Pippo Pozzato vince il trofeo Laigueglia per la terza volta (foto trofeo Laigueglia)

Pippo Pozzato vince il trofeo Laigueglia per la terza volta (foto trofeo Laigueglia)

Di Lorenzo Franzetti, da Laigueglia

Nessuna smorfia, Filippo il bello si è tradito con il ghigno del più forte, giù in discesa dal Testico, nel mezzo del gruppo giusto, prima d’infilarsi a ruota di Santambrogio: un corridore lo sa, quando è la giornata buona. Filippo Pozzato si è preso gli ultimi raggi di sole a centro gruppo, poi quando il sole è girato in Francia, si è buttato a capofitto nell’ombra della Liguria. E si è preso la volata che voleva, quella che si era ripassato la sera prima, guardando le stelle, sopra la linea dell’orizzonte, sopra le onde argentate di una notte ligure. Notte di vigilia di una stagione importante, troppo importante.

Giù veloce, a spiccare il volo dal trampolino di Capo Mele, a lanciare la bici dentro il vento: Filippo Pozzato ha impugnato la sua storia, ha scritto un’altra pagina che sembra l’inizio di un nuovo capitolo. Si riparte, dunque.

Come ripartì un ragazzotto meno alto e meno bello di Pozzato, cinquant’anni fa: Guido Neri, romagnolo e primo vincitore del Laigueglia, la corsa d’apertura (da tradizione) della stagione ciclistica italiana. Neri, senza soldi e in cerca di un futuro, si riprese in mano la carriera giù dal Testico. Pozzato, bello e ricco, ricomincia da qui.

Dentro al budello di Laigueglia tagliano fette di farinata per vecchietti che svernano e sorseggiano un vermentino, in attesa di corridori di cui non sanno il nome. Laigueglia è storicamente un posto per ciclisti che svernano: una volta i professionisti, oggi i cicloamatori. Tutti a guardare il mare e a respirare primavera, quella che ancora non c’è, ma la si avverte nell’aria: sulla linea dell’orizzonte, c’è l’isola “tartaruga”, Gallinara e il mare degli ultimi pescatori.

pippoA riva, c’è Michele che ogni mattina all’alba aspetta il pescato per i pignuin, il fritto di pescetti, e per la mareata, spaghetti con cozze, vongole e quant’altro. «Non c’è tempo per sbirciare sul traguardo, ma mi ricordo di Merckx e Gimondi. Venivano spesso qui, quelli me li ricordo». Tra gli uomini delle mille rughe, quelli di allora, c’è Marino Vigna che in riviera è un fiume di ricordi: «La seconda edizione la vinsi io. Uscivo fresco dalla Sei giorni di Milano, con la gamba buona… e vinsi in volata in un bel gruppetto, tra i quali c’era anche un certo Anquetil. Bella giornata, come oggi».

Gimondi è venuto anche oggi, per una sgambata: con tanti ex, da Poggiali a Zilioli, da Zanoni e Lanzafame, assieme alle stelle del paracycling, Fabrizio Macchi e gli altri. Le vecchie glorie solleticano i ricordi, a bordo strada, così come la fanfara dei bersaglieri, altro ingrediente che non manca mai nella festa di paese del ciclismo.

La fanfara, i vecchietti che svernano, i giovani dilettanti in calzamaglia che provano a scrutare in lontananza, per intravvedere maglie colorate che scendono da Capo Mele, le donne pazienti e annoiate, che non capiscono cosa sta succedendo, ma sperano di emozionarsi. E dentro al budello si servono altre fette di farinata.

Scene di un tramonto ligure. Pozzato vince e, subito dopo, dice: «Mi sono liberato, avevo un po’ di rabbia da lasciare andare. Ma al traguardo è passato tutto, sì, una liberazione». Dietro a lui Francesco Reda, rimasto a metà della gioia e uno sfinito Mauro Santambrogio.

Filippo il bello torna sereno, ha nel cuore la Sanremo, «ma quella la correrò tra un mese esatto, un’eternità». Pozzato ride al tramonto e il suo volto non è affatto indifferente alle donne di Laigueglia, che ora capiscono un po’ di più del ciclismo, ora che non è più lo sport dei Merckx.

C’è un vecchio proverbio da queste parti: Dai pescaùi d’Arbenga, dai cunsèiei d’Aasce, dai donne de Laigöia “libera me Domine” .Dai pescatori albenganesi di fiume, dall’ingenuità dei consiglieri alassini (che un giorno andarono dagli Albenganesi a pretendere l’isola di Albenga) e dal matriarcato delle donne di Laigueglia ci liberi Iddio. Qualcuno ci crede ancora, ma ora che ha vinto Pozzato, il punto di vista femminile conta. Eccome se conta.

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