato.

Lightweight è una bella storia di artigianato e imprenditoria che si traduce in tecnologia di altissimo livello. Ma quella ve la racconterà il nostro partner tecnico Cyclinside.com.

Obermeier, Pantani, e le ruote Lightweight.

Obermaier, Pantani, e le ruote Lightweight.

 

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