giro74di Alberto Castelli (foto: da internet)

“Eddy Merckx, The greatest show on earth” insieme a “La course en tête” e “A sunday in a hell” sono i film, o meglio i docufilm, come si dice oggi, che meglio rappresentano la grandezza del ciclismo degli anni ‘70.
Lo spezzone è tratto dal primo titolo, quello che narra le vicende del Giro del 1974, vinto dal “Cannibale” con solo 12 secondi su uno strepitoso e giovanissimo Gianbattista Baronchelli.

Siamo durante la 20° tappa, quella che finisce sulle Tre cime di Lavaredo, vinta in solitaria dallo spagnolo in maglia verde (prima volta come simbolo del leader degli scalatori) José Manuel Fuente.
Il ventunenne GB, in maglia Scic, scatta mettendo in seria difficoltà il campione belga che, al traguardo, manterrà per soli 12 secondi il primato sul bergamasco. Lo stesso tempo che gli permetterà di vestire la maglia rosa fino a Milano.
Diretto dal francese Joël Santoni il film è un piccolo gioiello, con una grande fotografia e con l’audio spesso affidato ai rumori della strada.
Oltre agli atleti in bicicletta la vera protagonista è la passione dei tifosi, ben descritta come follìa collettiva.

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