29012013-IMG_3437di Guido Rubino (foto GR)

E se l’attività sportiva giovanile avesse una sua federazione indipendente dalle altre? Una confederazione di sport giovanile!

L’ha buttata lì come una provocazione Alessandro Donati, “uomo antidoping” dello sport azzurro che ha pagato un prezzo pesante per le sue denunce fatte di nomi e cognomi.

Lo abbiamo incontrato alla presentazione del suo secondo libro, Lo Sport del Doping, edito da gruppo Abele e naturale prosecuzione del suo primo lavoro Campioni senza valore uscito e subito fatto sparire nel 1989 perché troppo scomodo (ma se volete leggerlo basta cercare su internet – mettete come chiave “campioni senza valore pdf” per trovare delle fotocopie scansionate che girano su diversi siti – ad esempio qui).

L’introduzione è d’obbligo per presentare un personaggio che ha portato prove e nomi di chi interpreta lo sport nel modo in cui lo sport non è.

Donati non è un provocatore, ha l’aria tranquilla che non ti aspetteresti tanta energia, ma diventa risoluto e preciso quando

Franco Arturi, vice direttore della Gazzetta a presentare la serata. Si è parlato anche del ruolo della stampa

Franco Arturi, vice direttore della Gazzetta a presentare la serata. Si è parlato anche del ruolo della stampa

serve. È un uomo realista e un po’ disilluso, ne ha viste sicuramente tante e quelle che ha raccontato sarebbero sufficienti a far cadere le braccia al più grande degli ottimisti.

Però lui rilancia proprio dai giovani. «Anche perché se si vuole cambiare davvero qualcosa è da lì che si deve ripartire.

«Se ci pensate – prosegue – le federazioni sportive, così come sono impostate, sono delle strutture nate per atleti adulti, che puntano al risultato e, all’inizio, nemmeno erano previste una volta le attività giovanili. Solo negli anni Sessanta hanno iniziato a rivolgersi anche ai giovani. Ma l’impostazione non è cambiata, col risultato di mettere subito i giovani a confronto con i risultati.

«All’inizio lo sport deve essere divertimento e impostarlo diversamente significa correre un rischio di precocizzazione dovuto alle proiezioni che fanno sul giovane i genitori o l’allenatore. Il risultato, in giovani troppo impegnati in attività sportive a senso unico, sono gli abbandoni precoci – Donati si infervora – quale genitore manderebbe un figlio in una scuola elementare dove si insegnasse solo matematica?»

L’idea di una confederazione di sport giovanile, in sostanza, è nel trovare il rispetto del gioco e la voglia di esplorare.

È vero pure che spesso è già impostata così l’attività giovanile, ma quando si entra nel discorso agonistico le cose cambiano. Gli allenatori, invece, secondo Donati, dovrebbero essere solo dei tasselli che servono fare un lavoro di miglioramento dei giovani rispetto a se stessi. Individualmente, non in una sfida agonistica in cui alla fine vinceranno in pochi. E gli altri rischiano inesorabilmente di restare delusi.

29012013-IMG_3425Ritrovare il gusto dello sport per il piacere di fare sport, insomma, che poi è la linea editoriale di Cycle! Pur senza trascurare chi eccelle e con lo sport racconta delle storie. Ma il campione, principalmente, è chi riesce a migliorare se stesso con le proprie forze, la propria volontà.

Il doping è una scorciatoia che, nel migliore dei casi costruisce gente malata e con un’aspettativa di vita drammaticamente bassa (meno di sessant’anni, secondo uno studio francese).

Forse ci vorrebbe qualche Donati in più nello sport italiano e non solo (anche al di fuori del ciclismo), ma forse c’è già, basta dargli spazio. E non è facile. Le sue considerazioni sono preccupanti:

«Se si guardano solo i risultati agonistici si finisce col premiare di più chi bara. Col risultato che poi queste persone hanno più facilità ad accedere a cariche direttive e a blindarsi lì».

Già, lo sport non è solo il risultato assoluto. La cultura di una nazione dovrebbe tenerne conto. Ed è anche per questo che Donati pensa ad una confederazione di sport giovanili. Prima bisogna formare gli uomini. Agli atleti ci si pensa dopo. Ma da una nazione così non potranno che uscirne di forti.

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