Foto: gentile concessione di Adam Lai

Foto: gentile concessione di Adam Lai

Hello Lance, come si sta dalla parte dei cattivi? Deve essere una brutta sensazione vedere chi ti osannava e copriva,  abbandonare la barca che affonda e accusarti…

No, non voglio parlare della confessione televisiva di Lance Armstrong e non vi dirò mai che i ciclisti sono tutti dopati. Di tutta quella storia, il bubbone che prude e dà fastidio davvero è l’intero sistema che ha permesso e finto di non vedere il bluff di un uomo, prima di tutto un uomo, che aveva sconfitto il cancro e che voleva vincere il Tour de France… Un sistema fatto di tecnici, sponsor, denaro, compagni di squadra, amici, politici e, naturalmente anche di una buona parte di giornalisti: colleghi che ora si autoassolvono dicendo “non avevamo le prove” del doping, senza che si fossero dannati l’anima per cercarle… Stava bene a tutti, quella bella storia (finta) di Lance.

Ma la notizia della settimana non è questa (che c’è di nuovo in un ciclista che confessa il doping?): il fatto che DEVE far discutere e arrabbiare è un altro. E arriva da molto lontano, dalla Corea del Nord: Kim Jong-un, il giovane dittatore di quel paese asiatico, ne ha combinata una delle sue.  Che ha fatto? Ha vietato alle donne di andare in bicicletta. Perché? Perché la bici è contraria alla morale socialista. Kim Jong-un ha reintrodotto una norma già voluta dal padre e poi revocata. E stavolta ha aggiunto qualcosa: alle donne è proibito pedalare e anche salire sul portapacchi della bici.

Il fatto risale al 10 gennaio, ma la notizia è stata diffusa soltanto nei giorni scorsi: è confermato, dunque, che in alcuni paesi del mondo, la bicicletta fa paura. Due ruote e due pedali sono temuti per la loro forza rivoluzionaria pacifica, silenziosa ed economica.

Una donna in bici dà ancora scandalo, nel mondo: e oltre che in Corea del Nord, il divieto è in vigore anche in alcuni paesi islamici come l’Arabia Saudita, l’Indonesia e l’Iran. La bici è ancora “contraria alla morale”: perché esalta la bellezza e, soprattutto, perché è uno strumento di emancipazione, di sviluppo, di riscatto sociale. Un mezzo di trasporto così semplice, sinonimo di movimento lento e a misura di essere umano, ecologico, economico e di grande impatto sulla vita quotidiana e sulla società: fa ancora paura.

E ora, torniamo pure a twittare di cosa ha detto Lance, di cosa ha fatto e di cosa farà. Ma non è quello il ciclismo che interessa a Cycle!. Nella sua intervista televisiva, Armstrong ha detto una cosa: “C’era gente che mi diceva che su 200 ciclisti ce n’erano 5 che non si dopavano, 5 eroi insomma, che avevano ragione”. A me interessano proprio quei 5 (ma sono molti di più), 5 persone per bene, semplicemente normali. Mi interessano e mi occuperò di quiei 5 e di tutti gli uomini, donne, giovani e anziani che in sella a una bicicletta hanno una storia da raccontare.

Una risposta

  1. Avatar
    paolo

    concordo, la notizia molto grave che arriva dalla corea è di quelle che fanno rabbrividire. Però, però ti devo dire una cosa: quello che non sopporto è che le persone che hanno reso possibile questo disastro del doping in buona parte siano ancora lì e magari vengano chiamate ancora a fare da testimonial… o peggio facciano ancora danni ai giovani. Facciamo il possibile perché ai ragazzi arrivi un ciclismo sano e forte. Facciamo il possibile perché queste persone non abbiano più possibilità di fare danni. Cycle dacci una mano.

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