crashUno spunto di riflessione pensando a due amici di cycle!, Alessandro Ballan e Marco Pinotti, che sono alle prese con la convalescenza dopo brutti incidenti. In bocca al lupo, ragazzi, vi aspettiamo di nuovo in bici!

Inizia spesso cosi, una strada fatta migliaia e migliaia di volte, che ormai conosciamo a memoria e che percorriamo con poca attenzione come tutti i santi giorni, ma questa volta è diverso, succede qualcosa, l’imprevisto…la macchina che esce dallo stop senza guardare, il vecchietto sul pandino ai 20 all’ora appena fuori da una curva, un albero che ricordavamo spostato di qualche metro più in là e boom…addio sogni di gloria!

Si, è proprio il caso di dire cosi, nella mente del ciclista, combattente nato, passano infiniti pensieri catastrofici in un attimo e l’automatica reazione di risalire in sella immediatamente per farli svanire il più velocemente possibile…per mantenere intatto il sogno o l’obiettivo che lo stimola ad allenarsi con dedizione.

Quante volte ci sarà successo?!? Non per forza gravi infortuni, anche solo delle banali influenze che  impediscono di allenarsi per qualche giorno diventano per la mente dello sportivo delle batoste pazzesche.

Ho piacere a parlare di questo argomento in questo periodo, in primo luogo perché ultimamente purtroppo ci  sono stati numerosi incidenti importanti a tanti ciclisti (Ballan, Hoogerland, Pinotti…) e quindi molti si stanno trovando in questa situazione angosciante; in secondo luogo perché si stanno concludendo i mesi di preparazione invernale, i mesi durante i quali si fa, come si dice in gergo, la “base” ed i mesi nei  quali la motivazione è sempre molto alta, come le aspettative rispetto alla nuova stagione e quindi uno stop in questo periodo viene vissuto dagli atleti come una grave battuta d’arresto.

Gli atleti lavorano lontano dalle gare, vanno in cerca di luoghi caldi per trovare un clima più mite e fare allenamenti più lunghi, allontanandosi dalle famiglie anche per periodi discretamente prolungati per perseguire il loro obiettivo che non è qualcosa a breve termine e per questo richiede ancora più energia mentale…ci si allena per migliorare, per colmare le proprie lacune ed in generale per fare una stagione migliore rispetto alla precedente, comunque essa sia andata, di successo o fallimentare.

Come detto, di fronte al trauma, la tendenza è quella di negare inizialmente il problema (“non mi son fatto niente”, “è solo un mal di gola”) per non affrontarne le conseguenze, ovvero  il “non essere in tabella”. Inizia quindi un’affannosa rincorsa per recuperare il tempo perso che spesso porta solo ad “allungare la prognosi”. E allora si inizia a tagliare i tempi, ad anticipare la risalita in sella anche se non si è ancora pronti, guariti o riabilitati completamente e ciò può portare all’effetto opposto a quello ricercato.

“bisogna sostare quando è tempo di sostare e procedere quando è tempo di procedere”  I Ching (testo cinese)

Proprio cosi, a volte la soluzione sta in frasi dannatamente semplici! In pratica è importante che l’atleta riesca ad arrivare il prima possibile alla fase di “accettazione” della situazione per quella che è, mantenendo sempre e comunque una buon livello di attivazione, reazione e morale.

In questi momenti difficili è particolarmente importante che l’atleta abbia attorno a sé persone delle quali si fidi e che possano dare i giusti consigli sulla strada da prendere, nonchè persone professionali e preparate con le quali collaborare  nella fase riabilitativa.

Una qualità che il ciclista, moderno come del passato, deve possedere a livello mentale è la massima flessibilità (soprattutto in questi momenti). Vivere in un mondo prevedibile sarebbe bello, ma assolutamente irreale. L’imprevisto è all’ordine del giorno e solo chi riesce a gestirlo con freddezza e a volte, lasciatemelo dire, anche con “leggerezza”, ne uscirà vincitore.

Il corridore estremamente cristallizzato su abitudini maniacali e tabelle troppo restrittive è destinato a soccombere davanti all’imprevedibilità della vita. Con ciò non intendo assolutamente dire che ci si debba svegliare ogni mattina senza sapere cosa si deve fare o senza una programmazione accurata, ma ritengo che le famose tabelle o i piani di lavoro debbano essere considerati come dei paletti entro i quali procedere per seguire la direzione corretta con una certa libertà di movimento e non tanto come linee sottili sulle quali è difficile stare in equilibrio e delle quali diventare schiavi.

Il limite delle tabelle è proprio questo: ignorare completamente le tante variabili che possono potenzialmente intervenire e ridurre l’uomo ad una macchina che deve massimamente performare.

In medio stat virtus (Orazio)

#Find your balance#

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