Foto: gentile concessione www.hermidabike.com

Foto: gentile concessione www.hermidabike.com

Di Lorenzo Franzetti, da Palma de Maiorca

José Hermida, un simbolo della mountainbike, si appresta a iniziare l’ennesima stagione agonistica con lo spirito del ragazzino: è nel suo carattere. Hermida te lo vedi in bici solo col sorriso: impossibile immaginarselo triste… Ma quest’inverno, per la prima volta…«Una stagione difficile perché ho perso amici, più di uno: amici che erano in bici, uccisi non dal destino, ma dagli automobilisti».

Inaki Lejarreta, Burry Stander, campioni noti agli appassionati del fuoristrada, vittime di tragedie simili, giovani vite spezzate da una strada che somiglia a una giungla…«Purtroppo sì, anche se la mountainbike ha pianto anche la scomparsa di un meccanico molto conosciuto nell’ambiente, Erwin Wildhaber, amico di tutti noi. Insomma non è stato un periodo felice».

José Hermida, di origine catalana, ha 34 anni e ha due titoli iridati nel palmarès

José Hermida, di origine catalana, ha 34 anni e ha due titoli iridati nel palmarès

La vita va avanti, Hermida risale in sella e pedalata dopo pedalata prova a tornare il guascone di sempre, anche se… «Anche se la bici merita più rispetto: o meglio, chi va in bici. La sicurezza è sempre più importante ed è giusto che anche noi, che siamo campioni conosciuti o professionisti, ci mobilitiamo per fare tutelare tutti. In Spagna abbiamo le leggi, ma non vengono rispettate: per legge, le auto sono tenute a sorpassare i ciclisti a una distanza minima di un metro e mezzo dalle bici. Ma questo non avviene quasi mai. E da noi i ciclisti hanno diritto di rimanere in strada con la stessa dignità degli altri utenti e persino di andare anche appaiati, per legge, ma il rispetto delle regole non è sempre uguale per tutti».

La Spagna tra i paesi più pericolosi per i ciclisti di recente, a favore di una maggior sicurezza, si sono mobilitati tutti i soggetti istituzionali del mondo della bicicletta, compresi i corridori professionisti (http://www.ciclosfera.com/noticia-ciclismo-urbano-140-necesitamos-ms-inversin-en-infraestructuras-seguridad-y-educacin).

Hermida torna in sella, dunque, e riprova a sorridere: «Il mio ciclismo è allegria, voglio che sia sempre così. La gente vede un ragazzo, che ora è un papà, ma che si diverte in bicicletta».  Il ciclismo, secondo José, è un concetto ancora più profondo: «La bici è uno stile di vita. Per tutti, lo era anche per l’amico Inaki Lejarreta, che non era un casinista come me, era più timido… Se la bici diventa uno stile di vita per molte persone, allora anche rispettare i ciclisti non è più così difficile. Io sono felice della mia vita e sono fortunato di poterlo dire: ho fatto del mio hobby, uno stile quotidiano. E mi sembra giusto, ora, che anche io possa dire qualcosa a favore delle bici».

Senza reclamare chissà quali infrastrutture, Hermida vuole solo il rispetto delle persone e delle regole: «Quando ci fu il divieto di fumo nei locali, sembrava la fine del mondo… e poi la cosa è diventata normale e la gente continua ad andare nei locali pubblici. Idem quando venne introdotto l’obbligo delle cinture in auto… Ora che si prendano anche decisioni drastiche per rispettare le regole sulla strada, a favore dei ciclisti: non sarà la fine del mondo, deve diventare una cosa normale».

José Hermida con Filippo Pozzato, alla convention Merida, organizzata a Palma de Maiorca

José Hermida con Filippo Pozzato, alla convention Merida, organizzata a Palma de Maiorca

 

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