Foto da www.nothinglikeaustralia.com

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È partito il 20 gennaio da Adelaide il Tour Down Under, un universo a testa in giù per noi tradizionalisti del ciclismo europeo, ma col vantaggio, per i corridori, di pedalare al caldo schivando i malanni dei nostri freddi.

È anche l’effetto della globalizzazione del ciclismo, ormai si corre in tutto il mondo, senza badare al susseguirsi delle stagioni. Ma in termini di globalizzazione l’Australia ha – e qui ci scappa da ridere – una “fama” ben più meritevole di nota e di ragionamento. Il titolo del blog dovrebbe darvi già un piccolo indizio, unito poi al fatto che stiamo parlando della patria dei canguri, la domanda che ci “sorge spontanea” viene subito in mente: ma non è proprio l’Australia il paese che a grandi balzi sta sorpassando i paesi del vecchio continente in quanto a produzione vitivinicola? Si, l’Australia è il sesto paese produttore di vino del mondo, con un consumo pro capite di vino di poco più di 20 litri annui, contro un consumo di birra pari a 83 litri.

Ma come? Siete uno dei maggiori produttori mondiali di vino e vi bevete la birra?
La risposta è si, almeno in parte.
Grossa parte della produzione di vino prodotto viene esportato in paesi come Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna e la Germania. Mercati sottratti ai produttori del Vecchio Continente, un po’ più storici, come Italia, Francia e Spagna.
Bisogna essere onesti e dire che i vini australiani sono buoni e – obtorto collo – ammettere: anche abbastanza pregiati. Sono frutto di strategie commerciali vincenti e di avanzate tecnologie enologiche impiegate in tutte le fasi produttive, dalla vigna alla cantina. La vendemmia e il lavoro in vigna, così come anche i processi di vinificazione, sono interamente meccanizzati.

Avete presente il romanticismo della raccolta manuale delle uve Zibibbo, appoggiate delicatamente ad appassire al tramonto del sole di Pantelleria? O quei vignaioli dalle mani nodose e nere arrampicati sui vigneti terrazzati a picco sul mare nelle Cinque Terre?

Ecco. Non c’entrano niente.

In Australia si ascolta solo la tecnologia. E questo ha sicuramente permesso di raggiungere un ottimo livello qualitativo in poco tempo (ricordiamoci che la prima vendemmia australiana risale appena al 1841). Quindi uno standard di qualità costante, condito da costi ragionevoli (con le dovute eccezioni naturalmente) ed ecco che l’ “ottimo” vino australiano fatto in serie dallo stampino dei vitigni internazionali (quelle uve che se le pianti in Argentina, a Gabicce Mare o ad Abu Dhabi, daranno sempre vini con più o meno le stesse caratteristiche) capita sulle tavole di “raffinati” gourmet americani al posto del nostro Chianti, tanto amato dal loro più noto connazionale, il Dr. Hannibal Lecter (quanta fortuna ha portato quel film al mio amato vino toscano!).

Bisogna dire che – probabilmente ma non è detto – se mangiassi una bella bistecca fumante di canguro o di coccodrillo con contornino tipico di Mushed Potatoes (non vi spaventate: è solo purè), ci abbinerei anche io un bel bicchiere di Shiraz australiano (lo Shiraz non è niente di più di quello che in Francia o in Italia chiamiamo Syrah). Perdonerete, però, la presunzione, se da abbinare ad una fiorentina scelgo un calice di Nobile di Montepulciano o un Nero d’Avola. Perché fintanto che ho la fortuna di vivere in un paese dove il vino si fa con il cuore e non con le macchine, dove i viticoltori hanno le unghie nere di terra e la schiena rotta, dove si spendono soldi e fatica per valorizzare una varietà di uva che si credeva perduta e che dà un vino unico e ineguagliabile, allora preferisco avere la possibilità di scegliere.

Comunque, per tutti quelli che non hanno mai provato un vino australiano, non voglio rovinarvi la sorpresa. Prendete e assaggiatene tutti, tanto all’Esselunga o alla Coop lo trovate e ‘sti sei euro ce li potete spendere. Ma lasciamo l’incontenibile euforia per i vini fatti con lo stampino agli americani, please.

 

Per tenervi infomati su quanto sta accadendo in gara, al Tour Down under, sorseggiando il vostro vino, visitate questo sito:

http://www.tourdownunder.com.au

 

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