burryDi Lorenzo Franzetti

Il doppio volto della bici: meravigliosa e dura. A volte crudele, più della vita: è il destino del ciclismo, quello di essere il palcoscenico di piccoli eroi apparentemente indistruttibili ma, al contrario, maledettamente fragili. E a volte tragici. Oggi è il mondo della mountainbike a piangere la scomparsa di un suo grande interprete: oggi tocca a loro, a quei guasconi un po’ cow boy, capaci di sorridere sempre anche impastati di polvere e fatica. Ma oggi no, oggi tocca a loro versare lacrime, tocca a loro e a tutta la community della bici, che è quella che appartiene a noi di Cycle!

La tragedia è avvenuta in Sudafrica e ha ucciso l’idolo di casa, Burry Stander: 25 anni, nel 2012 secondo in Coppa del mondo quinto all’Olimpiade di Londra, considerato uno dei talenti emergenti della mountainbike mondiale. Oggi, 3 gennaio, Burry pedalava felice in sella alla sua mtb, nei pressi di Shelly beach, località incantevole del Sudafrica: ma un minibus l’ha travolto e ucciso. Sulla strada.

Era un grande campione, Burry: inteso come esempio da imitare. Non solo un top biker del ranking mondiale, ma un pioniere per molti giovanissimi appassionati sudafricani e non solo. Per i veri cultori del Cross country, questa è una perdita enorme. Per chi ama la bici, l’ennesimo dramma su cui riflettere: un’altra pagina difficile da scrivere, un altro ragazzo giovane che se ne va nel modo più inaccettabile. Torneranno a giocare con la bici e a scherzare con la natura, i biker della mtb, e certamente troveranno anche la forza di alzare una birra in suo onore: ma oggi no, oggi quei ragazzi hanno diritto di piangere. Rip Burry.

Foto: gentile concessione di Absa Cape Epic

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