La norvegese Gunn-Rita Dahle, 19 stagioni professionistiche nella mtb

La norvegese Gunn-Rita Dahle, 19 stagioni professionistiche nella mtb

Di Lorenzo Franzetti, da Palma de Maiorca

Donna e mamma. Lavora in bici: «Orgogliosa di tutto. Felice». Gunn-Rita Dahle è stata la regina  incontrastata della mountainbike per quasi un decennio. Oggi è una bellissima signora che ancora pedala e vuole vincere: a 39 anni, con un marito e un figlio accanto. Sta per iniziare la sua diciannovesima stagione da professionista: «Diciotto anni, tutti bellissimi, ma con ancora qualche traguardo da mettere nel mirino». Dopo aver vinto Olimpiade, Mondiali, Coppe del mondo, cosa ancora può stimolare un’atleta? «Il mio obiettivo sarà una vittoria in Coppa del mondo, la numero 29 della carriera: a oggi, condivido il record di sempre con la spagnola Marga Fullana, che ha vinto come me 28 gare di Coppa. La ventinovesima sarebbe il top, arriverei al record dei record. Questo è il mio principale obiettivo».

Una norvegese che va in mountainbike e non sugli sci… quasi un’anomalia: «Segno del destino. Non la bici, ma dove sono nata: io sono di Stavenger, l’unica località in Norvegia, credo, dove non nevica mai. Tuttavia, noi norvegesi siamo molto sportivi e il ciclismo, dalle mie parti, è molto praticato. Ho cominciato così, quasi per caso, nel 1995».

Titoli mondiali a raffica, poi la maturazione verso una scelta: «Quella di diventare mamma. La mia più bella vittoria. Oggi, il mio piccolo Bjørnar mi segue ovunque e comincia già a pedalare: vederlo sgambetare sulla mountainbike, mi riempie di gioia».

Da mamma, ha vinto meno, però: «Non è stato facile conciliare un lavoro, quello della ciclistica, con il mio essere mamma. Mai pentita, strafelice sempre, ma non è stato semplice far convivere le due cose. Non bisogna demordere, il compromesso lo si trova e ci sono riuscita. Essere mamma e ciclista è possibile, eccome».

Gunn-Rita Dahle è la prima testimonial della nostra pedalata per i diritti delle donne: «La bici è simbolo di libertà, io ho la possibilità di pedalare e di realizzare me stessa. E so che in molti paesi del mondo la bici è invece uno strumento importantissimo per la sussistenza delle donne, che la utilizzano per andare a lavorare o per spostarsi in luoghi estremamente poveri».

L’atleta norvegese, il 10 marzo non sarà a Laveno Mombello con cycle!, ma pedalerà idealmente con chi lo farà fisicamente, in Italia: «Trovo giusto che ci si ricordi dei diritti delle donne anche pedalando. Si tratta di un gesto semplice, ma efficace e dal grande valore simbolico: viva la bici, viva noi donne».

Cycle! pedalata per Lei, che si svolgerà il 10 marzo, raccoglierà fondi per un progetto di Action Aid in favore dei diritti delle donne dell’Afghanistan: il nostro obiettivo, con il fondamentale supporto organizzativo della Cycling sport promotion di Mario Minervino, è quello di contribuire alla riduzione della violenza contro le donne in Afghanistan favorendone l’accesso alla giustizia, tramite servizi di protezione legale e assistenza sociale.

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