stefano

Puntualmente, ogni benedettissimo anno, con l’arrivo della primavera, fioriranno come gemme  dibattiti televisivi e radiofonici sul tema della bicicletta.

Puntuale, apparirà l’attivista Criticalmassificato con la bandiera civica della libertà e della giustizia a snocciolare perle di saggezza e slogan con uno stile per nulla differente da  quello di un attivista che definirei il “testimone del pedale”: linguaggi parificati, concetti semplici come vita amore libertà, idee chiare sulla mobilità sostenibile e tutta una serie di concetti nobili, che nel loro ripetersi di fatto finiscono per  perdere significato. Insomma sentito uno sentiti tutti, o quasi.

La parte buona del  testimone del pedale, “criticalmassificato” è però nobile e buona: ovvero, il desiderio di pace e amore fra gli uomini, che io prosaicamente interpreto come… “voglia di trombare”.

Una sana e consapevole voglia di trombare che ogni primavera ci sprigiona ormoni dalla pelle e farfalle dalla pancia.

La questione è che tanto meno questa consapevolezza si fa  chiara tanto più ognuno si avvicinerà alla propria bandiera. Il testimone del pedale alla sua bibbia e l’attivista Criticalmassificato alla sua fighissima targhetta di metallo con   su scritto NoOil.

Il testimone del pedale arriva circa un quarto d’ora prima al raduno settimanale dei fedeli del NoOil, attende circa un quarto d’ora, sorride generosamente a tutto quello che si muove su due ruote, compreso i carrelli della spesa, certo di essere approdato in una sorta di terra promessa delle due ruote. Un quarto d’ora dopo continua a sorridere, in piazza ci sono sei persone, e la sensazione di aver aderito a una manifestazione non riuscita ancora non lo sfiora. E’ disposto a qualsiasi umiliazione pur di aggiudicarsi la targhetta del NoOil che i cinesi ancora non mettono sulle bancarelle. Continua a sorridere, poi si rivolge a un altro “ciclope” e con voce bassa e circospezione di chi cerca mezzo chilo di cocaina gli chiede:

«Scusa, sai mica dove posso trovare la targa NoOil?»

Il tratto medio dell’attività criticalmassificata si affianca alla figura del ” Testimone del pedale”, una figura ibrida che riunisce in sé scarsa informazione, desiderio di lotta e sesso, che ancora non distingue. Un desiderio non del tutto elaborato di pace e armonia, tutto coronato dalla targhetta  sul culo della bicicletta in cui campeggia prima di tutto un NO seguito da OIL.

Trovo difficile cominciare una rivoluzione d’amore con un NO.

«Ma lo sai che ci sono certi automobilisti che usano la macchia anche solo per fare cento metri?»

Ma uno sarà pure libero di farsi i suoi cento metri in automobile senza vedersi tagliare la strada da uno con l’aureola e il sorriso, uno illuminato dalla certezza di fare  la cosa giusta e buona?

Io non ho la patente, figuriamoci, non amo l’auto, di mestiere riparo biciclette, ma non rinuncio alla tua libertà di andare anche in bagno con la tua automobile.

E  poi tutti giù a bloccare le macchine.

Sì Oil, mettiamo tutti un flaconcino di olio balsamico sotto la sella, e quando  incrociamo gli sguardi e capiamo di piacerci, via a infrattarsi dietro una siepe. Semplifichiamo.

Per anni, abbiamo confuso la lotta politica con il sesso: e questo vale anche per le femminucce. Ognuno si scelga la sua preda d’amore. Ci sarà la pedalatrice a cui piace il pene piccolo, quella che lo vorrà vigoroso, l’altra che non vede l’ora  di farsi esplorare dall’Africa. Il maschietto pedalatore a cui piacciono le pedalatrici depilate, l’altro che adora il pube riccio e folto come la testa di Cocciante.

E poi ognuno della bicicletta ne faccia quel che crede, non dimenticando che la bicicletta è “solo” una bicicletta.

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