Foto di Nicola Ianuale

Foto di Nicola Ianuale

Di Lorenzo Franzetti

Adesso nessuno gli tolga più le sue bicchierate di Prosecco e le battute di caccia sulle “sue” montagne: Marzio Bruseghin ha appeso la bicicletta al chiodo. La notizia è apparsa su tutti i siti web e fa il giro d’Italia, tra gli appassionati del pedale. Lui, come al solito, ha spento il suo telefonino e si è rifugiato lassù, sopra Vittorio Veneto, nella sua bella fattoria che domina tutta la valle. Ora starà potando le sue viti, certamente, oppure starà premeditando una lunga camminata con i suoi cani. Poco vincente, Marzio, nato gregario, ma con lo spirito del lottatore: per questo, Bruseghin è diventato tra i corridori più popolari di questi anni. Nell’epoca di twitter, del ciclismo scientifico, dei corridori costruiti, ecco un uomo d’altri tempi che si allenava respirando la natura, nella foresta del Cansiglio.

Gregario di molti, sempre pronto a sacrificarsi per gli altri e qualche volta gregario di se stesso: tanto che, meravigliando tutti (ma non chi lo conosceva bene), colse anche un terzo posto al Giro d’Italia, nel 2008. Difficile intervistarlo, per la sua indole schiva, più facile ricevere un suo invito per una bevuta, su a casa sua: tra prosecco e asini, ora si gode la vita dell’ex. E la vita, quella vera, ricomincia da lì. Bruseghin era ed è l’uomo degli asini: “Li allevo perché mi piacciono, perché sono intelligenti”, dice Marzio. E questo suo amore lo ha reso ancor più popolare, grazie anche alla penna del collega Marco Pastonesi, sulle colonne della Gazzetta.

Pane e salame e voglia di vivere nella natura: «La bici è bella per questo, perché te ne puoi andare per ore, per una giornata intera in mezzo alle montagne, con i camosci che ti guardano dalle cime», mi ha rivelato un giorno, quando andai a trovarlo nella sua Vittorio Veneto.

Chiude la carriera, Marzio, ma resterà nel cuore di molti: razza Piave, nato gregario, ma diventato l’eroe degli umili.

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